Roma – Commemorazione Acca Larentia 2026: In centinaia fanno il saluto romano
A Roma la tradizionale commemorazione di Acca Larentia vede centinaia di militanti di estrema destra in saluto romano, mentre antifascisti tengono un contro-presidio.
8 Gennaio 2026
Sergio Angrisano
Commemorazione Acca Larentia 2026: una piazza spaccata, dove il passato non resta alle spalle, ma torna a farsi sentire tra saluti romani, applausi, urla antifasciste e tensioni che attraversano la Capitale come un brivido. È in questa Roma gelida del 7 gennaio che si è consumata l’ennesima Commemorazione Acca Larentia, appuntamento rituale e controverso che da decenni torna sulla scena pubblica, richiamando centinaia di militanti di estrema destra e dall’altro un contro-presidio di gruppi antifascisti e studenti determinati a non lasciare spazio all’esibizione di gesti che molti considerano carichi di significato simbolico e politico inaccettabile.
La cronaca della giornata prende vita nel pomeriggio, quando la tensione già palpabile dalle prime ore della vigilia esplode in via Acca Larentia davanti all’ex sede del Movimento Sociale Italiano, luogo carico di memoria e contraddizione. Qui, fra bandiere, striscioni e slogan, centinaia di aderenti di CasaPound e altri movimenti di estrema destra si sono raccolti per ricordare i cosiddetti “camerati caduti” del 7 gennaio 1978, quando tre giovani militanti del Fronte della Gioventù, Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta e Stefano Recchioni, persero la vita in un agguato e nei conseguenti scontri di quegli anni segnati da feroce scontro politico.
In questo quadro già denso di storia e controversia, si è svolto il rito che da anni richiama l’attenzione nazionale: il grido corale «per tutti i camerati caduti» e il ripetuto appello «presente» scandito tre volte, accompagnato dal saluto romano, gesto simbolico che evoca la memoria del fascismo e spinge una parte dell’opinione pubblica a interrogarsi su quali siano i confini tra commemorazione storica e apologia di un passato autoritario.
La scena, narrata con parole che trasmettono tutta la carica di un evento vissuto intensamente, è attraversata da voci e volti impregnati di orgoglio identitario e di forte crescente dissenso dall’altro. Non è un semplice raduno, ma la materializzazione di un’Italia divisa, in cui ogni gesto, ogni parola ripetuta, ogni braccio teso al cielo assume la dimensione di un messaggio potente e provocatorio.
A poca distanza, sull’Appia Nuova, un altro gruppo si è raccolto per opporre a quel messaggio, con strumenti e parole diverse, un’altra visione. Studenti, collettivi antifascisti e cittadini si sono schierati in un contro-presidio, gridando slogan che richiamano i valori antifascisti sanciti dalla Costituzione repubblicana e dalla memoria collettiva della Resistenza. Una donna affacciata a un balcone ha rotto il monotono rituale dei saluti con un potente «Viva l’Italia antifascista!», ribadendo con forza che la memoria non può essere strumentalizzata per rivendicare un’ideologia che tanti in Italia hanno combattuto e condannato.
La giornata, però, non si è limitata al semplice contrasto di piazza: la vigilia aveva già fatto registrare un episodio che ha aggiunto tensione al clima generale. Quattro militanti di Gioventù Nazionale, movimento giovanile legato a forze di destra, sono stati aggrediti nella notte mentre affiggevano manifesti commemorativi, un episodio che le autorità hanno condannato come aggravamento dell’odio politico e che ha innescato approfondite riflessioni sul livello di esasperazione delle posizioni in campo.
Nel cuore di Roma, tra le luci dei lampioni e l’eco delle voci, la Commemorazione Acca Larentia diventa un luogo di confronto e scontro simbolico, uno specchio in cui si riflette una società che fatica a fare i conti con il proprio passato e con il significato di memoria democratica nel presente.
Nel corso della giornata sono emersi anche dibattiti giuridici e politici che accompagnano ogni edizione di questa commemorazione. La natura del saluto romano, gesto oggetto di controversia e di pronunce della giurisprudenza italiana, continua a essere analizzata alla luce delle leggi che vietano la riorganizzazione del partito fascista e l’apologia di ideologie totalitarie. Secondo pronunce della Cassazione degli anni recenti, il significato del gesto può essere valutato caso per caso, e solo se idoneo a integrare il pericolo concreto di riorganizzazione del partito sciolto può configurare reato, un elemento che alimenta ulteriormente il dibattito pubblico su come lo Stato italiano debba trattare queste manifestazioni.
Una commemorazione che dura decenni, quella di Acca Larentia, dove ogni 7 gennaio la memoria storica si intreccia con la contemporaneità politica e sociale dell’Italia: emergono fratture, si ripropongono eredità ideologiche, si misurano affetti e dissensi. Per molti, la piazza di via Acca Larentia è un luogo di nostalgia e orgoglio identitario; per altri è un monito inquietante, un richiamo a non abbassare la guardia rispetto ai simboli e ai segni che ancora oggi scuotono la coscienza collettiva di una nazione che ha scelto la strada della democrazia antifascista.
Così la Commemorazione Acca Larentia 2026 entra negli annali non soltanto come la ripetizione di un copione consolidato, ma come un’altra pagina di un dibattito nazionale in cui memoria, identità, diritto e costume si scontrano, si confrontano e risuonano nel cuore di Roma e nelle coscienze degli italiani.

