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Amianto in Italia – Storia, rischi e danni per la salute scolastica

L’assassino invisibile nelle scuole: come l’uso dell’amianto ha segnato il passato e mette in pericolo il presente

24 Settembre 2025

Esmeralda Mameli

L’amianto in Italia rappresenta una delle emergenze sanitarie e ambientali più gravi e persistenti del nostro Paese. Lo chiamano “l’assassino invisibile” perché non ha odore, non ha sapore, non è percepibile a occhio nudo, ma le sue fibre, una volta inalate, possono provocare malattie mortali dopo decenni di latenza. Nonostante la messa al bando ufficiale risalga ormai a più di trent’anni fa, l’amianto in Italia è ancora presente in migliaia di edifici pubblici e privati, tra cui scuole, ospedali, strutture sportive e case popolari. Secondo i dati più recenti, su circa 4.800 edifici scolastici contaminati, solo 2.500 sono stati bonificati, lasciando 356.900 studenti e 50.000 tra docenti e personale esposti quotidianamente. Genova con i suoi 154 istituti a rischio, ma anche Milano, Torino e molte altre città italiane, rappresentano la punta di un iceberg che riguarda l’intero territorio nazionale.

Per comprendere appieno la gravità della situazione attuale, è necessario ripercorrere la storia dell’amianto in Italia. Le sue origini nell’uso umano risalgono addirittura all’antichità: già Plinio il Vecchio descriveva un minerale resistente al fuoco, usato per tessuti funebri che non si consumavano durante la cremazione. Nei secoli successivi, l’amianto venne utilizzato in vari modi, persino in medicina, miscelato in unguenti e preparati dentali. Ma è con la rivoluzione industriale che l’amianto Italia diventa protagonista della modernità: un materiale versatile, economico, resistente al calore e agli agenti chimici, capace di isolare, rafforzare e garantire durevolezza a edifici e impianti. Alla fine dell’Ottocento e per tutto il Novecento, milioni di tonnellate di amianto furono estratte, lavorate e trasformate in prodotti di uso quotidiano: lastre e tubi in cemento-amianto, tetti ondulati, coibentazioni termiche, guarnizioni, pavimentazioni, vernici e persino tessuti ignifughi. L’amianto in Italia ha segnato intere generazioni di operai, muratori, ferrovieri, insegnanti e studenti, perché il suo utilizzo si diffuse ovunque, dalle industrie agli ambienti civili.

Un caso emblematico resta quello di Casale Monferrato, dove lo stabilimento Eternit, aperto nel 1907, divenne il simbolo della produzione di cemento-amianto. Per decenni, migliaia di famiglie vissero a stretto contatto con le polveri sottili rilasciate dall’impianto. La tragedia sanitaria che ne derivò, con un’incidenza altissima di mesoteliomi e altre patologie, è oggi uno dei processi più noti a livello mondiale sulla responsabilità industriale. Ma Casale non è stato un caso isolato: in tutta Italia si contarono stabilimenti simili e un uso diffuso in edilizia pubblica e privata. Le scuole costruite negli anni ’60 e ’70 sono ancora oggi uno dei nodi più delicati della questione.

L’amianto in Italia è stato ufficialmente bandito con la Legge 257 del 1992, che ne vietò estrazione, produzione, importazione, esportazione e commercializzazione. La legge non ha cancellato d’incanto l’amianto già installato. I manufatti contenenti amianto non sono stati rimossi, se non in parte, e molti di essi, col passare del tempo, si sono deteriorati. La pericolosità dell’amianto, infatti, non deriva dalla sua presenza in sé, ma dal rilascio di fibre microscopiche che, una volta disperse nell’aria e inalate, si accumulano nei polmoni e nelle membrane pleuriche. È un pericolo silenzioso, che può manifestarsi con gravi conseguenze dopo decenni dall’esposizione iniziale.

Dal punto di vista sanitario, l’amianto in Italia è un killer implacabile. La malattia più strettamente correlata è il mesotelioma pleurico, un tumore raro, ma aggressivo che colpisce le membrane che avvolgono i polmoni. L’asbestosi, una fibrosi polmonare progressiva, è un’altra conseguenza tipica dell’esposizione prolungata. Non mancano poi altre correlazioni con tumori del polmone, della laringe e delle ovaie. La peculiarità drammatica di queste patologie è la lunga latenza: possono trascorrere 30, 40 o addirittura 50 anni prima che una persona sviluppi i sintomi della malattia, rendendo la diagnosi tardiva e il trattamento spesso inefficace. In Italia, ogni anno si stimano circa 7.000 decessi legati a patologie da amianto, un numero che fa comprendere l’impatto devastante di questo materiale.

Le scuole rappresentano oggi uno degli scenari più preoccupanti. Gli studenti, essendo in fase di crescita, hanno una maggiore vulnerabilità: respirano più rapidamente degli adulti, accumulano esposizioni più lunghe nel tempo e rischiano di sviluppare patologie in età adulta a causa della lunga latenza. La presenza di amianto in Italia negli edifici scolastici è dunque una questione di giustizia intergenerazionale: non si può permettere che bambini e insegnanti siano costretti a frequentare ambienti che, pur essendo istituzioni educative, nascondono un pericolo mortale. Eppure, i fondi destinati alle bonifiche procedono a rilento, con tempi incompatibili rispetto alla tutela della salute.

Il problema dell’amianto in Italia non è solo sanitario, ma anche politico ed economico. Bonificare costa, e per decenni si è detto che le risorse non erano sufficienti. Ma la verità è che spesso si è preferito investire altrove: nelle spese militari, in grandi opere non sempre utili, o in settori che non toccano la vita quotidiana delle famiglie italiane. Eppure, cosa c’è di più urgente della salute dei nostri figli? L’amianto in Italia non è un problema che si può rimandare o sottovalutare. Ogni giorno di esposizione aumenta il rischio, ogni anno di ritardo nelle bonifiche compromette il futuro di migliaia di studenti.

Le richieste della società civile e delle associazioni sono chiare: bonifiche immediate, controlli indipendenti, trasparenza nell’uso dei fondi. Occorre una mappa pubblica e aggiornata degli edifici contaminati, un piano nazionale di rimozione e un monitoraggio costante. Non bastano proclami o piani straordinari, serve una volontà politica reale. Anche perché l’amianto in Italia non è un problema del passato, ma una minaccia ancora presente. I suoi effetti, a causa della lunga latenza, continueranno a manifestarsi per decenni, colpendo persone che oggi sono bambini e che domani potrebbero pagare le conseguenze di scelte sbagliate fatte dai loro governi.

L’amianto in Italia è il paradigma di come il progresso industriale, se non accompagnato da consapevolezza e responsabilità, possa trasformarsi in tragedia collettiva. Abbiamo bisogno di guardare in faccia questa realtà e di affrontarla con decisione, senza nasconderla sotto il tappeto. Non si tratta di numeri, ma di vite, vite di studenti, insegnanti, lavoratori e famiglie. Il tempo delle scuse è finito. Serve agire subito, perché la salute non può aspettare, specie se si pensa che ogni giorno trascorso in scuole contaminate è un giorno sottratto al futuro.