Tangenziale di Napoli: 54 anni di pedaggi, una tassa infinita sui cittadini
Intervista a Sergio Angrisano (CMI): “Un’infrastruttura che ha ampiamente saldato i costi di costruzione, ma i napoletani continuano a pagare. È una vera e propria estorsione”
Napoli, 8 Gennaio 2026
Esmeralda Mameli
Da 54 anni la Tangenziale di Napoli rappresenta un’anomalia tutta italiana: un’arteria urbana essenziale, interamente a pagamento, che continua a gravare quotidianamente sulle tasche dei cittadini. Un tema che torna al centro del dibattito grazie alle parole di Sergio Angrisano, Coordinatore nazionale di CMI – Confederazione Meridionalisti Identitari, che denuncia con forza quella che definisce senza mezzi termini
“ vera e propria estorsione”.
Angrisano parte dal confronto con altre grandi città italiane: il Grande Raccordo Anulare di Roma è gratuito, così come la Tangenziale Est di Milano, dove il pedaggio si applica solo in casi specifici di immissione in autostrada. Napoli, invece, è costellata di caselli. Una scelta che, secondo CMI, non ha più alcuna giustificazione economica. I costi di costruzione, spiega Angrisano, sono stati ampiamente ammortizzati, anche grazie a un volume di traffico che ha superato negli anni gli 87 milioni di transiti annuali. Eppure, i pedaggi non solo restano, ma continuano a rappresentare una fonte di enormi utili per la società concessionaria.
La Tangenziale di Napoli, oggi A56, fu inaugurata ufficialmente l’8 luglio 1972 con l’apertura del primo tratto di circa 5 chilometri tra la Domitiana e Fuorigrotta. I lavori erano iniziati il 25 aprile 1968 e si sono protratti per decenni, tra viadotti, gallerie e successive estensioni, come quelle della Zona Ospedaliera inaugurate nel 1992. Un’opera imponente, nata durante l’amministrazione di Achille Lauro, con la promessa – ricorda Angrisano – che i pedaggi sarebbero stati temporanei, limitati a un periodo compreso tra i cinque e i dieci anni.
Promessa mai mantenuta. Secondo la Confederazione Meridionalisti Identitari, il debito originario sarebbe stato estinto già nel 2001, ma i cittadini hanno continuato a pagare senza che vi fosse un reale ritorno in termini di manutenzione e sicurezza. Ed è proprio sul tema della sicurezza che Angrisano lancia l’allarme: i recenti cedimenti, come quello di viale Umberto Maddalena, hanno mostrato tutta la fragilità dell’infrastruttura e delle aree circostanti. Episodi che riaccendono il timore di tragedie annunciate, in un Paese che ha già conosciuto il dramma del Ponte Morandi di Genova.
Nonostante interventi puntuali, come quelli eseguiti nell’agosto 2025 su alcune rampe per l’adeguamento statico e antisismico, resta aperta la domanda centrale: dove finiscono gli introiti dei pedaggi?
Per Angrisano solo una minima parte viene reinvestita nella manutenzione, mentre il resto si traduce in utili. A questo si aggiungono anomalie quotidiane, come il rifiuto delle monete da 1 e 2 centesimi ai caselli, nonostante siano regolarmente in corso.
CMI avanza due proposte concrete:
rendere gratuito il tratto urbano della Tangenziale, mantenendo il pagamento solo alle barriere di ingresso e uscita dalla città, oppure ridurre il pedaggio a 30 centesimi. Una cifra che, secondo il Coordinatore nazionale, sarebbe più che sufficiente per coprire i costi reali, considerando anche la drastica riduzione del personale ai caselli sostituiti dalle casse automatiche.
Per ottenere un cambiamento, CMI non esclude iniziative di pressione: raccolte firme, volantinaggi ai caselli e, se necessario, azioni eclatanti. L’obiettivo dichiarato è uno solo: restituire ai napoletani un’infrastruttura che considerano già pagata, simbolo di una città che da troppo tempo continua a subire scelte percepite come ingiuste e discriminatorie.

