Bluergo e il questionario choc dell’azienda – I lavoratori divisi, la dignità sotto accusa
Nella fabbrica veneta di Castelfranco Veneto una domanda shock ha messo i dipendenti l’uno contro l’altro, scatenando la protesta sindacale e un dibattito sul senso stesso del lavoro.
22 Gennaio 2026
Esmeralda Mameli

Nel silenzio di dicembre, tra numeri di produzione e timori per il futuro, alla Bluergo di Castelfranco Veneto è arrivato un foglio che ha rotto gli equilibri, provocato interrogativi etici e alimentato un acceso dibattito oltre i cancelli della fabbrica stessa: un questionario choc dell’azienda che chiedeva ai lavoratori di scegliere chi tra i loro colleghi andasse “lasciato a casa” in caso di crisi occupazionale. L’iniziativa, concepita dalla direzione dell’azienda veneta di componenti elettrici, ha fatto circolare tra circa sessanta dipendenti un quesito che sembrava più estratto da un copione distopico che da un sondaggio interno: «Quale collega vorresti licenziare?», insieme a suggerimenti sui criteri possibili come chi non ha figli, chi lavora part-time o chi è stato assunto più di recente, con l’invito a indicare nome e cognome dei colleghi scelti.
L’idea, secondo la proprietà, sarebbe stata un “strumento di ascolto” per misurare il clima interno e prevenire tagli al personale, in un momento in cui il mercato mette sotto pressione molte piccole e medie imprese del Nordest. Il titolare della Bluergo ha infatti cercato di difendere il sondaggio sostenendo che l’obiettivo fosse proprio quello di scongiurare i licenziamenti, aprendo un canale di comunicazione sulle percezioni dei lavoratori.
Ma nella realtà, la diffusione di quel questionario ha aperto una ferita profonda nel tessuto sociale dell’azienda. La quasi totalità dei lavoratori si è rifiutata di compilare il modulo, consegnato poco prima delle festività natalizie, percependolo non come un’opportunità di dialogo, ma come un’insidia. Solo una decina di risposte sono state raccolte e restituite alla direzione, mentre il resto dei colleghi ha espresso stupore, disagio e contrarietà, rivolgendosi ai sindacati e chiedendo spiegazioni chiare sui reali obiettivi della dirigenza.
La reazione dei rappresentanti dei lavoratori è stata dura e inequivocabile. La Fiom Cgil di Treviso ha definito l’iniziativa “una mossa scellerata” e un vero e proprio attacco alla dignità dei lavoratori, accusando il questionario di spostare sulle spalle dei dipendenti responsabilità che spettano unicamente al management nelle scelte di revisione degli organici. Per il segretario generale sindacale, chiedere di indicare chi dovrebbe perdere il posto di lavoro «è inaccettabile» e mette una pressione psicologica insostenibile su individui che già vivono incertezza per il futuro economico e professionale.
La critica sindacale non si è limitata a respingere il metodo, ma è stata mossa un’accusa diretta alla logica sottesa alla proposta, considerata non solo irrilevante da un punto di vista giuridico – non essendo prevista da alcuna norma di legge come strumento legittimo di decisione in materia di licenziamenti – ma addirittura divisiva e corrosiva per i rapporti interni. Secondo i sindacalisti, la solidarietà e la coesione tra colleghi dovrebbero essere gli antidoti naturali alle difficoltà aziendali, non strumenti per alimentare conflitti interni.
Il segretario generale regionale della Cisl ha aggiunto che le decisioni in casi di crisi devono essere prese secondo le regole previste dalla normativa vigente e attraverso il confronto sindacale, non tramite questionari che mettono i lavoratori l’uno contro l’altro. Per lavoratori e rappresentanti sindacali, la pratica proposta dalla Bluergo non ha senso né dal punto di vista giuridico né umano, e rischia di innescare dinamiche pericolose.
Il richiamo alla serie tv “Squid Game”, evocato da molte delle reazioni all’interno e all’esterno dell’azienda, cattura bene l’atmosfera di un sondaggio percepito come crudele e divisivo: un gioco dove, simbolicamente, i lavoratori si trovano a dover “sacrificare” i propri colleghi, anziché collaborare per superare insieme il momento di difficoltà. È una metafora in parte involontaria, ma efficace per descrivere l’effetto disgregante prodotto da un questionario che, pur presentato come innocuo, ha toccato nervi scoperti su valori fondamentali come dignità, solidarietà e fiducia reciproca.
Il confronto tra i dipendenti e la proprietà è ora atteso per chiarire le reali intenzioni dell’azienda e discutere delle prospettive occupazionali. L’iniziativa, lungi dall’essere un semplice esercizio di “ascolto del clima”, ha rivelato quanto sia sottile il confine tra coinvolgimento dei lavoratori e strumentalizzazione emotiva, e quanto sia facile, in tempi di crisi, trasformare un ambiente di lavoro in un campo di tensioni, piuttosto, che in un luogo di fiducia. In gioco non ci sono soltanto singoli posti di lavoro, ma la capacità di costruire percorsi condivisi di resilienza e di rispetto per chi ogni giorno – in fabbrica e in ufficio – contribuisce con il proprio impegno alla vita e alla tenuta dell’impresa.

