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Comune di Napoli, piano da ~200 milioni per rifare il Maradona e candidarsi a Euro 2032

Il progetto di rifunzionalizzazione presentato alla Regione Campania punta a adeguare lo Stadio Diego Armando Maradona ai requisiti UEFA, con ampliamento, sostenibilità e nuovi spazi commerciali. L’ipotesi di collaborazione con De Laurentiis resta aperta.

20 Gennaio 2026

Sergio Angrisano

Napoli torna a guardare all’Europa partendo dal suo simbolo più iconico, lo Stadio Diego Armando Maradona, e lo fa con un progetto che intreccia visione politica, necessità infrastrutturali e ambizioni internazionali. Il Comune ha inviato alla Regione Campania un articolato Piano di fattibilità tecnica ed economica per i lavori Maradona, stimati in circa 200 milioni di euro, passaggio indispensabile per sostenere la candidatura della città a ospitare alcune partite degli Europei di calcio del 2032, che l’Italia organizzerà insieme alla Turchia. Non si tratta di un’operazione di facciata né di una promessa elettorale: i tempi sono scanditi da scadenze precise imposte dalla UEFA, che entro luglio richiede la presentazione del progetto esecutivo con copertura finanziaria e che il 10 ottobre deciderà quali saranno le cinque città italiane ammesse all’evento continentale. In questo scenario, Napoli è chiamata a giocare una partita decisiva, consapevole che il Maradona, bene pubblico di proprietà comunale, necessita comunque di interventi strutturali profondi, indipendentemente dalle scelte future del Calcio Napoli e del suo presidente Aurelio De Laurentiis.

Il piano approvato da Palazzo San Giacomo e trasmesso alla Regione Campania, racconta una trasformazione radicale dell’impianto di Fuorigrotta. Il cuore dell’intervento è la demolizione dell’attuale primo anello e la costruzione di un nuovo anello in continuità strutturale e funzionale con il secondo, esteso fino al bordo del campo. Una scelta tecnica che risponde alle stringenti norme CONI e UEFA, in particolare sul rispetto dell’angolo di visibilità (il cosiddetto C-value) e sulle distanze minime tra spettatori e terreno di gioco. L’obiettivo dichiarato è restituire allo stadio una fruizione moderna, allineata agli standard internazionali, senza interrompere la sua vita sportiva e sociale: i lavori dovranno essere programmati per fasi, garantendo la continuità operativa dell’impianto e permettendo al Napoli di giocare sempre in casa. I posti temporaneamente non utilizzabili verranno compensati attraverso il recupero di settori del terzo anello, oggi in parte interdetto.

Ed è proprio il terzo anello a rappresentare una delle criticità più delicate dell’intero progetto. Le vibrazioni generate dalla copertura realizzata per i Mondiali di Italia ’90 hanno portato negli anni alla chiusura di circa diecimila posti, con un danno economico e simbolico evidente. Per questo il Comune valuta due strade: un’estensione limitata dell’attuale copertura, con interventi strutturali di modesta entità sulla struttura portante in acciaio, oppure la realizzazione di una nuova copertura integrale in grado di garantire la protezione di tutti i posti a sedere. La scelta non sarà solo tecnica, ma anche economica e funzionale, e sarà preceduta da una comparazione dettagliata dei costi, dei tempi e degli impatti, inclusi quelli sul manto erboso, per il quale saranno coinvolti specialisti agronomi.

Il progetto dei lavori del Maradona non si ferma alla struttura degli spalti. È prevista una riorganizzazione complessiva degli spazi interni, a partire dall’inserimento di skybox, field box e posti VIP nella Tribuna Centrale. Le ipotesi di collocazione sono molteplici: dalle ultime file superiori oggi inutilizzate, agli spazi occupati dal Gruppo Operativo Sicurezza, fino ai volumi del primo anello, qualora le condizioni tecniche e normative lo consentano. Tutte le soluzioni dovranno rispettare i criteri di sicurezza e accessibilità, in linea con le normative vigenti. Il campo di gioco sarà riposizionato per garantire una perfetta simmetria rispetto alla nuova configurazione geometrica degli anelli, migliorando ulteriormente la visibilità e richiedendo una revisione completa degli impianti tecnologici, dall’irrigazione al drenaggio, dall’illuminazione alle alimentazioni elettriche.

Un capitolo centrale riguarda la sicurezza e l’accessibilità. I tecnici incaricati dovranno verificare e, se necessario, adeguare tutte le vie di esodo dei tre anelli, con particolare attenzione al secondo, che potrebbe diventare l’unico livello utilizzato per l’ingresso e l’uscita dagli spalti. Sono previsti ampliamenti delle uscite di emergenza, verifiche sulle scale di accesso e l’inserimento di un numero adeguato di ascensori per garantire la piena fruibilità dello stadio alle persone con disabilità, nel rispetto delle norme sull’abbattimento delle barriere architettoniche. Anche i servizi sanitari e le aree di bar e ristorazione saranno potenziati, soprattutto al secondo anello, per rispondere ai requisiti minimi UEFA per gli stadi di categoria 4, valutando al contempo una razionalizzazione degli spazi alla luce della presenza di punti ristoro esterni e food truck nell’area circostante.

La sostenibilità ambientale attraversa l’intero impianto progettuale. Il Comune intende trasformare il Maradona in un modello di infrastruttura sportiva green, integrando criteri di efficienza energetica e riduzione dell’impatto ambientale. È prevista l’installazione di impianti fotovoltaici sulla copertura, con una superficie stimata di circa 27.000 metri quadrati, estendibile oltre i 35.000 in caso di ampliamento, per la produzione di energia solare e la possibile creazione di una Comunità Energetica Rinnovabile. L’efficientamento degli impianti di illuminazione e climatizzazione, l’uso di lampade LED ad alta efficienza, sensori di presenza e sistemi di automazione sono parte integrante del progetto, così come il recupero e il riuso delle acque meteoriche: si stima che dalla copertura possano essere raccolti oltre 25 milioni di litri d’acqua all’anno, da destinare a usi non potabili come servizi igienici e irrigazione. A questo si aggiungono interventi di rinverdimento delle aree adiacenti allo stadio, con nuove alberature e spazi verdi, e l’implementazione di un sistema completo di raccolta differenziata dei rifiuti, in coerenza con i principi dell’economia circolare.

Il Maradona, nelle intenzioni dell’amministrazione, dovrà essere anche un luogo vivo oltre il calcio. Da qui la previsione di spazi commerciali da collocare a livello zero, nei volumi che si renderanno disponibili con la demolizione e ricostruzione del primo anello. Questi spazi saranno dotati delle principali infrastrutture impiantistiche e di accessi dedicati verso l’esterno, sfruttando aree oggi inutilizzate o dismesse. All’interno di questo disegno trova spazio anche il progetto del “Maradona Experience”, un percorso museale ed espositivo dedicato a Diego Armando Maradona, pensato come esperienza multisensoriale e interattiva, con la possibilità di arrivare fino a bordo campo. Un’operazione che punta a valorizzare l’identità dello stadio e a generare nuove entrate, sia in caso di affidamento a gestori esterni sia in caso di gestione diretta da parte del Comune.

Non mancano gli interventi sulle aree logistiche e sull’impatto urbano. Il piano prevede la riprogettazione degli accessi per carico e scarico, lo spostamento di varchi oggi critici e la riduzione dell’impatto su Via Luigi Tansillo, anche attraverso l’introduzione di sistemi di mitigazione acustica. Particolarmente significativo è il capitolo dedicato ai parcheggi interrati, realizzati per Italia ’90 ma mai entrati in funzione: il progetto prevede il loro ripristino e messa a norma, con circa 26 posti auto sotto la Tribuna Centrale e fino a 200 posti auto o oltre mille posti moto sotto la Curva A, rispondendo a una delle storiche criticità sollevate dallo stesso De Laurentiis.

Il piano contempla infine, uno scenario alternativo, nel caso in cui il Napoli dovesse decidere di lasciare il Maradona per un nuovo stadio di proprietà in un’altra area della città. In questa ipotesi, il Comune prevede una possibile riduzione degli interventi, adattando l’impianto a un utilizzo prevalentemente legato a grandi eventi, concerti e manifestazioni sportive diverse dal calcio. Una prospettiva non teorica, alla luce dei dati economici: solo nel mese di giugno scorso il Comune ha incassato circa 3,2 milioni di euro da eventi extra calcistici. L’assessore alle Infrastrutture Edoardo Cosenza, ingegnere strutturista come il sindaco Gaetano Manfredi, ha chiarito che fermarsi significherebbe rinunciare a Euro 2032, ma ha anche riconosciuto che un nuovo stadio privato potrebbe rappresentare un’opportunità di riqualificazione urbana per altre zone della città.

I lavori del Maradona diventano così il crocevia di una scelta che va oltre lo sport. In gioco c’è la capacità di Napoli di presentarsi come città europea, moderna, sostenibile, capace di gestire grandi eventi senza rinnegare la propria identità. Il dossier inviato alla Regione Campania è un atto politico e tecnico insieme, che chiede risorse, ma offre una visione: quella di uno stadio che non sia solo un luogo di memoria e passione, ma un’infrastruttura contemporanea, aperta, produttiva. La risposta della Regione e il confronto con il governo nazionale saranno decisivi, così come il dialogo, ancora aperto, con il Calcio Napoli. Il tempo stringe e Napoli sa di non potersi permettere esitazioni. Euro 2032 è una sfida, ma anche un’occasione irripetibile per riscrivere il futuro del Maradona e, con esso, un pezzo del futuro della nostra amata città.



Sergio Angrisano

Direttore Editoriale - giornalista televisivo e scrittore