Blackout globale – Il malfunzionamento di Amazon Web Services paralizza il web
Dal gaming alle smart-home, dalle banche all’e-commerce: il blackout di Amazon Web Services mette in luce la fragilità dell’infrastruttura digitale mondiale.
20 Ottobre 2025
Sergio Angrisano
Da questa mattina, la rete globale ha registrato un evento di portata eccezionale: la piattaforma Amazon Web Services (AWS) ha subito un malfunzionamento massivo, provocando un blackout che ha coinvolto decine di piattaforme, applicazioni e dispositivi in tutto il mondo. Non si è trattato semplicemente di qualche sito “in down”, ma di un’interruzione capace di far emergere tutta la fragilità nascosta della nostra dipendenza digitale: videogiochi, piattaforme di streaming, commercio online, dispositivi per la casa intelligente e persino sistemi bancari sono stati colpiti in simultanea.
Che cosa è accaduto
L’evento ha avuto inizio nella regione US-EAST-1 (Virginia del Nord, Stati Uniti), uno dei principali hub infrastrutturali di AWS. Secondo l’azienda, sono state rilevate «error rates elevate e latenze» su più servizi, in particolare quelli legati ai bilanciatori di carico (load balancers) e ai sistemi di Domain Name System (DNS), che traduce gli indirizzi dei siti web in indirizzi IP.
La conseguenza è stata un effetto domino:
quando i “motori” principali di instradamento del traffico web si inceppano, si bloccano anche i servizi che viaggiano su di essi. AWS ha indicato di aver “mitigato completamente il problema” in quella regione, ma molte richieste rimanevano in “backlog” e il recupero completo è stato graduale.
I servizi coinvolti
La portata dell’interruzione è vastissima e multisettoriale:
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Nel gaming: titoli come Fortnite, Roblox, Clash Royale, Clash of Clans sono finiti offline o hanno funzionato in modo compromesso.
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Nell’ambito delle app e smart-home: Snapchat, Zoom, Canva, oltre agli assistenti vocali Alexa e ai sistemi di videosorveglianza collegati, hanno segnalato malfunzionamenti.
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Nei servizi finanziari e istituzionali: nel Regno Unito l’entità fiscale HM Revenue & Customs (HMRC) ha avuto problemi di accesso, così come banche come Lloyds Bank e la sua controllata Bank of Scotland.
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In Italia, secondo segnalazioni su Downdetector, si sono verificati rallentamenti e problemi di accesso a piattaforme di gaming, design e al sito Amazon stesso.
Perché è così grave
Questo episodio mette in luce una verità spesso sottovalutata: la nostra vita digitale quotidiana è appoggiata su infrastrutture invisibili, ma al contempo estremamente fragili. Una parte significativa dei servizi oggi si basa su un numero ristretto di cloud provider — Amazon Web Services, Microsoft Azure e Google Cloud Platform — che insieme detengono oltre il 70% del mercato mondiale.
Quando uno di questi provider ha un guasto, l’intero ecosistema può esserne travolto.
Gli utenti di internet sono alla mercé di troppo pochi fornitori.
Molte aziende e istituzioni non prevedono strategie sufficienti di ridondanza o infrastrutture multicloud: quando un hub centrale (come US-EAST-1) subisce un problema, gli effetti rimbalzano dalla tecnologia al business alla quotidianità.
Conseguenze immediate e potenziali
Le ripercussioni del malfunzionamento sono tangibili e si estendono su diversi piani:
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Economico-operativo: imprese, in particolare PMI, che dipendono dal cloud per il proprio funzionamento, sono vulnerabili agli shock improvvisi. Un’interruzione di ore può tradursi in milioni di dollari persi e in danni alla reputazione.
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Transazioni e pagamenti: malfunzionamenti nei sistemi possono generare autorizzazioni fallite, duplicazioni o cancellazioni errate di transazioni, con controversie e reclami.
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Fiducia e reputazione: gli utenti si accorgono che servizi che davano per scontati possono sparire da un momento all’altro — l’illusione della “sempre on” cede il passo alla vulnerabilità.
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Regolamentazione e sovranità digitale: l’incidente riaccende il dibattito sulla necessità di designare provider come AWS “terze parti critiche” soggette a regolamentazione più severa, soprattutto nei settori finanziario e pubblico.
Cause tecniche: un errore invisibile, ma devastante
Pur non essendo ancora del tutto ufficiale la “causa radice”, le indagini indicano che il problema è scaturito da un malfunzionamento nei servizi di database gestiti da AWS, in particolare Amazon DynamoDB, e nei sistemi di risoluzione DNS all’interno della regione US-EAST-1.
Uno degli analisti l’ha definito così: «Quando AWS starnutisce, Internet prende un raffreddore». Questo per evidenziare quanto la concentrazione nella fornitura infrastrutturale possa trasformare un guasto tecnico in un’ampia interruzione globale.
Storicamente AWS ha già affrontato blackout rilevanti nel 2021 e 2023, ma mai con un impatto così distribuito a livello mondiale.
Un’occasione per riflettere sul modello cloud
L’episodio rappresenta uno spartiacque: un avvertimento che la trasformazione digitale non può prescindere dalla sicurezza, dalla resilienza e dalla diversità delle infrastrutture. Tra le soluzioni suggerite:
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Ridondanza e multicloud: evitare di appoggiarsi a un solo fornitore, distribuire carichi e backup su più provider e regioni geografiche.
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Backup geografici e multi-region: alcune zone strategiche come US-EAST-1 sono oggi potenzialmente “singoli punti di fallimento”. Spostare parte delle operazioni in regioni meno cariche può aiutare.
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Governance, regolamentazione e sovranità digitale: i governi europei stanno guardando con attenzione al tema delle infrastrutture cloud critiche, attraverso progetti come Gaia‑X, per garantire autonomia e protezione dei dati.
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Consapevolezza aziendale: le imprese devono includere scenari di “blackout cloud” nei propri piani di business continuity e non considerarli eventi improbabili.
Cosa possono fare utenti e imprese ora
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Verificare la veridicità delle informazioni: durante un blackout, le fake news e le speculazioni proliferano rapidamente.
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Per gli utenti: se riscontrate malfunzionamenti temporanei, monitorate i canali ufficiali delle app/servizi coinvolti, attendete comunicazioni, ma considerate alternative o modalità offline.
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Per le aziende: attivare procedure di emergenza, comunicare tempestivamente ai clienti e preparare piani di recupero dei dati e delle funzionalità.
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Per gli operatori IT: valutare la propria dipendenza da un singolo provider cloud, eseguire stress-test interni per scenari di blackout e predisporre misure di mitigazione.
Il malfunzionamento di Amazon Web Services di oggi non può essere letto solo come un incidente tecnico isolato: è un monito sulla vulnerabilità dell’intero ecosistema digitale globalizzato. In un mondo connesso dove una parte significativa della nostra vita vive online, la vera innovazione non è soltanto potenza di calcolo o velocità di rete — è resilienza, ridondanza, diversificazione.
Se il cloud è diventato il motore invisibile della modernità, è arrivato il momento di chiederci: quanto possiamo permetterci che quel motore poggi su una sola azienda? E quanta parte della nostra quotidianità digitale è sospesa a un singolo servizio remoto?
In questo blackout globale troviamo non solo un guasto tecnologico, ma troviamo una lezione. Non sulla velocità o sul progresso, ma sulla fragilità e sulla dipendenza. E forse, sulla necessità di costruire un domani digitale più sicuro, più distribuito e meno vulnerabile.

