Entrano in vigore i nuovi dazi globali USA al 15%, dopo la bocciatura della Corte Suprema
Washington sostituisce le tariffe dichiarate illegali con un’imposta globale temporanea, tra critiche internazionali e incertezza sui mercati
24 Febbraio 2026
Redazione NNMAGAZINE
Negli Stati Uniti sono entrati in vigore alle 6:01 italiane del 24 febbraio 2026 i nuovi dazi globali al 15% imposti dall’amministrazione del presidente Donald Trump, in risposta alla decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti che aveva dichiarato illegali le tariffe doganali precedenti. La U.S. Customs and Border Protection ha sospeso la riscossione dei dazi imposti ai sensi dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA), ritenuti oltre i poteri costituzionali dell’esecutivo, disattivando i codici tariffari legati a quegli ordini e lasciando aperta la questione dei rimborsi per gli importatori.
La nuova tariffa al 15%, annunciata da Trump negli ultimi giorni con effetti immediati, è stata emanata sulla base della Section 122 del Trade Act del 1974, uno strumento giuridico che consente al presidente di imporre dazi temporanei fino al 15% per un massimo di 150 giorni per affrontare squilibri nella bilancia dei pagamenti. Questa mossa segue la sentenza della Corte Suprema che ha stabilito che l’utilizzo dell’IEEPA per imporre dazi commerciali non rientrava nei poteri conferiti dal Congresso al presidente.
Il presidente Trump ha difeso la decisione come una misura necessaria per proteggere l’economia americana e per punire paesi ritenuti responsabili di pratiche commerciali sleali, promettendo tariffe “ancora più severe” per chi cerca di abusare del nuovo quadro giuridico. La retorica della Casa Bianca, però, ha influito negativamente sui mercati: alle notizie sui nuovi dazi, gli indici azionari statunitensi hanno registrato cali, mentre i beni rifugio come l’oro hanno guadagnato terreno a causa delle incertezze sul commercio internazionale.
A livello internazionale la reazione è stata critica: l’Unione Europea ha chiesto maggiore chiarezza sui dazi e sui loro effetti sugli accordi commerciali in corso, arrivando a sospendere la ratifica di intese transatlantiche in attesa di interpretazioni legali soddisfacenti. Bruxelles e altri partner commerciali principali, tra cui il Regno Unito, hanno espresso preoccupazione per l’impatto sui loro mercati e per la possibile ritorsione economica che potrebbe derivare da misure unilaterali.
Secondo analisti ed economisti, il nuovo schema tariffario crea uno scenario di forte incertezza normativa e commerciale, con implicazioni per le catene di approvvigionamento globali e per le relazioni economiche tra gli Stati Uniti e i principali partner commerciali. Paesi come Cina e Brasile, che in passato affrontavano tariffe più elevate, potrebbero trovarsi in una posizione relativamente più favorevole, mentre nazioni con stretti legami economici con Washington, come l’Italia, sono tra le più esposte agli impatti dei dazi.
Mentre Trump ha varato un nuovo regime tariffario al 15% per sostituire quello bocciato dalla Corte Suprema, il quadro resta fluido e segnato da tensioni economiche e giuridiche che influenzano mercati e relazioni commerciali su scala globale.
