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Battesimo del Signore 2026 – Significato, liturgia e arte nel dipinto di Elisabetta Sirani

Rivelazione trinitaria, storia liturgica e arte sacra: il senso profondo del Battesimo del Signore dalle origini cristiane al capolavoro di Elisabetta Sirani

11 gennaio 2026

Sharon Persico

L’11 gennaio la Chiesa celebra il Battesimo del Signore, una festa di grande densità teologica e simbolica che segna ufficialmente la conclusione del Tempo di Natale e apre lo sguardo sulla vita pubblica di Gesù. Non si tratta di una semplice commemorazione liturgica, ma di una vera e propria epifania dell’identità di Cristo, una manifestazione solenne in cui, sulle rive del Giordano, si rivela il mistero trinitario: il Figlio immerso nelle acque, lo Spirito che discende in forma di colomba, la voce del Padre che lo proclama Figlio prediletto. È un momento fondativo della fede cristiana, attestato concordemente dai Vangeli sinottici e al tempo stesso un evento che ha attraversato i secoli, modellando liturgia, teologia e arte.

La festa del Battesimo del Signore, così come oggi la conosciamo nel calendario romano, è relativamente recente. Fu istituita come celebrazione autonoma nel 1955 e inizialmente fissata al 13 gennaio; solo con la riforma liturgica del 1969 trovò la sua collocazione definitiva nella domenica successiva all’Epifania. Si tratta dunque di una festa mobile: poiché l’Epifania cade il 6 gennaio, il Battesimo del Signore viene celebrato nella domenica compresa tra il 7 e il 13 gennaio. Lo stesso criterio è adottato anche nel Rito Ambrosiano. Nei Paesi in cui l’Epifania non è riconosciuta come festività civile e viene trasferita alla domenica, il Battesimo del Signore slitta alla domenica successiva o, in casi particolari, al lunedì immediatamente seguente. Queste variazioni, apparentemente tecniche, raccontano in realtà un lungo percorso storico e liturgico, nel quale la Chiesa ha progressivamente chiarito il significato e il ruolo di questa celebrazione.

Nei primi secoli del cristianesimo, infatti, il Battesimo del Signore non costituiva una festa distinta. Nel calendario tridentino il Vangelo del battesimo di Gesù veniva proclamato nell’ottava dell’Epifania, mentre nel rito ambrosiano antico si celebrava la Messa della prima domenica dopo l’Epifania. Ancora più significativa è la tradizione delle Chiese di rito bizantino, che continuano a chiamare questa solennità “Epifania”, sottolineando come il centro della festa non sia tanto la nascita di Gesù, quanto la sua manifestazione al mondo. Un antico inno liturgico orientale lo esprime con straordinaria forza poetica, evocando la Trinità che si rivela in modo indivisibile sulle acque del Giordano e la redenzione dell’umanità dalla schiavitù.

Anticamente, e in parte ancora oggi nella tradizione orientale, l’Epifania univa in un’unica celebrazione tre grandi teofanie: la manifestazione ai Magi, il battesimo nel Giordano e il primo miracolo a Cana di Galilea. Tre eventi diversi, ma legati da un unico filo teologico: la rivelazione progressiva della divinità di Cristo. Non è un caso che molte antifone e inni latini dell’Epifania continuino a richiamare insieme Betlemme, il Giordano e Cana, facendo del tempo successivo al 6 gennaio un periodo di meditazione sulle molteplici manifestazioni del Dio fatto uomo. Fino al IV secolo, inoltre, in molte Chiese la Natività e il Battesimo del Signore venivano celebrati nello stesso giorno, a testimonianza di un’unità teologica profonda tra l’incarnazione e l’inizio della missione salvifica di Gesù. San Girolamo affermava che Cristo, nella natività, venne al mondo in modo nascosto, mentre nel battesimo apparve in modo manifesto; San Giovanni Crisostomo ribadiva che l’Epifania non è la festa della nascita, ma quella della rivelazione al popolo.

Questo stesso mistero ha ispirato nei secoli una straordinaria produzione artistica, tra cui spicca il monumentale Battesimo di Cristo dipinto da Elisabetta Sirani nel 1658, oggi conservato nella Chiesa di San Girolamo della Certosa a Bologna. L’opera, di dimensioni imponenti, segnò il debutto pubblico della pittrice e il suo ingresso ufficiale nel panorama artistico bolognese. A soli diciannove anni, Sirani vinse un prestigioso concorso che le affidò la commissione del dipinto, destinato a uno dei luoghi più autorevoli della città. Nonostante avesse dichiarato di voler consegnare l’opera entro due anni, la pittrice riuscì a completarla in uno solo, ricevendo un compenso di mille lire, cifra considerevole per l’epoca.

Il confronto con la tela sullo stesso soggetto realizzata dal padre Giovanni Andrea Sirani, esposta di fronte alla sua, fu inevitabile e stimolante. Elisabetta scelse consapevolmente di distaccarsi dall’ufficialità classicista paterna, elaborando una composizione di forte impronta barocca, più intima e dinamica. Cristo è raffigurato in ginocchio, con il capo reclinato e le braccia incrociate sul petto, mentre Giovanni Battista, in posizione eretta, compie il gesto del battesimo. Attorno, una folla di popolani osserva la scena, due angeli si preparano a coprire Gesù con un telo, e nel cielo si apre la visione trinitaria: la colomba dello Spirito Santo e Dio Padre circondato da angeli tra le nubi. La resa cromatica, delicata e vibrante, rivela un uso della luce di ascendenza neoveneta, capace di conferire profondità e movimento all’intera scena.

Particolarmente significativo è il dettaglio dell’autoritratto dell’artista, originariamente inserito nella figura di una santina carmelitana sul lato sinistro della tela, con lo sguardo rivolto fiducioso verso il cielo. Sebbene nel tempo questa parte dell’opera sia stata modificata e ridipinta, la testimonianza lasciata dalla stessa Sirani nei suoi appunti conferma la volontà di collocarsi simbolicamente all’interno del mistero rappresentato, quasi a dichiarare che l’arte, come la fede, nasce da uno sguardo che si solleva verso l’alto.

La festa del Battesimo del Signore, nella sua dimensione liturgica, storica e artistica, continua così a parlare all’uomo contemporaneo. Ricorda che la fede cristiana non è solo memoria di un evento passato, ma chiamata viva a riconoscersi figli nel Figlio, immersi nelle acque di una storia che, ancora oggi, chiede di essere illuminata dalla verità e dalla luce che si manifestarono, una volta per sempre, sulle rive del Giordano.