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Operazione Liberterra III: 3.744 arresti in 119 Paesi contro la tratta di esseri umani

Una delle più vaste operazioni antitratta mai coordinate da Interpol salva oltre 4.400 vittime e apre 720 nuove indagini internazionali

29 Gennaio 2026

Esmeralda Mameli

Tra banche dati condivise, intercettazioni incrociate, cooperazione multilaterale e nel silenzio operativo che precede le grandi azioni internazionali, si è costruita quella che oggi viene definita la più vasta operazione mai realizzata contro la tratta di esseri umani e il traffico di migranti. L’operazione “Liberterra III”, coordinata dall’Interpol, ha coinvolto 119 Paesi e oltre 14.000 agenti tra il 10 e il 21 novembre 2025, dando luogo a un’azione globale senza precedenti per estensione, complessità e risultati. Il bilancio ufficiale parla di 3.744 arresti, più di 1.800 dei quali direttamente collegati a reati di tratta di esseri umani e traffico di migranti, della protezione di 4.414 potenziali vittime e dell’identificazione di quasi 13.000 persone coinvolte in schemi di migrazione irregolare, oltre all’avvio di 720 nuove indagini internazionali. Numeri che non raccontano solo un’operazione di polizia, ma una fotografia cruda e attuale di uno dei crimini più redditizi e disumani del nostro tempo .

Secondo l’Interpol, Liberterra III rappresenta un punto di svolta non solo per l’impatto repressivo sulle organizzazioni criminali, ma per la capacità di leggere e anticipare l’evoluzione delle reti di sfruttamento. Le indagini, hanno infatti, messo in luce un cambiamento significativo nelle rotte della tratta: non più soltanto flussi dall’Africa verso l’Europa o il Medio Oriente, ma un sistema sempre più articolato che coinvolge vittime sudamericane e asiatiche trafficate verso o attraverso l’Africa. Un’inversione di paradigma che segnala come le organizzazioni criminali si adattino rapidamente ai mutamenti geopolitici, alle crisi economiche e climatiche e alle falle nei sistemi di controllo internazionali. Come ha dichiarato il Segretario Generale dell’Interpol Valdecy Urquiza,

“le reti criminali si evolvono costantemente, sfruttando nuove rotte, piattaforme digitali e popolazioni vulnerabili; identificare questi schemi significa poter intervenire prima, distruggere le reti e proteggere le vittime” .

Lo sfruttamento sessuale resta la forma più diffusa di tratta, ma l’operazione Liberterra III ha evidenziato un forte incremento di casi legati al lavoro forzato, alla servitù domestica, alla criminalità organizzata e, in alcune aree, anche al traffico di organi. In Africa occidentale e centrale, in Paesi come Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Ghana, Senegal e Sierra Leone, le forze dell’ordine hanno smantellato numerosi centri di reclutamento e sfruttamento, spesso mascherati da agenzie di collocamento o reti informali di intermediazione. Qui le vittime venivano adescate con promesse di lavoro all’estero e costrette a pagare somme elevatissime, entrando in meccanismi che ricordano veri e propri schemi piramidali: per alleggerire il debito, erano obbligate a reclutare a loro volta amici e familiari, alimentando una catena di sfruttamento senza fine .

Le operazioni si sono estese lungo alcune delle rotte migratorie più pericolose del mondo, dalle coste atlantiche del Senegal e della Guinea-Bissau fino ai corridoi terrestri che attraversano il Maghreb, il Sud America e il Sud-Est asiatico. In Asia, le autorità hanno scoperto operazioni di sfruttamento su larga scala, come nel caso di un complesso in Myanmar dove oltre 450 lavoratori vivevano e operavano in condizioni riconducibili al lavoro forzato. Episodi che confermano come la tratta non sia un fenomeno marginale o confinato a specifiche aree del pianeta, ma un sistema globale, radicato nei circuiti dell’economia illegale e spesso intrecciato con frodi finanziarie, traffico di stupefacenti e riciclaggio di denaro .

A dare ulteriore peso ai dati emersi da Liberterra III è il Rapporto Globale sulla Tratta di Persone 2024 dell’UNODC, che descrive un fenomeno in netto peggioramento. L’analisi, condotta su 156 Paesi e relativa al periodo 2019-2023, evidenzia come nel 2022 il numero delle vittime di tratta sia aumentato del 25% rispetto al 2019, con un incremento del 31% nel traffico di minori. Donne e ragazze rappresentano il 61% delle vittime a livello globale, principalmente sfruttate sessualmente, mentre i minori maschi risultano più frequentemente coinvolti in lavoro forzato, criminalità forzata e accattonaggio. Il rapporto sottolinea inoltre come povertà, conflitti armati e crisi climatiche stiano ampliando il bacino di persone vulnerabili, creando le condizioni ideali per l’espansione delle reti criminali .

Liberterra III si inserisce dunque, in un contesto internazionale segnato da una crescente consapevolezza, ma anche da una drammatica urgenza. L’operazione non si è limitata agli arresti: ha rafforzato lo scambio di intelligence tra Paesi, l’utilizzo di strumenti digitali per il monitoraggio delle reti criminali e la cooperazione giudiziaria transnazionale. Un approccio che riconosce come la tratta di esseri umani non possa essere affrontata solo come questione di sicurezza, ma come emergenza umanitaria e violazione sistemica dei diritti fondamentali.

Dietro ogni numero comunicato dall’Interpol c’è una storia di violenza, inganno e perdita di libertà, ma anche, in alcuni casi, di salvezza e possibilità di ricostruzione. La protezione di oltre 4.400 potenziali vittime rappresenta uno degli aspetti più significativi dell’operazione Liberterra III, perché restituisce centralità alle persone e non solo ai risultati repressivi. Gli stessi organismi internazionali avvertono che il contrasto alla tratta richiede interventi strutturali: politiche di prevenzione, tutela legale delle vittime, canali di migrazione sicura e un impegno concreto contro le disuguaglianze globali che alimentano lo sfruttamento.

La portata di Liberterra III dimostra che la cooperazione internazionale può colpire duramente anche i sistemi criminali più complessi, ma al tempo stesso rivela quanto il fenomeno sia radicato e adattabile. È una vittoria significativa, ma non definitiva, in una battaglia che si gioca ogni giorno sui confini, nei quartieri invisibili delle metropoli e nei vuoti lasciati da guerre, povertà e crisi ambientali. La tratta di esseri umani resta una delle sfide più oscure del nostro tempo e operazioni come Liberterra III segnano un passo avanti decisivo, ricordando che la difesa della dignità umana non può conoscere confini né pause .