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Il “Board of Peace” di Trump – Un nuovo organismo internazionale o una sfida all’ONU?

A Davos Donald Trump lancia il suo Consiglio di Pace globale con adesioni eterogenee. Forti critiche dall’Europa e dal mondo.

23 Gennaio 2026

Esmeralda Mameli

Il Board of Peace voluto e annunciato da Donald Trump è stato presentato ufficialmente il 22 gennaio 2026 a Davos. E’ stata una dichiarazione politica forte, che ha immediatamente acceso il dibattito internazionale sul ruolo degli Stati Uniti, sull’efficacia dell’ONU e sulla possibilità che stia emergendo una nuova architettura informale del potere globale. Trump ha assunto la presidenza del Board of Peace a titolo personale, non come organismo istituzionale statunitense, sottolineando sin dall’inizio la natura ibrida dell’iniziativa. Non un trattato internazionale vincolante, ma una piattaforma politica di coordinamento tra leader.

L’invito a partecipare è stato esteso a circa cinquanta Paesi. Le adesioni, tuttavia, si sono rivelate più selettive e politicamente indicative di quanto annunciato inizialmente. Hanno aderito o manifestato sostegno Stati del Medio Oriente e dell’area asiatica come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Egitto, Giordania, Turchia, Pakistan e Indonesia, oltre ad alcuni Paesi dei Balcani come Albania e Bulgaria. L’Europa, invece, ha reagito in modo compatto e prudente: tutti i principali Paesi dell’Unione Europea hanno rifiutato di aderire, con l’eccezione dell’Ungheria di Viktor Orbán, che ha firmato il documento preliminare. Regno Unito, Francia e Germania hanno motivato il rifiuto richiamando il ruolo centrale delle Nazioni Unite e la necessità di evitare strutture parallele prive di legittimazione multilaterale.

Il cuore politico del Board of Peace, almeno nella sua formulazione iniziale, è il Medio Oriente, con particolare riferimento alla crisi di Gaza e ai processi di ricostruzione e stabilizzazione post-conflitto.Non è un dettaglio secondario. Russia e Cina, che stanno ancora valutando l’adesione, hanno posto proprio questo punto come condizione preliminare. Mosca, secondo fonti diplomatiche rilanciate da ANSA e Reuters, non esclude la partecipazione, ma pretende che il Board of Peace non si trasformi in una vetrina personale per Trump e che Vladimir Putin non venga relegato a un ruolo subordinato. Allo stesso tempo, il Cremlino intende coordinarsi con Pechino per evitare frizioni strategiche inutili. La Cina, dal canto suo, guarda con interesse a un forum limitato al Medio Oriente, ma resta fortemente contraria a qualsiasi organismo che possa presentarsi come alternativo all’ONU.

Ed è proprio questo il nodo più delicato. Molti osservatori, analisti e governi sospettano che il Board of Peace rappresenti un tentativo, più o meno esplicito, di aggirare o indebolire il sistema delle Nazioni Unite, accusato da Trump di inefficienza cronica e paralisi politica. Lo stesso Trump, pur negando apertamente di voler sostituire l’ONU, ha parlato di “nuovo realismo diplomatico” e di “leader che decidono senza burocrazia”.  Il Board of Peace non dispone di poteri giuridici, non ha meccanismi sanzionatori né una struttura permanente comparabile a quella dell’ONU. Non può imporre risoluzioni, né intervenire militarmente o economicamente in modo coordinato.

Alla luce delle informazioni verificate, appare quindi improbabile che il Board of Peace diventi un vero sostituto delle Nazioni Unite. Più realistico è interpretarlo come una piattaforma politica parallela, una sorta di vertice permanente tra Paesi allineati o dialoganti con Trump, utile per costruire consenso, influenzare narrative e aprire canali negoziali informali. Una “coalizione dei volenterosi” aggiornata al XXI secolo, priva però della legittimazione universale che solo l’ONU può rivendicare. La sua esistenza, tuttavia, è già di per sé un segnale potente. Indica che il sistema multilaterale tradizionale è percepito come insufficiente da una parte rilevante degli attori globali.

Il Board of Peace si colloca così in una zona grigia della diplomazia internazionale, tra ambizione e propaganda, tra reale volontà di mediazione e costruzione di un nuovo equilibrio di potere personale. La sua evoluzione dipenderà dalle scelte di Russia e Cina, dalla tenuta del fronte europeo e dalla capacità di Trump di trasformare un’iniziativa fortemente personalistica in uno strumento credibile. Per ora, più che una rivoluzione dell’ordine mondiale, il Board of Peace appare come il riflesso di un mondo sempre più frammentato, in cui anche la pace diventa terreno di competizione politica.