Arteattualità

Statuina Sangiuliano a San Gregorio Armeno – L’arte presepiale celebra la Napoli che cambia

Il maestro Ferrigno porta nella via dei presepi la statuina di Sangiuliano con cappellino “Maga”: 30 pezzi, 30 euro e tutta la potenza simbolica di un artigianato che racconta il presente.

3 Dicembre 2025

Sharon Persico 

La statuina di Sangiuliano compare tra le botteghe di San Gregorio Armeno come un lampo che unisce passato e presente, tradizione e attualità, arte e identità. Con un cappellino rosso che richiama il celebre slogan elettorale, rielaborato in chiave partenopea, la nuova creazione del maestro Marco Ferrigno diventa immediatamente simbolo di una Napoli che osserva, interpreta e racconta se stessa attraverso l’ironia colta del presepe. Trenta pezzi iniziali, ognuno venduto a trenta euro: numeri semplici, quasi scaramantici, che riecheggiano l’essenza autentica di un’arte che vive di gesti antichi e intuizioni contemporanee.

La statuina di Sangiuliano afferma la forza narrativa della città. Qui, tra i vicoli storici del centro antico, ogni statuina diventa una piccola cronaca scolpita nella creta, un ritratto che trattiene un pezzo di storia collettiva. E non è un caso che l’artigiano abbia scelto di introdurre proprio Gennaro Sangiuliano, figura nota, presenza costante nel dibattito culturale e politico campano, recentemente protagonista di una nuova stagione pubblica. L’arte presepiale, che da secoli accoglie santi e pastori, ma anche star, musicisti, influencer e volti politici, accoglie oggi questo nuovo personaggio con la naturalezza di chi da sempre trasforma il quotidiano in icona.

Nel laboratorio Ferrigno, tra pennelli consumati, colori a tempera e profumo di terracotta appena asciugata, la statuina prende forma come un piccolo manifesto narrativo. Il cappellino rosso, ironico, ma mai dissacrante, non è solo un accessorio, ma un simbolo che parla al presente, un modo per raccontare l’entusiasmo, le polemiche, le attese e le speranze che attorniano ogni volto pubblico. La tradizione non è mai statica a San Gregorio Armeno e la nascita della statuina di Sangiuliano lo dimostra ancora una volta. La via dei presepi vive nella sua capacità di trasformare il mondo esterno in artigianato, decodificando ogni fenomeno attraverso la lente della creatività partenopea.

Passeggiare lungo San Gregorio Armeno significa respirare la storia di Napoli, quella più autentica. Qui il tempo sembra sospeso. Le botteghe custodiscono segreti tramandati da generazioni, gli artigiani lavorano come si faceva secoli fa e ogni statuina, dalle più classiche alle più sorprendenti, conserva un’anima che vibra. In questo scenario antico eppure incredibilmente attuale, l’arrivo della statuina di Sangiuliano è un tassello nuovo in un mosaico infinito. Anche la scelta della tiratura limitata racconta l’idea di un’opera che vuole essere preziosa ma accessibile, popolare ma curata, riconoscibile e allo stesso tempo unica.

La Napoli che emerge da questo piccolo pezzo di argilla è una città che continua a guardare avanti senza mai recidere il legame con le sue radici. Un luogo in cui l’artigianato non è un ricordo, ma un linguaggio vivo capace di dialogare con la modernità. La statuina di Sangiuliano non è solo una novità di bottega, ma una testimonianza in miniatura del rapporto profondo tra arte e società, tra cultura e popolo, tra la creatività individuale e la narrazione collettiva di un territorio che non smette mai di reinventarsi.

Ferrigno, con il suo gesto artistico sapiente, offre così un ritratto che non è soltanto caricatura, né mera riproduzione, ma interpretazione. È un modo per dire che Napoli osserva tutto, registra tutto, metabolizza tutto e poi restituisce, in forme che nessun’altra città al mondo saprebbe creare. La statuina, collocata accanto ai pastori tradizionali o ai personaggi più noti degli ultimi anni, diventa immediatamente parte di un racconto che abbraccia il  presepe napoletano come specchio dinamico della contemporaneità.

In una stagione in cui Napoli attende, discute, si rinnova, la statuina di Sangiuliano entra nella scena della città come un piccolo emblema di questo processo. Un oggetto semplice, ma intriso di significato. Un frammento di arte popolare che, come sempre, supera la semplice estetica per trasformarsi in racconto.

E così, tra luci calde, voci dei turisti, risate dei bambini e l’odore della terracotta che si mescola a quello degli sfogliatelle appena sfornate, la nuova creazione di Ferrigno trova la sua casa e San Gregorio Armeno la accoglie ccomefa con ogni storia, facendola diventare parte del suo eterno teatro. Perché a Napoli, ogni statuina è un pezzo d’anima. E la sstatuina di Sangiuliano, oggi più che mai, lo dimostra.