Dietro il presepe: a San Martino il lato nascosto di un’arte tutta napoletana
Alla Certosa di San Martino una mostra racconta il lavoro, le mani e le storie che stanno dietro al presepe
Antonio Russo
Napoli, 18 dicembre 2025 — A Napoli il presepe non è mai soltanto una scena natalizia. È un racconto che cambia ogni anno, uno specchio della città e del suo tempo. Dentro quelle piccole figure c’è la strada, il mercato, il lavoro, la fede e anche l’attualità. Ed è proprio da qui che parte la mostra “Dietro il presepe. L’evoluzione dell’arte presepiale napoletana dal secolo d’oro ai giorni nostri”, che apre al pubblico dal 22 dicembre 2025, negli spazi della biglietteria della Certosa di San Martino, a partire dalle 15.00.
Curata da Vincenzo Nicolella, l’esposizione invita il visitatore a fare un passo in più: non fermarsi davanti alla scena finita, ma guardare dietro, capire come nasce un presepe, quali materiali si usano, quante scelte ci sono prima che una figura trovi il suo posto. La mostra è promossa dai Musei Nazionali del Vomero con il sostegno della Regione Campania.
Il presepe napoletano, del resto, non è mai stato una semplice rappresentazione della Natività. Da secoli mescola sacro e quotidiano senza imbarazzo. Accanto alla grotta compaiono il venditore, il musicista, il popolano. È così che il presepe diventa racconto collettivo, memoria condivisa, tanto da essere riconosciuto come patrimonio culturale immateriale della Regione Campania.
Il percorso espositivo dialoga con le collezioni storiche del Museo di San Martino e si snoda attraverso sezioni tematiche pensate per accompagnare il visitatore senza appesantirlo. Pannelli e immagini aiutano a orientarsi, ma il vero protagonista resta il lavoro artigianale, mostrato con semplicità e rispetto.
Al centro della mostra c’è la figura del pastore, che nel presepe napoletano è tutto: misura, proporzione, punto di partenza della scena. Si comincia dai pastori contemporanei, interamente modellati in terracotta e spesso di piccole dimensioni, per poi tornare indietro nel tempo fino al pastore settecentesco di misura terzina, con il suo corpo costruito pezzo per pezzo: il manichino, la testa e gli arti in legno o terracotta, gli abiti cuciti a mano.
Uno degli aspetti più interessanti dell’allestimento è la possibilità di vedere figure e scenografie anche smontate. Un modo semplice e diretto per capire come nasce un pastore e quali materiali entrano in gioco: terracotta, ceramica, cera, legno, metalli. Tecniche antiche che continuano a vivere perché chi le pratica ha saputo adattarle senza tradirle.
Accanto alla tradizione, la mostra racconta anche il presente. Alcuni lavori trasformano eventi storici, personaggi noti e luoghi reali in scene presepiali, dimostrando che il presepe non è affatto un linguaggio fermo, ma uno strumento ancora capace di raccontare il nostro tempo.
A dare forma a questo racconto sono numerosi artisti e artigiani napoletani contemporanei, affiancati da opere provenienti da collezioni private. Tra i nomi presenti figurano Carmine Bruno Abate, Teresa Acampora, Pasquale Ausiello, Marcello Aversa, Adriana Bezzi, Anna Bisogno, Marina Contento, Giuseppe e Antonio Canone, Michele Campolattano, Carmine D’Ambrosio, Vincenzo D’Angelo, Antonio Del Prete, Nicola, Salvatore, Ivan e Melania De Francesco, Alberto De Luca, Antonella De Marco, Alfredo De Pasquale, Armando Del Giudice, Enrico Di Maio, Giuseppe Ercolano, Antonio Esposito, Alessandro Giliberti, Antonio Giribono, Ornella Iezzone, Imma Marasco, Salvatore Masiello, Vincenzo Nicolella, Luigi Paccone, Lello Palumbo, Alfredo, Ulderico, Franca, Ida, Renato e Sergio Pinfildi, Bruno Rosolino, Maurizio Sammartino, La Scarabattola dei Fratelli Scuotto, Francesco Scerbo e Luigi Tramontano.
Ne viene fuori una fotografia viva e variegata di un mondo che continua a rinnovarsi restando fedele alle proprie radici.
Durante il periodo di apertura della mostra sono previsti anche laboratori e dimostrazioni dal vivo. I maestri artigiani lavoreranno davanti al pubblico, mostrando gesti, materiali e passaggi di un sapere che non si impara sui libri, ma guardando e facendo.
