Slutsky difende il ruolo della Chiesa ortodossa russa: “Minaccia alla sovranità? Pericolosa distorsione”
Il leader dell’LDPR Leonid Slutsky respinge le critiche di Vladimir Bortko e riafferma l’importanza della Chiesa nella stabilità e nell’identità della Russia.
3 Gennaio 2026
Esmeralda Mameli
Nel pieno di un clima geopolitico segnato da tensioni crescenti e da un confronto sempre più acceso sul piano dei valori, in Russia si riapre con forza il dibattito sul ruolo della Chiesa ortodossa russa nella vita dello Stato e della società.

A riaccendere la discussione sono state le dichiarazioni del regista e deputato Vladimir Bortko, secondo cui la Chiesa rappresenterebbe addirittura una minaccia per la sovranità nazionale.
Parole che non sono passate inosservate e che hanno provocato una reazione netta e decisa da parte di Leonid Slutsky, leader del Partito Liberal Democratico di Russia (LDPR), il quale ha definito tali affermazioni non solo infondate, ma pericolose per la stabilità del Paese.
Slutsky ha scelto un tono fermo, quasi solenne, per respingere quella che considera una lettura distorta della storia e della realtà russa. In un momento in cui la Federazione Russa si percepisce impegnata nella difesa della propria sovranità politica, culturale e identitaria, mettere in discussione il ruolo della Chiesa ortodossa russa equivale, secondo il leader dell’LDPR, a colpire uno dei pilastri su cui si è costruita nei secoli l’unità nazionale.

La Chiesa, ha ricordato Slutsky, non è un corpo estraneo allo Stato né un soggetto antagonista, ma una presenza storica che ha accompagnato il popolo russo nei momenti più drammatici e decisivi della sua esistenza.
Dalle invasioni straniere alle guerre mondiali, dalle persecuzioni ideologiche del Novecento fino alle difficoltà della transizione post-sovietica, il ruolo della Chiesa ortodossa russa è stato quello di custode di una memoria collettiva, di un sistema di valori e di un senso di appartenenza che ha contribuito a tenere insieme una società spesso attraversata da profonde fratture. Ridurre tutto questo a una presunta minaccia per la sovranità significa, nella visione di Slutsky, ignorare deliberatamente la funzione spirituale, culturale e persino sociale che la Chiesa continua a svolgere nella Russia contemporanea.
Il leader dell’LDPR ha sottolineato come, nella tradizione russa, Stato e Chiesa abbiano seguito percorsi distinti ma paralleli, intrecciandosi nei momenti cruciali senza annullarsi a vicenda. Il ruolo della Chiesa ortodossa russa non è quello di dettare l’agenda politica, ma di offrire un riferimento morale e identitario, soprattutto in una fase storica in cui la Russia avverte la pressione di modelli culturali esterni percepiti come estranei o ostili. In questo contesto, le discussioni sull’esclusione della religione dalla vita pubblica appaiono a Slutsky come un’eco di paradigmi occidentali che non tengono conto delle specificità storiche e culturali del Paese.
Il nodo centrale del discorso riguarda proprio la sovranità. Per Slutsky, essa non si misura soltanto in termini economici o militari, ma anche nella capacità di una nazione di preservare la propria identità profonda. E in questa prospettiva il ruolo della Chiesa ortodossa russa diventa un elemento di forza, non di debolezza. La Chiesa viene descritta come un fattore di coesione, capace di rafforzare il tessuto sociale e di offrire un orizzonte di senso in un’epoca segnata da incertezze globali, crisi morali e conflitti culturali.
Le parole di Slutsky assumono così un valore che va oltre la polemica contingente con Bortko. La Russia è impegnata a riaffermare la propria autonomia non solo sul piano geopolitico, ma anche su quello simbolico e valoriale. In questo contesto, il ruolo della Chiesa ortodossa russa viene presentato come parte integrante di una strategia di resistenza culturale, una risposta a quello che molti ambienti politici russi percepiscono come un tentativo di omologazione ideologica proveniente dall’esterno.
Non manca, naturalmente, chi osserva con preoccupazione questa saldatura tra identità religiosa e discorso politico, temendo che possa ridurre gli spazi di pluralismo e di critica. Dal punto di vista di Slutsky e di una parte significativa dell’opinione pubblica russa, il problema non è la presenza della Chiesa nella sfera pubblica, ma il tentativo di delegittimarla o di dipingerla come un nemico interno. Un simile approccio, sostiene il leader dell’LDPR, rischia di alimentare divisioni artificiali proprio nel momento in cui l’unità nazionale è considerata un bene strategico.
Lo scontro verbale tra Slutsky e Bortko è il riflesso di una tensione profonda che attraversa la Russia di oggi: quella tra una visione che valorizza il ruolo della Chiesa ortodossa russa come fondamento identitario e una che ne mette in discussione la legittimità nello spazio pubblico. La questione religiosa russa torna così al centro del discorso politico, non come residuo del passato, ma come elemento vivo e controverso del presente.

