Cronaca estera

Sparatoria a Sydney – 20 feriti e un arresto. L’Australia sconvolta da una notte di terrore

Un uomo di 60 anni apre il fuoco per strada a Sydney sparando fino a cento colpi: 20 feriti. Arrestato dopo ore di paura. Escluso il terrorismo.

6 Ottobre 2025

Sergio Angrisano

La sparatoria a Sydney avvenuta nella notte di domenica ha sconvolto la città australiana e l’intero Paese, che non è abituato a episodi di tale violenza. Secondo le prime ricostruzioni della polizia del New South Wales, un uomo di 60 anni ha aperto il fuoco da un appartamento situato nel quartiere di Croydon Park, nell’area ovest di Sydney, sparando tra i cinquanta e i cento colpi contro i veicoli e i passanti in strada. L’uomo, armato di più fucili, avrebbe colpito indiscriminatamente, causando il ferimento di venti persone prima di essere arrestato. Il caos è scoppiato poco dopo le 19.30, ora locale, in una zona residenziale solitamente tranquilla. Diversi testimoni hanno riferito di aver udito una raffica di spari e di aver visto i vetri delle finestre esplodere, mentre la polizia metteva in sicurezza l’area e ordinava ai residenti di rimanere chiusi in casa.

Tra i feriti, un uomo è stato colpito da un proiettile ed è ricoverato in condizioni critiche in ospedale; altre diciannove persone hanno riportato ferite più lievi, principalmente dovute a schegge di vetro e detriti causati dai colpi. Le autorità hanno escluso che vi siano vittime, un bilancio che, alla luce della quantità di proiettili esplosi, viene considerato quasi miracoloso.

“L’uomo stava sparando indiscriminatamente contro veicoli di passaggio, compresi quelli della polizia”, ha dichiarato il commissario Stephen Parry, confermando che gli agenti hanno risposto al fuoco e bloccato la zona per oltre due ore.

Il sospettato è stato catturato al termine di un lungo assedio. Dopo aver circondato l’edificio, le unità speciali della polizia sono riuscite a fare irruzione nell’appartamento da cui provenivano gli spari, trovando il sessantenne ferito, ma vivo. È stato immediatamente trasferito in ospedale, dove si trova sotto sorveglianza.  L’uomo non avrebbe ancora fornito spiegazioni sul gesto. Gli inquirenti, pur non escludendo l’ipotesi di un crollo psicologico o di disturbi mentali, hanno chiarito che non ci sono elementi per collegare la sparatoria di Sydney ad attività terroristiche o a bande criminali organizzate.

Le immagini diffuse dai media locali mostrano auto crivellate di colpi, vetrine distrutte e un’intera strada bloccata da pattuglie e ambulanze. I residenti, scioccati, hanno raccontato di essersi nascosti sotto i letti o nei bagni, convinti di trovarsi nel mezzo di un attentato.

“Sembrava un campo di guerra. Non capivamo da dove arrivassero gli spari”, ha dichiarato una testimone alla rete ABC Australia.

Anche se l’Australia resta uno degli Stati con la legislazione più severa al mondo in materia di detenzione di armi da fuoco, l’episodio ha riaperto il dibattito sulla sicurezza urbana e sulla diffusione delle armi nel Paese.

Dal 1996, anno in cui la strage di Port Arthur in Tasmania costò la vita a 35 persone, il governo australiano ha introdotto una legge che vieta le armi automatiche e semiautomatiche e prevede il ritiro obbligatorio delle armi non registrate. Quella riforma, considerata un modello internazionale, ha drasticamente ridotto gli omicidi con armi da fuoco e le sparatorie di massa. Episodi come la sparatoria di Sydney dimostrano che la violenza armata non è del tutto scomparsa. Negli ultimi anni, infatti, si sono verificati sporadici casi di scontri con la polizia o conflitti familiari degenerati in tragedia: nel 2022 sei persone, tra cui due agenti, furono uccise in una sparatoria nello stato del Queensland e nel 2024 un uomo si diede alla fuga dopo aver assassinato due agenti nel New South Wales, rimanendo latitante per settimane.

Le indagini sulla sparatoria di Sydney proseguono con l’analisi balistica delle armi sequestrate e dei bossoli raccolti sulla scena. Secondo la CBS News, la polizia avrebbe recuperato due fucili e diverse munizioni, ma resta da chiarire come il sessantenne se ne sia procurato illecitamente. Gli investigatori stanno anche esaminando i video di sorveglianza e i tabulati telefonici per ricostruire i movimenti dell’uomo nelle ore precedenti. Fonti investigative riferiscono che non risultano precedenti penali rilevanti né segnalazioni di comportamenti pericolosi.

Il primo ministro del Nuovo Galles del Sud, Chris Minns, ha espresso solidarietà ai feriti e gratitudine alle forze dell’ordine per la rapidità dell’intervento.

“È stato un episodio drammatico che poteva trasformarsi in una strage. Ringrazio la polizia per il coraggio dimostrato”, ha dichiarato.

Le autorità locali hanno annunciato supporto psicologico per i residenti del quartiere, profondamente scossi da quanto accaduto.

In una città che vanta uno dei più bassi tassi di criminalità al mondo, la sparatoria di Sydney rappresenta un trauma collettivo e un monito a non abbassare la guardia. L’immagine di un uomo qualunque, armato e barricato nel suo appartamento, capace di seminare il panico nel cuore di una metropoli moderna e pacifica, riapre interrogativi su salute mentale, solitudine e disagio sociale in un’epoca in cui la violenza sembra trovare nuove forme di espressione. Mentre la polizia continua a indagare sul movente, la comunità di Sydney prova a ritrovare la calma dopo una notte di paura che resterà impressa nella memoria della città.



Sergio Angrisano

Direttore Editoriale - giornalista televisivo e scrittore