Conferenza “Russofilia Russofobia Verità” – Tensioni, contestazioni e polemiche a Napoli
Alla Federico II il dibattito tra Angelo D’Orsi e Alessandro Di Battista si conclude con proteste pro-Ucraina, accuse di propaganda filorussa e scenari di scontro politico e simbolico
24 Dicembre 2025
Sergio Angrisano
La conferenza Russofilia Russofobia Verità all’Università degli Studi di Napoli Federico II si è conclusa tra tensioni, contestazioni e polemiche, trasformando un dibattito programmato sulle narrazioni del conflitto Russia-Ucraina in una scena di scontro politico e simbolico. L’evento, promosso dalla sezione partenopea dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) con la partecipazione dello storico Angelo D’Orsi e dell’ex deputato Alessandro Di Battista, era stato già oggetto di critiche e tentativi di boicottaggio nelle settimane precedenti.
L’aula magna del Dipartimento di Studi Umanistici è stata teatro di un confronto che da programma doveva affrontare i concetti di russofobia e percezione della Russia nel dibattito pubblico italiano si è trasformato in un terreno di collisione tra visioni opposte della guerra. Tra i presenti, gruppi di studenti e attivisti politici, provenienti da sigle come +Europa, Radicali, Azione e Ora!, nonchè membri della comunità ucraina locale hanno atteso in silenzio la conclusione degli interventi ufficiali, indossando magliette e sventolando bandiere dell’Ucraina come gesto di dissenso.
Secondo la ricostruzione resa pubblica dallo stesso Matteo Hallissey, presidente dei Radicali Italiani e di +Europa, la protesta era pacifica e simbolica, mirata a chiedere la parola durante la fase delle domande e a sollevare dubbi critici sulle posizioni espresse dai relatori. Ufficialmente, il precario equilibrio della discussione è collassato quando Hallissey ha rivolto una domanda diretta a D’Orsi, richiamandolo sulla sua recente partecipazione a una sfilata di gala organizzata da Russia Today a Mosca, insinuando rapporti ideologici discutibili. Secondo Hallissey, i tentativi di avanzare verso il microfono sono stati bloccati con una reazione fisica degli organizzatori, durante la quale si sarebbe rotto anche il microfono.
Le immagini e i video pubblicati sui social mostrano un crescendo di urla, spintoni e momenti di confusione: i presenti, circondati da tensioni verbali, cercano di separare le parti, mentre alcuni manifestanti vengono accompagnati fuori dall’aula sotto la protesta di “non democrazia” e “censura”. La narrazione dei promotori della protesta punta l’indice contro l’ANPI stessa accusandola di aver negato un confronto aperto, proprio sul tema della libertà di parola che dovrebbe essere centrale in una istituzione accademica.
Fonti vicine agli organizzatori e a chi era presente in sala descrivono una dinamica più caotica, in cui la richiesta di prendere la parola non avrebbe seguito le regole concordate per la sessione di domande e si parla di “interruzione di pubblico servizio” da parte dei manifestanti. L’ANPI Napoli, al momento, non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sulle presunte aggressioni, ma fonti interne sostengono che siano state adottate misure per evitare provocazioni e mantenere l’ordine.
La vicenda non si limita alla cronaca di uno scontro in un’aula universitaria, ma riflette tensioni crescenti nel dibattito pubblico italiano sulla guerra in Ucraina, su come siano percepite le narrazioni critiche verso l’azione occidentale e sulla linea di demarcazione tra legittima critica politica e accuse reciproche di propaganda. L’evento era già stato cancellato in altre città, come a Torino, dove la stessa conferenza aveva subito pressioni politiche e sociali tali da spingere all’annullamento, alimentando, di conseguenza, discussioni sulla libertà di espressione.
È evidente come la polarizzazione rispetto al conflitto si rifletta anche sulla composizione sociale delle città italiane: la presenza di numerose comunità ucraine, integrate o meno e l’attivismo di studenti e gruppi politici si intrecciano alle dinamiche di un dibattito nazionale che nei mesi ha assunto connotati sempre più forti. In Campania, la comunità ucraina è significativa e partecipa attivamente alla vita civile, con manifestazioni pubbliche a favore della pace e del sostegno al proprio paese d’origine, come testimoniano le manifestazioni in piazza del Plebiscito negli anni scorsi.
La reazione politica all’episodio di Napoli non si è fatta attendere: esponenti politici di destra hanno espresso solidarietà ai contestatori, criticando l’ANPI per aver reagito con forza e definendo il fatto come un esempio di doppia morale rispetto ai valori antifascisti che l’associazione storicamente rivendica. Alcuni commentatori e organizzazioni di sinistra rivendicano il diritto di portare avanti una discussione critica su temi internazionali non mainstream, difendendo al contempo la propria autonomia rispetto alle accuse di filoputinismo.
Al di là delle diverse narrazioni, la conferenza Russofilia Russofobia Verità ha finito per incarnare un microcosmo del conflitto in cui si scontrano idee, memorie storiche, identità politiche e la sensibilità di chi considera la guerra non solo un evento geopolitico, ma anche un campo simbolico di definizione culturale. L’episodio solleva interrogativi difficili non solo sulla gestione degli spazi accademici, ma sul ruolo che le istituzioni storiche e politiche devono avere nel garantire confronto e pluralismo in tempi di forti divisioni.
Il racconto di quanto avvenuto a Napoli resta aperto e suscettibile di ulteriori sviluppi, mentre la comunità accademica e politica si prepara a scrutinare le immagini, le testimonianze e le responsabilità di un pomeriggio che ha acceso i riflettori su temi già spinosi e profondamente divisivi.

