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Talenti e sogni: il coraggio di portarli alla luce

Talenti e sogni: il coraggio di portarli alla luce

22 Settembre 2025
Sharon Persico

Ci sono persone che hanno uno sguardo lungo. Visionari che sentono dentro di sé un fuoco, un’intuizione quasi divina, una spinta a desiderare di più dalla vita: più abbondanza, più libertà, più gioia, più verità. Non si accontentano di sopravvivere, sanno che meritano di vivere pienamente.

Eppure, c’è una contraddizione. Perché se da un lato queste anime percepiscono con forza la loro chiamata interiore, dall’altro lato la nostra cultura ci ha insegnato a disimparare. Abbiamo smesso di credere nei sogni, smesso di ricordare che da ciò che sappiamo fare – con le mani, con il cuore, con la voce – possiamo generare ricchezza e abbondanza.

Così molte persone iniziano a impoverirsi, prima mentalmente e poi materialmente. Fanno lavori che consentono appena di sostenere la vita, ma dentro resta fatica, frustrazione, un senso di incompiuto. Mal di testa, stanchezza cronica, la sensazione costante che manchi qualcosa.

E quando chiedi loro: qual è il tuo talento? Cosa sai fare davvero? Il silenzio è quasi sempre la risposta. Non lo sanno. Non riescono più a riconoscere quei doni che Dio, la Vita – chiamala come vuoi – ha posto dentro di loro.


Questa dimenticanza mi brucia dentro, perché io so che il mondo è immenso, e la ricchezza è potenzialmente di tutti. Ma l’abitudine a pensare in piccolo, a vivere nel dubbio, ci ha fatto scordare che il potere di creare è nostro.

C’è una parabola, nel Vecchio Testamento, che parla proprio di questo. La conoscerai forse: Dio dona una medesima quantità di monete a tre uomini umili. (Da notare che nel Vecchio testamento le monete si chiamavano Talenti). Uno li investe e li raddoppia, un altro li fa crescere ancora di più. Il terzo invece, per paura di perdere i suoi Talenti, li sotterra. Quando Dio chiede conto, si rallegra con i primi due, ma si adira con il terzo. L’uomo ha avuto paura di perdere e proprio quella paura ha creato in lui una stasi, un blocco, che Dio non ha potuto tollerare. L’uomo non ha rischiato, non ha fatto crescere il dono ricevuto, ed è rimasto fermo nella sua povertà, letteralmente attaccato alle sue paure e credenze.

Questa parabola è potente perché ci dice una cosa semplice: Dio non è lì ad aspettare perfezione o paure camuffate da buone intenzioni. È lì a spingerci oltre, a incoraggiarci a usare ciò che ci è stato donato (i Talenti) e a prenderci la responsabilità della nostra crescita ed evoluzione.


Per me, essere una mente visionaria significa proprio questo: guardare i propri sogni e riconoscere la possibilità di dar loro forma. Immaginare la propria vita con più qualità, più libertà, più abbondanza e dire: io posso, io voglio, io scelgo di provarci.

Non serve sentirla subito come una certezza assoluta. È un percorso, fatto di piccoli passi. A volte basta un gesto minimo, un’azione che ti avvicina anche solo di un millimetro alla tua visione.

Ma le sfide sono reali: la scarsità di denaro, la difficoltà di rompere schemi mentali che ci tengono legati. È come se una voce interiore ti dicesse sempre che nulla è possibile, che tutto è troppo difficile. In inglese c’è un termine, delusional, che viene usato per chi sogna troppo in grande, come se fosse tutto campato in aria.
Eppure è proprio lì, in quello spazio apparentemente impossibile, che nasce la creazione.

Solo lavorando su noi stessi, sulla mente conscia e inconscia, sulla spiritualità, sul nostro livello di frequenza… possiamo davvero cambiare.
Solo così possiamo allinearci alla realizzazione dei nostri sogni.


E poi c’è un tema che per me è sacro: l’autenticità. Vivere oggi con autenticità significa essere percepiti come strani, diversi, pecore nere. Se non segui le regole della massa, se non percorri la strada già tracciata, vieni etichettato come perdente.

Eppure è proprio lì, nella tua diversità, che abita la tua unicità. È la tua sacralità. È ciò che ti permette di lasciare un’impronta autentica nel mondo, nel tuo business, nei tuoi progetti.

Negli ultimi tempi, parlando con tante donne, ho visto quanto questo sia vero: non sapere quali siano i propri talenti, desiderare più tempo, più libertà, più indipendenza. Non voler più un titolare sopra la testa, ma avere la possibilità di viaggiare, di vivere secondo i propri ritmi, di creare.


Per questo scrivo queste parole: per ricordarti che a volte basta un atto di coraggio. Che il coraggio, dal latino cor, nasce dal cuore. È la forza di chi decide di affrontare le paure, i limiti, le difficoltà, per dare vita a ciò che sente dentro.

Se tu che leggi ti riconosci in questa descrizione e se anche tu senti la scintilla divina, quel bagliore che ti mostra un futuro diverso, ma non sai come portarlo qui, ora… Voglio dirti una cosa: non sei solo.

Io so cosa significa sentirsi impotente, vivere nella scarsità, non avere risposte. Ci sono passata anch’io, per anni. Ho lottato, ho imparato, ho cercato. Dal 2017 studio, mi formo, sperimento. Ho manifestato una casa, del denaro, esperienze inattese. Non è stato facile, ma un passo dopo l’altro ho costruito la mia strada.

E proprio per questo posso aiutarti. Perché so quanto sia lungo e doloroso farlo da soli.


Allora ti lascio questo invito: non aspettare ancora. Non rimandare i tuoi sogni a un futuro indefinito. Non lasciare che restino chiusi in un cassetto. Perché un solo giorno di attesa può diventare un anno perduto.

Segui il cuore. Onora i tuoi talenti. Dai fiducia a quella forza che spinge dentro di te. Non c’è momento giusto, non c’è occasione perfetta. C’è solo questo istante, adesso.

E se non ora, quando?


Con amore la tua coach,
Sharon.