In Mongolia il ‘Mars Camp’ – Un’esperienza estrema per turisti-astronomi
Nel cuore del deserto del Gobi un progetto unico trasforma vacanzieri in astronauti simulati: il campo MARS‑V aprirà nel 2029 e promette un viaggio su “Marte” restando sulla Terra.
27 Ottobre 2025
Sharon Persico
Sul lontano e austero paesaggio del deserto del Gobi, nella Mongolia interna, prende forma un progetto che sembra uscire da un romanzo di fantascienza ma è reale: il campo turistico firmato da MARS-V, concepito per accogliere entro il 2029 i cosiddetti turisti astronomi. Si tratta di un’esperienza estrema che punta a trasformare semplici viaggiatori in esploratori simulati di Marte, offrendo condizioni ambientali, habitat e missioni che richiamano la futura colonizzazione del Pianeta Rosso.
La motivazione alla base del progetto MARS-V è ambiziosa: si tratta di un programma di turismo d’élite che fonde ricerca, addestramento e avventura in un solo contesto. Sul loro sito ufficiale, MARS-V spiega la missione di “collegare la visione dell’umanità verso Marte” attraverso un “Mars Simulation Tourism Center”. Il paesaggio scelto – il Gobi – non è casuale: la sua vastità, il suolo rossastro per l’ossido di ferro e le estreme escursioni termiche, oscillanti da +45 °C a –40 °C, lo rendono uno dei luoghi più simili alla superficie marziana sulla Terra.
Il programma prevede che i partecipanti, dopo una preparazione virtuale e sul campo, soggiornino per magari un mese all’interno di habitat modulati, indossando tute spaziali d’analogia e vivendo un regime quotidiano che simula vita extramundana: colazioni liofilizzate, meditazione per gestire l’isolamento, esercizio fisico e briefing giornalieri su missioni di raccolta campioni o esplorazione rover. La comunicazione con la “Terra” avverrà con un ritardo simulato, in modo da ricreare la latenza interplanetaria, aggiungendo al tutto uno strato psicologico di alienazione e isolamento.
Quanto agli aspetti pratici, sebbene molti dettagli siano ancora da definire, alcune cifre sono già circolate: il soggiorno completo potrebbe costare all’incirca 6 000 dollari per persona per un mese di esperienza, più un percorso di selezione e preparazione. Le date ufficiali parlano dell’apertura ai primi “turisti astronauti” entro il 2029, con la costruzione e il collaudo della struttura in corso.
Va tuttavia segnalato che non tutti gli aspetti sono confermati al 100 %: la presenza di partner spaziali ufficiali, la reale capacità di ospitare missioni rover in orbita, o la tempistica precisa restano al momento dichiarazioni promozionali. L’articolo entrando nel dettaglio indica che l’obiettivo è più “esperienza turistica estrema che missione spaziale vera”.
L’iniziativa apre vari filoni di riflessione: la democratizzazione dello “spaziale” sotto forma di viaggio avventuroso e la commodificazione del concetto di esplorazione e frontiera spaziale. C’è poi il piano etico e ambientale: ospitare un campo in una zona fragile come il Gobi comporta responsabilità sul fronte della sostenibilità e dell’impatto locale, ancora poco esplorate nei comunicati ufficiali. In terzo luogo, il percorso psicologico che viene proposto – meditazione, isolamento, esercizi intensi – richiama molto la preparazione per missioni reali, creando un ponte tra turismo e addestramento scientifico.
Il progetto MARS-V si presenta come un’esperienza che va ben oltre la vacanza: offre un tuffo in un ambiente alieno pur restando sul pianeta Terra, trasformando il turista in “turista astronomo”. Resta da seguire con attenzione l’evoluzione del piano, i partner coinvolti, le modalità dettagliate di partecipazione, e l’impatto reale sia sui partecipanti sia sul territorio ospitante. Per chi cerca un’avventura estrema e vuole provare cosa significa sentirsi astronauta, il Gobi mongolo potrebbe presto diventare una meta inedita.

