Politica Internazionale

Iran dichiara forze aeree e marine dell’UE terroristiche – Nuova escalation nelle relazioni Bruxelles-Teheran

Teheran risponde alla decisione del Consiglio europeo sul Corpo delle Guardie rivoluzionarie con una mossa simbolica e politica di forte impatto diplomatico.

22 Febbraio 2026

Esmeralda Mameli 

L’Iran ha alzato drammaticamente la posta nello scacchiere delle relazioni internazionali dichiarando formalmente le forze aeree e marine degli Stati membri dell’Unione Europea come “organizzazioni terroristiche”, un gesto che ha sorpreso e sconcertato diplomatici e analisti di tutto il mondo e che segna un punto di non ritorno nelle tensioni tra Teheran e Bruxelles. L’annuncio, diffuso sabato dal Ministero degli Esteri iraniano, non è una semplice dichiarazione retorica ma un atto politico e giuridico che si inscrive in una spirale di escalation iniziata con la decisione dell’Unione Europea di includere il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) nella sua lista delle organizzazioni terroristiche, una mossa che l’Iran ha definito

“illegale, ingiustificata e contraria ai principi fondamentali della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale”.

La reazione di Teheran, che ha proclamato terroristici non solo gli apparati delle Guardie Rivoluzionarie, ma tutte le marine e aviazioni militari degli Stati dell’Unione, può sembrare a prima vista simbolica, quasi grottesca, eppure rivela una strategia deliberata di contromossa normativa. Secondo quanto riferito dal comunicato ufficiale, l’Iran si è richiamato a una legge interna del 2019, varata all’indomani della designazione da parte degli Stati Uniti delle stesse Guardie Rivoluzionarie come gruppo terrorista, che prevede l’applicazione di “misure reciproche” contro tutti i Paesi che, in qualsiasi modo, rispettano o appoggiano quella decisione statunitense.

La scelta di etichettare come terroristiche le forze aeree e marine UE  è  un segnale di sfida nei confronti dell’ordine normativo internazionale: Teheran accusa l’Unione di essersi allineata alle posizioni di Washington, violando la sovranità e il principio di non interferenza reciproca sancito dalle Nazioni Unite. L’Iran mira a utilizzare questa disposizione legale interna come una sorta di carta da giocare contro l’Occidente, trasformando un’azione diplomatica – la lista delle entità terroristiche – in una contromisura che confonde categorie giuridiche e simboliche in un clima di reciproche accuse.

Per comprendere la portata di questo sviluppo, è necessario tornare alle origini della controversia: il 29 gennaio scorso il Consiglio dell’Unione Europea ha formalmente approvato l’inserimento delle Guardie della Rivoluzione nella lista delle organizzazioni terroristiche dell’UE, dopo anni di dibattito interno nel blocco comunitario e sulla scia della repressione delle proteste nel Paese iraniano. Secondo Bruxelles, la Guardia Rivoluzionaria ha avuto un ruolo chiave nella violenta repressione delle manifestazioni interne e rappresenta una minaccia anche per la sicurezza regionale e internazionale, mettendo la Repubblica islamica su un piano di equivalenza con gruppi come Al Qaeda o lo Stato Islamico.

Questa designazione, percepita a Teheran come un passo senza precedenti, ha provocato reazioni di sdegno nella leadership iraniana. I portavoce di governo e i diplomatici hanno bollato la mossa come un atto di “allineamento cieco” agli interessi e alle pressioni degli Stati Uniti, accusando l’Unione di ignorare le complesse dinamiche interne iraniane e di partecipare a una narrazione ostile costruita da Washington e da altri alleati occidentali.

L’effetto immediato di questa escalation mina ulteriormente un dialogo già fragile tra il blocco europeo e l’Iran, in un momento in cui la questione nucleare, le sanzioni economiche e l’instabilità in Medio Oriente sono al centro di discussioni serrate e di negoziati intermittenti, ma apre anche una questione sul terreno del diritto internazionale: che peso possono avere designazioni reciproche di questo tipo quando dirigenti e Governi utilizzano la categoria del “terrorismo” in modo politicizzato per colpire avversari strategici? La risposta a questa domanda non è scontata e rischia di erodere ulteriormente programmi diplomatici e meccanismi multilaterali di cooperazione se non si trovano vie per riportare il confronto a binari istituzionali e meno conflittuali.

La mossa di Teheran potrebbe avere un impatto reale sulle relazioni bilaterali tra l’Unione Europea e la Repubblica Islamica, non solo sul piano simbolico ma anche su quello pratico, con possibili ripercussioni su assetti militari, accordi commerciali e cooperazioni nel Mediterraneo e nel Golfo Persico. Perché quando uno Stato definisce “terroristiche” le forze armate regolari di un gruppo di Stati seri e riconosciuti come membri dell’UE, la distinzione tra normali strumenti di difesa e presunti attori di terrorismo si sfuma, creando un terreno minato per ogni futura interlocuzione.

In questo clima di alta tensione, l’Unione Europea e i singoli governi degli Stati membri dovranno ora decidere come rispondere a una provocazione così netta.  Potrebbero emergere nuove sanzioni, contromisure diplomatiche o degenerare in conflitti più ampi. Quello che è certo è che la designazione da parte dell’Iran delle forze aeree e marine UE come terroristiche non rappresenta una semplice schermaglia verbale, bensì un segnale politico potente e carico di conseguenze per l’architettura della sicurezza internazionale.

In un mondo dove le parole pesano quanto i missili e dove la diplomazia può rapidamente trasformarsi in antagonismo aperto, questo episodio rimarrà probabilmente scolpito come una delle pagine più complesse e controverse dei rapporti tra Teheran e l’Occidente.