cronaca

Documento riservato sulle stragi di mafia finito online – Nuove rivelazioni sulle indagini del 2023

La fuga del file interno della DDA di Firenze riapre il dibattito sui mandanti esterni delle stragi del 1993 e sulle responsabilità istituzionali.

29 Dicembre 2025

Redazione NNMAGAZINE

La comparsa in rete di un documento interno della magistratura sulle stragi di mafia del 1993 ha riacceso i riflettori su una delle vicende più complesse e irrisolte della storia italiana recente. Non un’inchiesta giornalistica, non un atto processuale destinato alla pubblicazione, ma una direttiva operativa riservata, redatta per uso interno, che avrebbe dovuto restare confinata negli uffici della Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze, invece, il file ha iniziato a circolare liberamente online, accessibile attraverso comuni ricerche sui motori web, rendendo pubblici contenuti che raccontano molto più di quanto fosse previsto.

Il documento, risalente al 2023 e firmato dall’allora procuratore capo Filippo Spiezia, nasceva con l’obiettivo di coordinare il lavoro investigativo sui procedimenti legati alle stragi mafiose e ai fatti ad esse connessi. Un testo tecnico, destinato ai magistrati, che oggi assume un valore politico e simbolico enorme proprio perché sottratto al perimetro della riservatezza. In una decina di pagine viene restituita una fotografia puntuale dello stato delle indagini, aggiornata alla fine del 2023, su alcune delle pagine più sanguinose della storia repubblicana.

Roma, Firenze, Milano, nomi di città che nel 1993 divennero teatro di attentati capaci di colpire il cuore dello Stato e il suo patrimonio simbolico. Bombe che provocarono morti innocenti e che, a distanza di oltre trent’anni, continuano a interrogare magistrati, storici e cittadini. Il documento riservato sulle stragi di mafia non offre verità definitive, ma certifica un dato essenziale: il lavoro giudiziario non è concluso e molte domande restano senza risposta.

Nel testo vengono indicati undici procedimenti ancora aperti, con l’elenco dei magistrati incaricati e dei soggetti coinvolti. Accanto ai vertici di Cosa Nostra compaiono figure che, negli anni, sono diventate centrali nel dibattito sui cosiddetti mandanti esterni. Politici, uomini delle istituzioni, apparati di sicurezza. Nomi che attraversano decenni di inchieste, archiviazioni, riaperture e nuove piste investigative.

Particolarmente delicata è la parte dedicata al filone che riguarda Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri. Il documento suggerisce un lavoro di sistematizzazione delle carte per aree tematiche, con l’obiettivo di arrivare a una valutazione conclusiva in vista di eventuali iniziative giudiziarie. È un passaggio che pesa, perché segnala come l’ipotesi investigativa non fosse affatto esaurita e che, almeno fino a quel momento, la procura ritenesse necessario un ulteriore sforzo di sintesi e approfondimento.

Ampio spazio è riservato anche a singoli episodi che rappresentano nodi irrisolti della stagione stragista. Tra questi, l’attentato di via Palestro a Milano, uno dei più drammatici del 1993. Nel documento viene richiamata la posizione di una donna sospettata di aver avuto un ruolo operativo nell’attacco. Per lei si prospetta l’archiviazione, ma senza escludere la possibilità di nuovi sviluppi qualora emergessero elementi ulteriori. Una formula che restituisce tutta la precarietà di molte verità giudiziarie legate alle stragi: sospese, incompiute, mai del tutto definitive.

Un capitolo centrale riguarda Mario Mori, ex ufficiale del ROS e protagonista di una stagione segnata dalla cosiddetta trattativa tra Stato e mafia. Secondo quanto riportato nel documento, Mori sarebbe venuto a conoscenza con largo anticipo del progetto di Cosa Nostra di colpire obiettivi artistici e monumentali. Informazioni che, se confermate, aprirebbero interrogativi pesanti sulla gestione di quelle notizie e sulle responsabilità di chi le ricevette.

Il nome di Paolo Bellini ricorre più volte nel testo. Figura controversa, con un passato nell’estrema destra eversiva e una condanna definitiva per la strage di Bologna, Bellini è stato oggetto di ulteriori accertamenti anche nell’ambito delle indagini sulle stragi del 1993. Alcune ipotesi sono state successivamente archiviate, ma non senza polemiche, soprattutto per presunte irregolarità procedurali che hanno sollevato critiche e perplessità.

Il documento affronta inoltre la strage del Rapido 904 del 1984, un altro capitolo ancora aperto nella memoria giudiziaria del Paese. Nel 2023 sarebbe stato aperto un nuovo fascicolo, con l’iscrizione di un indagato sulla base delle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, che ha parlato di contatti e proposte riconducibili ai servizi segreti. Un racconto che, se confermato, ridisegnerebbe ancora una volta i confini tra criminalità organizzata e apparati dello Stato.

Non meno significativo è il tono con cui il documento ammette che la verità storica sulle stragi non è stata ancora pienamente ricostruita.

La diffusione del documento avviene in un momento di forte instabilità interna alla Procura di Firenze. La successiva decisione del Consiglio di Stato di annullare la nomina di Filippo Spiezia a procuratore capo ha aggiunto ulteriori elementi di tensione. Le dichiarazioni rilasciate poco prima, in cui si annunciava la possibile chiusura delle inchieste sulle stragi entro il 2025, avevano già suscitato l’allarme dei familiari delle vittime, preoccupati che la parola “chiusura” potesse coincidere con l’ennesima rinuncia alla ricerca della verità.

La presenza online di questo documento riservato sulle stragi di mafia non è soltanto una falla nella gestione degli atti giudiziari. È un segnale. Racconta di indagini ancora aperte, di equilibri fragili, di una verità che continua a sfuggire. E ricorda che, finché non verranno chiariti i rapporti tra mafia, potere e Stato, la stagione delle bombe resterà una ferita aperta nella storia della Repubblica.