Commissioni regionali Campania – Scontro politico e decreti firmati da Manfredi
Mentre infuria la battaglia interna “A testa alta” e nel Pd sul ruolo nelle commissioni, il presidente del Consiglio regionale Manfredi firma i decreti e convoca l’insediamento delle commissioni per oggi.
5 Febbraio 2026
Sergio Angrisano
La crisi interna che ha accompagnato la costituzione delle commissioni regionali in Campania ha vissuto un lunedì e martedì di tensioni, accuse e rotture che portano la traccia di un conflitto fra leadership, fedeltà di gruppo e aspettative di potere. È una storia di promesse tradite e di corridoi infuocati, dove per giorni consiglieri, capigruppo e dirigenti si sono contesi non solo poltrone, ma lo stesso significato di una coalizione di maggioranza che — pur conquistata con un largo consenso elettorale — rischia di incrinarsi per questioni di spartizione interna e orgoglio personale. La firma finale dei decreti per la costituzione delle otto commissioni consiliari permanenti da parte del presidente del Consiglio regionale, Massimiliano Manfredi, rappresenta il momento in cui la politica istituzionale si è imposta — seppure a stento — a quella delle schermaglie interne, segnando una tappa fondamentale e controversa nell’avvio operativo della legislatura.
La vicenda si consuma in una regione che solo poche settimane fa ha rinnovato il Consiglio regionale e ha consegnato al centrosinistra una maggioranza solida — con Roberto Fico eletto presidente della Regione Campania e il Pd primo partito della coalizione — ma ora si trova davanti alle difficoltà di trasformare una vittoria elettorale in un’agenda di governo coesa. L’elezione di Manfredi alla presidenza dell’Assemblea, avvenuta a fine dicembre con una larga convergenza fra i gruppi, rappresentava un segnale di unità; ma la fase successiva, quella delicata della scelta dei presidenti e dei membri delle commissioni, ha rivelato crepe e ambizioni che non si erano spente durante la campagna elettorale.
All’origine dello scontro ci sono dinamiche che non si riducono a meri nomi, ma riflettono tensioni profonde tra le liste e le anime del campo largo campano. La lista “A testa alta”, costruita attorno alla figura dell’ex presidente Vincenzo De Luca come soggetto politico autonomo e rilevante dentro la coalizione, ha ottenuto un numero di presidenze e incarichi nelle commissioni superiore alle aspettative iniziali, ma non senza costi interni. La lite più clamorosa si è consumata tra Gennaro Oliviero — figura storica della politica campana e già presidente del Consiglio regionale — e Luca Cascone, esponente che nella dinamica regionale ha incarnato l’asse dei “deluchiani” e che si è mosso con decisione per accaparrarsi la potente commissione Trasporti e Urbanistica. Le due versioni che circolano su quanto accaduto — da quella secondo cui Oliviero avrebbe unilateralmente inserito il proprio nome in un posto non concordato, a quella che parla invece, di una riorganizzazione interna, descrivono un clima che va ben oltre un semplice disaccordo tattico.
Nel Partito Democratico lo scontro riguarda soprattutto la prestigiosa e strategica commissione Sanità, con Bruna Fiola e Corrado Matera in prima linea. Le tensioni all’interno del Pd su questo punto riflettono vecchie e nuove rivalità, accentuate da questioni di opportunità politica e da una possibile ombra di conflitto d’interesse legata alla storia familiare di Matera e al suo coinvolgimento con strutture sanitarie private della provincia di Salerno, elemento che ha aggiunto un ulteriore livello di contenzioso alla partita.
L’intero gioco di scacchi istituzionale ha rischiato di paralizzare l’attività consiliare, tanto che, senza un intervento deciso, il Consiglio regionale si sarebbe trovato, a oltre un mese dalla prima seduta, senza la maggior parte delle commissioni operative e quindi, incapace di esaminare i provvedimenti più urgenti. A questa lotta intestina, l’opposizione di centrodestra ha osservato con attenzione, pronta a sfruttare eventuali crepe nella maggioranza per ottenere visibilità politica e terreno per future iniziative parlamentari.
La firma di Manfredi sugli otto decreti — un atto formale che avrebbe potuto restare un dettaglio burocratico — assume dunque la valenza di una resa dei conti. Il presidente dell’Assemblea ha voluto imprimere un’accelerazione significativa all’avvio dei lavori consiliari, sottolineando la necessità di un calendario di convocazioni serrato e un monito implicito ai partiti perché trovino accordi condivisi e ha lanciato un segnale forte a chi pensava di poter imporre i propri giochi di potere a spese dell’istituzione.
Oggi, quando le commissioni saranno insediate e gli uffici di presidenza eletti, la macchina regionale entrerà in funzione pienamente. I presidenti dei gruppi e i membri delle commissioni inizieranno immediatamente a esaminare provvedimenti già assegnati, tra cui il rendiconto finanziario e il disegno di legge sul salario minimo e si prepareranno a definire le quattro commissioni speciali che dovranno garantire l’iniziativa di controllo e proposta delle forze di minoranza.
In questo intreccio di ambizioni, rivendicazioni, tattiche e personalismi, ciò che emerge è un quadro politico campano che prova a trasformare una vittoria elettorale in una governance efficace, ma che deve confrontarsi con le sfide di una coalizione composita e a tratti frammentata. È una narrazione che racconta molto di più di nomi e poltrone, parla di un tempo politico in cui le identità interne ai partiti e alle liste continuano a giocare un ruolo decisivo e in cui il destino delle istituzioni passa attraverso ogni singola decisione di potere e le sue conseguenze sull’appetito di chi comanda.

