Ushakov a Napoli nel 1799: La riconquista della città, i caduti russi e il legame storico Napoli – Russia dimenticato dalla memoria ufficiale
Ushakov a Napoli nel 1799: storia, fede e geopolitica dalla caduta della Repubblica Napoletana alla commemorazione odierna nella Chiesa di Santa Maria del Buon Morire
14 Febbraio 2026
Sergio Angrisano
Napoli continua a interrogarsi sulla propria storia, sui fili nascosti che legano il Mediterraneo ai grandi equilibri europei. La memoria della campagna del 1799 torna oggi a farsi presenza viva, concreta, carica di significati politici, culturali e spirituali, attorno alla figura dell’ammiraglio russo Fëdor Fëdorovič Ušakov, protagonista assoluto della stagione militare che vide la Russia impegnata direttamente nel Mezzogiorno d’Italia contro l’espansione della Francia rivoluzionaria e contro l’esperienza della Repubblica Napoletana, instaurata sotto la protezione delle armi francesi. La storia di Ushakov, oggi ricordato dalla Chiesa ortodossa come santo guerriero e patrono della marina russa, non appartiene soltanto alle cronache navali del Settecento, ma si intreccia in modo diretto con le vicende della città di Napoli e con il destino politico del Mezzogiorno, nel quadro di quella grande coalizione internazionale che, tra il 1798 e il 1799, cercò di fermare l’avanzata francese in Europa e nel Mediterraneo.
Ushakov, ufficiale formatosi nella Marina imperiale russa, era già considerato uno dei più brillanti comandanti navali del suo tempo quando, su ordine dello zar Paolo I, ricevette il compito di guidare una spedizione nel Mediterraneo orientale e centrale, con l’obiettivo di colpire il sistema di basi francesi e di riaprire spazi di influenza per le potenze della coalizione. La sua impresa più celebre, l’assedio e la presa di Corfù tra il 1798 e il 1799, segnò uno spartiacque strategico fondamentale: la caduta della principale roccaforte francese nel mar Ionio rese possibile il controllo delle rotte verso l’Adriatico e l’Italia meridionale e trasformò la flotta russa in un attore decisivo nelle operazioni contro la Francia rivoluzionaria. Da quel momento, la presenza russa nel Mediterraneo divenne una forza capace di incidere direttamente sugli equilibri politici della penisola italiana.
È in questo contesto che si colloca il legame tra Ushakov e Napoli. La caduta della Repubblica Napoletana nel giugno del 1799 non fu l’esito di una convergenza di forze: le truppe sanfediste del cardinale Ruffo, l’appoggio britannico, l’azione di figure come l’ammiraglio Horatio Nelson e soprattutto il decisivo contributo navale russo, che garantì protezione marittima, sbarchi di reparti, controllo delle comunicazioni e pressione costante sulle postazioni francesi lungo la costa. Le fonti storiche concordano nel riconoscere che la flotta di Ushakov fornì supporto diretto alle operazioni che portarono alla riconquista della capitale e al collasso definitivo dell’apparato repubblicano partenopeo, inserendo l’evento napoletano in un’ ampia strategia mediterranea che mirava a spezzare l’influenza francese dall’Adriatico al Tirreno.
Il ritorno sul trono di Ferdinando IV e la restaurazione borbonica furono accompagnati dal riconoscimento ufficiale del ruolo svolto dagli alleati stranieri. Non è un dettaglio marginale che Ushakov venne insignito del prestigioso Ordine di San Gennaro, massima onorificenza del Regno di Napoli, riservata a personalità ritenute determinanti per la difesa della monarchia e dello Stato. Un atto politico, prima ancora che cerimoniale, che certifica come la corte napoletana riconoscesse nella presenza russa uno dei pilastri della propria sopravvivenza in una fase drammatica di crisi internazionale.
Questa pagina di storia, a lungo rimasta ai margini della narrazione pubblica nazionale, è tornata oggi al centro dell’attenzione anche nella dimensione simbolica e religiosa.
Presso la Chiesa di Santa Maria del Buon Morire, nel cuore della città di Napoli, il metropolita Michele della Chiesa ortodossa ha ricordato i soldati russi caduti nelle operazioni contro i giacobini francesi nel territorio del Regno delle Due Sicilie, richiamando la memoria di quella stagione di sangue, alleanze e sacrifici che contribuì a ridisegnare il volto politico del Mezzogiorno.
Nel corso della celebrazione è stata onorata la figura di San Teodoro, nome con il quale la tradizione ortodossa venera lo stesso Ushakov, ricordato non solo come comandante invincibile, mai sconfitto in battaglia, ma come uomo di profonda fede, che negli ultimi anni della sua vita scelse il ritiro, la preghiera e l’assistenza ai poveri.
Il richiamo al conferimento dell’Ordine di San Gennaro, pronunciato durante la commemorazione, è la riaffermazione di un legame politico e culturale tra Napoli e la Russia che affonda le sue radici nella fine del Settecento e che, per lungo tempo, è stato oscurato da una lettura esclusivamente francocentrica o anglocentrica delle vicende mediterranee. In realtà, la presenza russa nel Sud Italia non fu episodica né secondaria, ma parte integrante di una strategia continentale che vedeva il Mediterraneo come spazio decisivo per il contenimento dell’espansione rivoluzionaria.
Accanto alla dimensione religiosa e istituzionale, l’iniziativa di oggi ha visto anche l’impegno diretto della Confederazione Meridionalisti Identitari – CMI, che da anni lavora per riportare alla luce una storia meridionale sottratta alla marginalità e alla rimozione. CMI ha rivendicato il valore di questo momento commemorativo come atto di ricostruzione di un solco storico volutamente coperto, quello che unisce Napoli alla Russia sul piano diplomatico, militare e culturale e che dimostra come il Sud non sia stato soltanto teatro passivo delle grandi manovre europee, ma luogo centrale di decisioni e alleanze capaci di incidere sugli equilibri internazionali.
Ushakov rappresenta una chiave di lettura alternativa della storia del Mezzogiorno, troppo spesso raccontata solo come spazio di arretratezza o di dipendenza, mentre fu, alla fine del XVIII secolo, uno dei nodi strategici della politica europea. La riconquista di Napoli del 1799, resa possibile anche dal decisivo contributo russo, dimostra come la città fosse al centro di un sistema di alleanze che coinvolgeva Londra, San Pietroburgo, Istanbul e Vienna, in un intreccio di interessi che faceva del Mediterraneo una vera e propria scacchiera geopolitica.
Rievocare oggi, con rigore documentale e consapevolezza storica, il ruolo di Fëdor Fëdorovič Ušakov nella caduta della Repubblica Napoletana e nella restaurazione borbonica non significa celebrare una restaurazione politica in senso ideologico, ma restituire complessità alla storia di Napoli e del Sud Italia. Significa riconoscere che la città, in uno dei momenti più drammatici della propria vicenda moderna, fu anche crocevia di potenze globali, luogo di confronto tra modelli politici antagonisti, spazio di conflitto tra rivoluzione e tradizione, tra nuovi equilibri europei e antiche sovranità. La memoria odierna, celebrata nel silenzio solenne di una chiesa napoletana e sostenuta dall’impegno civile della Confederazione Meridionalisti Identitari, restituisce finalmente voce a una pagina di storia che non appartiene soltanto al passato, ma continua a interrogare il presente di Napoli e del Mezzogiorno sul proprio ruolo nello spazio mediterraneo ed europeo.

