Proteste a Oslo prima di Norvegia-Israele – Tensione, striscioni e fischi allo stadio
Migliaia di persone in marcia dal Parlamento all’Ullevaal. Striscioni pro Palestina, fischi all’inno israeliano e invasione di campo con maglia “Free Gaza” durante la partita.
12 Ottobre 2025
Redazione sportiva NNMAGAZINE
Le proteste a Oslo hanno trasformato una partita di calcio in un evento politico di risonanza internazionale. Nella serata di sabato 11 ottobre 2025, la capitale norvegese è stata teatro di una delle manifestazioni pro-Palestina più imponenti mai viste nel Paese, in concomitanza con la sfida di qualificazione ai Mondiali tra Norvegia e Israele, terminata 5-0 per i padroni di casa. Quella che doveva essere una serata di sport si è caricata di significati profondamente politici e morali, diventando un simbolo della crescente pressione internazionale contro la guerra a Gaza e del dibattito sul ruolo delle istituzioni sportive di fronte ai conflitti.
La manifestazione è iniziata nel pomeriggio, nel cuore di Oslo, davanti al Parlamento. Migliaia di persone, secondo le stime della polizia e delle principali agenzie internazionali, si sono radunate indossando kefiah, sventolando bandiere palestinesi e intonando slogan come “No al genocidio” e “La partita non si deve giocare”. Da lì, la folla si è messa in marcia verso lo stadio Ullevaal, distante pochi chilometri, mentre le strade venivano chiuse e i mezzi pubblici deviati. Le forze dell’ordine hanno dispiegato un ingente dispositivo di sicurezza: agenti in tenuta antisommossa, posti di blocco, controlli capillari e perquisizioni all’ingresso. Il clima era teso, ma la protesta, in larga parte pacifica, ha mostrato la compattezza di un movimento che in Norvegia ha guadagnato ampia legittimazione sociale.
Sui balconi dei palazzi lungo il percorso sono comparsi striscioni come “Stop bombing Gaza” e “Solidarity with Palestine”. La marcia, accompagnata da tamburi e fumogeni, è proseguita senza incidenti gravi, ma con momenti di frizione quando alcuni gruppi hanno tentato di avvicinarsi agli ingressi dello stadio. La polizia ha risposto con gas lacrimogeni e ha fermato alcuni manifestanti. Almeno una decina di persone sono state identificate e trattenute per accertamenti. L’obiettivo dichiarato del corteo era impedire lo svolgimento del match, considerato “un affronto all’etica sportiva” in un momento in cui la guerra in Medio Oriente continua a mietere vittime civili.
La Norvegia, del resto, è tra i Paesi europei che più apertamente hanno chiesto alla FIFA di escludere Israele dalle competizioni internazionali, analogamente a quanto avvenuto con la Russia dopo l’invasione dell’Ucraina. La presidente della Federazione calcistica norvegese, Lise Klaveness, aveva dichiarato nei giorni scorsi che
“il calcio non può voltarsi dall’altra parte davanti ai crimini di guerra”.
Questa presa di posizione ha alimentato ulteriormente la tensione diplomatica con Israele e reso l’incontro di Oslo un banco di prova politico oltre che sportivo.
All’interno dell’Ullevaal, nonostante le imponenti misure di sicurezza, la partita è stata costantemente accompagnata dai fischi all’inno israeliano e alle azioni della squadra ospite. Una delle due curve ha esposto un enorme striscione con la scritta “Lasciate vivere i bambini”, accanto a una bandiera palestinese che ha sventolato per tutta la durata del match. Un altro striscione recitava:
“Mostra il cartellino rosso a Israele”.
Durante il primo tempo, la gara è stata interrotta per qualche minuto a causa dell’invasione di campo di un uomo che indossava una maglia con la scritta “Free Gaza”. L’uomo è stato bloccato dagli steward e accompagnato fuori dallo stadio, mentre dagli spalti si levavano applausi e cori di sostegno.
Malgrado la tensione, la partita è proseguita regolarmente. Erling Haaland, stella della nazionale norvegese, ha fallito due calci di rigore consecutivi nel primo tempo, entrambi parati dal portiere israeliano Omri Peretz. Ma l’attaccante del Manchester City si è riscattato nel secondo tempo, realizzando una tripletta e contribuendo al 5-0 finale, completato da due autoreti dei difensori israeliani Khalaili e Nachmias. La vittoria, accolta con entusiasmo dal pubblico, ha portato la Norvegia in testa al girone di qualificazione, avvicinandola al sogno del ritorno ai Mondiali dopo 27 anni di assenza.
Fuori dallo stadio, intanto, la protesta non si è fermata. Migliaia di persone hanno continuato a manifestare fino al termine della partita, scandendo cori e mostrando fiaccole accese in memoria delle vittime civili di Gaza. Le autorità norvegesi hanno deciso di devolvere parte degli incassi della serata a organizzazioni umanitarie come Medici Senza Frontiere, un gesto che ha suscitato irritazione nel governo israeliano e nella Federcalcio di Tel Aviv.
Le proteste a Oslo hanno rappresentato un punto di svolta nel dibattito europeo su sport e politica. Per molti cittadini norvegesi, lo sport non può restare neutrale davanti alla tragedia umanitaria in corso, e l’arena calcistica è diventata lo spazio simbolico dove far sentire la propria voce. Sui social, migliaia di utenti hanno condiviso immagini della marcia e dei cartelli esposti, mentre diversi atleti norvegesi hanno espresso solidarietà al popolo palestinese. Allo stesso tempo, voci critiche hanno accusato i manifestanti di “strumentalizzare lo sport” e di fomentare divisioni politiche in un contesto che dovrebbe essere di unità e competizione leale.
L’episodio di Oslo ha accentuato le frizioni tra i due Paesi. L’ambasciata israeliana in Norvegia ha denunciato “un clima ostile e discriminatorio”, mentre il ministro degli Esteri norvegese ha difeso la libertà di espressione e la tradizione pacifista del Paese. Gli osservatori internazionali sottolineano che le proteste norvegesi potrebbero influenzare altri Paesi europei, dove si moltiplicano le richieste di boicottaggio sportivo verso Israele.
Le proteste a Oslo hanno superato il perimetro del campo da gioco, trasformando una semplice partita di calcio in un atto di denuncia collettiva contro la guerra e per la difesa dei diritti umani. L’immagine dello stadio Ullevaal illuminato dalle bandiere palestinesi e il silenzio che ha seguito i fischi all’inno israeliano resteranno come simboli di una notte in cui lo sport ha smesso di essere solo sport, diventando voce, riflesso e coscienza di un mondo in cerca di giustizia.
