cronaca

Consiglio regionale Campania, prima seduta – Tensioni e spaccature nella maggioranza

L’esordio della XII legislatura sotto la presidenza di Roberto Fico si apre con immagini cariche di significato e uno scontro politico sulle commissioni che incrina subito la coalizione di governo.

1 Gennaio 2026

Sergio Angrisano 

L’insediamento del nuovo Consiglio regionale Campania, dodicesima legislatura, ha avuto il sapore del primo giorno di scuola: volti nuovi, rituali istituzionali, curiosità, ma anche tensioni sotterranee che non hanno tardato a emergere. Cinque ore di seduta al Centro Direzionale di Napoli sono bastate per chiarire che l’avvio dell’era Roberto Fico non sarà una navigazione priva di ostacoli.

Il neopresidente si è presentato in Aula seduto al centro di tredici scranni vuoti, quelli riservati alla giunta non ancora annunciata, immagine plastica di una fase politica ancora in costruzione. Un’altra fotografia, altrettanto eloquente, è quella di un’assemblea composta quasi esclusivamente da uomini, segnale che stride con una regione in cui le donne rappresentano oltre la metà della popolazione.

Dopo dieci anni di centralità assoluta, Vincenzo De Luca è assente dall’Aula e lo stesso vale per il figlio Piero, segretario regionale del Partito Democratico. A rappresentare i dem ci sono il deputato Marco Sarracino, la presidente regionale Teresa Armato e il segretario metropolitano Giuseppe Annunziata. Una presenza sobria, quasi defilata, che segna il passaggio di consegne, ma non cancella il peso politico della stagione deluchiana, ancora ben visibile nei banchi del Consiglio.

L’Aula racconta anche il ricambio generazionale: accanto a Davide D’Errico, classe 1991, alla sua prima esperienza elettiva nella lista Fico Presidente, siede Nino Simeone, volto esperto delle istituzioni locali, con alle spalle anni tra Comune e Regione. E poi piccoli dettagli che restituiscono umanità alla liturgia politica, come il consigliere che inaugura la legislatura con una “pagellina” poggiata sullo scranno, memoria silenziosa di un affetto perduto.

Sul fronte dell’opposizione, Edmondo Cirielli, candidato sconfitto alle Regionali, si accredita come leader del centrodestra in Consiglio, lasciando aperta l’incognita sul suo futuro tra Aula e governo nazionale. Gennaro Sangiuliano, ex ministro e ora capogruppo di Fratelli d’Italia, interpreta il ruolo con piglio mediatico, suscitando più di un malumore tra i colleghi. Non mancano le ironie, spesso taglienti, come quelle rivolte a Michela Rostan, protagonista di un lungo percorso tra diversi schieramenti politici prima di approdare oggi nei ranghi del centrodestra regionale.

Il vero nodo politico della giornata emerge dopo l’elezione di Massimiliano Manfredi alla presidenza dell’Aula, votata anche da parte dell’opposizione. Il passaggio successivo, quello sulla composizione e la guida delle commissioni consiliari, fa esplodere una spaccatura interna alla maggioranza. Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e consiglieri riconducibili all’area deluchiana ottengono un ruolo predominante nella distribuzione delle presidenze, lasciando scontenti Alleanza Verdi e Sinistra, i renziani di Casa Riformista e il gruppo legato a Clemente Mastella. La tradizionale mediazione preventiva salta, i lavori vengono sospesi per oltre un’ora e il malcontento diventa politico.

Le forze escluse parlano apertamente di gestione “pigliatutto” e chiamano in causa direttamente Roberto Fico, chiedendogli di intervenire per ristabilire un equilibrio che appare già compromesso. È un segnale chiaro: la coalizione che ha vinto le elezioni regionali si presenta all’esordio istituzionale senza una regia condivisa, con rapporti di forza ancora instabili e una leadership chiamata subito a un difficile lavoro di ricomposizione.

La prima giornata del Consiglio regionale Campania non è stata solo un atto formale, ma una prova generale della legislatura che verrà. Tra simboli, assenze pesanti e scontri politici, l’avvio del nuovo corso mostra un dato evidente: il governo regionale nasce con una maggioranza numericamente solida, ma politicamente fragile, chiamata a dimostrare fin da subito se saprà trasformare una vittoria elettorale in una guida coesa e credibile per la Campania



Sergio Angrisano

Direttore Editoriale - giornalista televisivo e scrittore