Gli Stati Uniti escono dall’OMS senza pagare i contributi dovuti
Washington lascia l’Organizzazione mondiale della sanità il 22 gennaio 2026 senza saldare centinaia di milioni di dollari di contributi obbligatori e volontari promessi.
24 Gennaio 2026
Esmeralda Mameli
L’uscita degli Stati Uniti dall’Organizzazione mondiale della sanità segna una frattura profonda nell’architettura della cooperazione sanitaria globale costruita nel secondo dopoguerra. Dal 22 gennaio 2026 Washington non è più membro dell’OMS e lascia dietro di sé un conto aperto che pesa come un macigno: circa 278 milioni di dollari in contributi obbligatori non versati per il biennio 2024-2025, a cui si aggiungono promesse di contributi volontari per circa 490 milioni di dollari, destinati a programmi cruciali come le emergenze sanitarie, la lotta alla tubercolosi e l’eradicazione della poliomielite. La risoluzione congiunta del Congresso del 1948, che disciplina l’adesione statunitense all’agenzia dell’ONU, prevedeva esplicitamente che ogni obbligo finanziario dovesse essere saldato prima di un eventuale ritiro. Questo passaggio, confermato da documenti ufficiali e ricordato da testate come Stat News e Wired, non è stato rispettato. Un portavoce del Dipartimento di Stato ha dichiarato senza ambiguità che non esiste alcuna possibilità che il debito venga saldato, ribadendo che
“gli Stati Uniti non effettueranno alcun pagamento all’OMS prima del ritiro”
e motivando la scelta con il presunto fallimento dell’organizzazione durante la pandemia di Covid-19 e con il costo, ritenuto eccessivo, sostenuto dai contribuenti americani. Dietro queste parole si intravede una visione precisa del multilateralismo: non più strumento di coordinamento e responsabilità condivisa, ma vincolo scomodo da cui liberarsi quando entra in conflitto con interessi nazionali, politici ed economici immediati. L’amministrazione Trump aveva già tentato un’uscita dall’OMS durante il primo mandato, bloccata allora dall’intervento dell’amministrazione Biden prima della scadenza del periodo di preavviso. Questa volta, però, il percorso è arrivato a compimento e il disimpegno è stato di fatto immediato già al momento dell’annuncio, con l’interruzione dei rapporti operativi e finanziari. Le conseguenze per l’OMS sono state rapide e tangibili: congelamento delle assunzioni, riduzione drastica dei viaggi, riunioni spostate online, rallentamento dei progetti di rinnovamento tecnologico e, soprattutto, una riduzione dell’organico che secondo Stat News porterà a un taglio di oltre il 20 per cento del personale. Il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus ha parlato apertamente di una decisione che indebolisce la sicurezza sanitaria globale, ricordando che anche gli Stati Uniti perderanno accesso privilegiato a reti di sorveglianza epidemiologica e a flussi informativi fondamentali per intercettare nuove minacce. La vicenda del debito non pagato è un precedente politico e giuridico che rischia di minare la credibilità stessa delle istituzioni multilaterali. Se il principale finanziatore storico di un’agenzia ONU può uscire senza onorare gli impegni assunti, quale messaggio viene inviato agli altri Stati membri? E quale forza normativa resta a regole che dovrebbero valere per tutti allo stesso modo? La scelta americana si inserisce in un contesto di progressivo smantellamento o indebolimento degli organismi internazionali, accusati di inefficienza, parzialità o ingerenza, ma anche sempre più percepiti come potenziali strumenti di controllo esterno su politiche nazionali e, soprattutto, su settori strategici ad altissima redditività. Negli ultimi anni, come documentato da inchieste di testate internazionali quali The Guardian, The Intercept e Al Jazeera, il confine tra innovazione tecnologica civile e applicazioni militari si è fatto sempre più sottile, in particolare nel campo dell’intelligenza artificiale e delle infrastrutture digitali. Grandi aziende tecnologiche statunitensi hanno stipulato contratti miliardari con apparati militari e governi, inclusi quelli coinvolti in conflitti armati sotto osservazione internazionale, fornendo sistemi di cloud, analisi dei dati e algoritmi avanzati. In questo scenario, le organizzazioni internazionali e le corti sovranazionali rappresentano uno dei pochi spazi residui in cui potrebbero emergere responsabilità giuridiche per l’uso di queste tecnologie in violazioni dei diritti umani, come evidenziato da rapporti di Amnesty International e Human Rights Watch. L’uscita degli Stati Uniti dall’OMS, insieme al ritiro o al ridimensionamento del sostegno ad altre agenzie ONU, contribuisce a creare un vuoto normativo e politico in cui la regolazione globale appare sempre più fragile. Non è un caso che, parallelamente, alcuni Stati federati americani, come la California, abbiano annunciato forme di collaborazione diretta con l’OMS per mantenere un canale operativo aperto, riconoscendo implicitamente il valore di una rete sanitaria globale al di là delle scelte della Casa Bianca. Il paradosso è evidente: mentre le minacce sanitarie, climatiche e tecnologiche sono per loro natura transnazionali, la risposta politica tende a rinchiudersi entro confini nazionali, spesso accompagnata da una retorica di autosufficienza che mal si concilia con la realtà dei fatti. La pandemia di Covid-19 ha dimostrato, al di là di errori e limiti dell’OMS, quanto la condivisione rapida di dati, competenze e risorse sia essenziale per contenere crisi che non rispettano frontiere. Rinunciare a questo spazio di coordinamento, e farlo lasciando debiti irrisolti, significa non solo indebolire un’istituzione, ma erodere un principio: quello della responsabilità condivisa. Gli Stati Uniti, uscendo dall’OMS senza pagare il conto, hanno scelto di trasformare un dissenso politico in un atto di rottura che avrà effetti duraturi sulla governance globale della salute. Resta ora da capire se questo vuoto verrà colmato da altri attori, se l’OMS riuscirà a riformarsi e a reggere l’urto finanziario, e soprattutto se il mondo potrà permettersi, alla prossima emergenza, un sistema internazionale ancora più frammentato e diseguale.

