Regolamento marchi Comune di Napoli – Stop al nome “Napoli” per armi, tabacco e alcolici
Il Comune di Napoli prepara un regolamento per l’uso del nome della città nei marchi d’impresa: esclusi prodotti tabacco, superalcolici, farmaci, armi, pornografia e giochi d’azzardo
27 Gennaio 2026
Sharon Persico
Napoli non è solo una città, è il suono di un nome che racconta una storia millenaria, che evoca identità, cultura, contraddizioni e bellezza. Proprio per questo il Comune di Napoli ha deciso di intervenire con decisione sull’uso commerciale della propria denominazione, mettendo ordine in un ambito che negli ultimi anni ha visto un proliferare di marchi e prodotti che utilizzano il nome della città come leva di marketing. Con la delibera di proposta al Consiglio comunale n. 643 del 19 dicembre 2025, firmata dall’assessora al Turismo e alle Attività produttive Teresa Armato, Palazzo San Giacomo introduce un Regolamento per l’autorizzazione all’uso del nome “Napoli” nei marchi d’impresa, stabilendo limiti chiari e criteri stringenti.
Il principio è semplice, ma politicamente e simbolicamente forte: non tutto può chiamarsi Napoli. In particolare, il nome della città non potrà più essere utilizzato per marchi legati a tabacco, superalcolici, pornografia, armi, giochi d’azzardo e farmaci. Settori considerati incompatibili con l’immagine pubblica e i valori che l’amministrazione intende promuovere, soprattutto in una fase storica in cui Napoli è al centro di una rinnovata esposizione internazionale, tra grandi eventi sportivi e una crescita costante del turismo. Il marchio Napoli, già registrato dal Comune, viene così tutelato come bene collettivo, non come semplice etichetta commerciale.
Il regolamento si inserisce nel solco del Codice della proprietà industriale e richiama quanto già stabilito dal decreto legge 58 del 2019, secondo cui i nomi degli enti pubblici non possono essere registrati come marchi senza autorizzazione dell’autorità competente. In caso di parere negativo dell’ente, l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM) è tenuto a respingere la domanda. Proprio per evitare decisioni arbitrarie e per dare trasparenza al processo, il Comune di Napoli ha deciso di disciplinare in modo puntuale l’intera procedura.
Chi vorrà utilizzare il nome della città in un marchio dovrà presentare una domanda dettagliata, indicando motivazioni, finalità, tipologia di prodotti o servizi e territori di commercializzazione. Sarà valutata la capacità del marchio di diffondere un’immagine positiva di Napoli, senza risultare offensivo, contrario al buon costume o lesivo della reputazione della città e dei suoi abitanti. A esaminare le richieste sarà una Commissione comunale, mentre il rilascio dell’autorizzazione spetterà al Servizio Osservatorio Urbano per il Turismo e il Marketing Territoriale. L’autorizzazione avrà durata decennale, come la registrazione del marchio, e sarà soggetta a controlli periodici, anche a campione.
Non mancano le sanzioni: per chi viola le regole sono previste multe da 25 a 500 euro, oltre alla possibile revoca dell’autorizzazione. Un segnale che indica la volontà dell’amministrazione di esercitare un controllo reale e non solo formale. Il regolamento è stato discusso in Commissione Polizia Municipale e Regolamenti, presieduta da Pasquale Esposito, alla presenza anche del presidente della Commissione Attività Produttive Luigi Carbone, e rappresenta un passaggio politico significativo nel rapporto tra identità territoriale e mercato.
In gioco non c’è soltanto la tutela di un nome, ma la difesa di un patrimonio simbolico condiviso.
Napoli, oggi più che mai, rivendica il diritto di decidere come e da chi essere raccontata, anche attraverso i marchi che portano il suo nome.

