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Tribunale dei Minorenni conferma – I bambini della famiglia del bosco restano in casa famiglia

Il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila conferma il collocamento dei figli della famiglia del bosco a Vasto e avvia un’indagine psichiatrica che potrebbe decidere il loro futuro.

23 Dicembre 2025

Esmeralda Mameli

L’inverno stringe l’Abruzzo nel suo gelo, mentre una vicenda che ha catturato l’attenzione dell’Italia intera prosegue il suo corso nelle aule dei tribunali. I tre bambini della famiglia del bosco, quella coppia anglo-australiana che negli ultimi anni ha scelto di allevare i propri figli nella natura incontaminata dei boschi di Palmoli, in provincia di Chieti, non torneranno a casa. Lo ha stabilito con fermezza il Tribunale per i Minorenni dell’Aquila con una nuova ordinanza che conferma il collocamento dei minori nella casa famiglia di Vasto, dove erano stati trasferiti lo scorso 20 novembre.

È una storia che sembra uscita da un romanzo, invece è realtà: una scelta di vita estrema, un casolare isolato, bambini che crescono senza acqua corrente né servizi adeguati, l’istruzione affidata a un metodo alternativo lontano dai canoni tradizionali e poi il giudice, i servizi sociali, un intervento che scuote l’opinione pubblica. Ora, sotto il cielo grigio dell’inverno, la decisione del tribunale ha tracciato una linea netta: la tutela dei minori prima di tutto.

Secondo l’ordinanza pubblicata dai media nazionali, il Tribunale ha disposto un’indagine psico-diagnostica sull’intero nucleo familiare, affidando l’incarico alla psichiatra Simona Ceccoli. La specialista avrà 120 giorni di tempo per consegnare la perizia, che dovrà rispondere ai quesiti posti dai giudici riguardo la competenza genitoriale e lo stato psicologico di entrambi i genitori.

I servizi sociali dovranno inviare una relazione di aggiornamento sugli interventi compiuti entro il 30 gennaio e le parti coinvolte nel procedimento. I legali dei genitori, hanno tempo fino al 15 febbraio per depositare memorie e documenti a sostegno delle rispettive posizioni.

È una vicenda che ha diviso l’opinione pubblica e acceso un dibattito intenso in Italia. C’è chi vede in questa decisione un atto necessario per proteggere i diritti e la salute dei minori e chi denuncia un eccesso di interventismo giudiziario, ponendo domande sulla libertà di scelta educativa e su ciò che costituisce davvero “tutela” per un bambino.

Mentre i giornali si confrontano sui confini tra libertà individuale e responsabilità sociale, i bambini della famiglia del bosco vivono un Natale lontano dal loro rifugio nei boschi. Il sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli, ha confermato che il giorno di Natale la famiglia potrà trascorrere insieme un breve momento: dalle 10:00 alle 12:30 i genitori potranno incontrare i figli all’interno della casa famiglia di Vasto, un momento simbolico sospeso tra affetto e incertezza.

Non è la prima volta che questa storia approda sulle prime pagine. A novembre, il Tribunale aveva già disposto l’allontanamento dei bambini dalla casa nei boschi, suscitando reazioni politiche e sociali contrastanti. Il caso era arrivato sotto i riflettori, con commenti di esponenti politici e critiche alla magistratura, ma anche difese dell’operato dei giudici da parte di associazioni professionali del settore.

I genitori, Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, hanno difeso a lungo la loro scelta di vita alternativa, spiegando che il loro progetto educativo non nasceva da negligenza, ma da un profondo desiderio di crescita libera dei figli a contatto con la natura. Le condizioni dell’abitazione e le modalità di educazione e socializzazione dei bambini sono state ritenute dal tribunale insufficienti per garantire un ambiente sicuro e stimolante per il loro sviluppo.

Nel corso delle ultime settimane, mentre si preparava l’udienza d’appello, sono emersi anche dettagli sulle difficoltà scolastiche dei bambini e sulla necessità di supporto psicopedagogico per favorire il loro inserimento in contesti più strutturati e sociali. Questi elementi, insieme alle valutazioni dei servizi sociali, sono stati messi sul tavolo dei giudici per valutare il quadro complessivo delle condizioni familiari.

Ora la palla passa alla perizia: quattro mesi di attesa che sembrano un’eternità davanti all’incertezza di un destino familiare sospeso. La questione della famiglia del bosco tocca corde profonde su cosa significhi crescere, amare e proteggere i propri figli in un mondo che cambia. Tra boschi silenziosi e stanze affollate di domande, l’Italia osserva, riflette, giudica e aspetta.