Il Patriarca che leggeva Galileo: la Napoli segreta di Tommaso d’Avalos in un nuovo libro
Antonio Russo
Napoli, 29 marzo 2026– Chi era davvero Tommaso d’Avalos? A quattro secoli dalla sua scomparsa, una nuova pubblicazione accende i riflettori su uno dei personaggi più affascinanti e meno conosciuti del Seicento napoletano. Il volume “Tommaso d’Avalos. Un intellettuale a Napoli nel primo Seicento”, in uscita a maggio 2025, promette di riscrivere un pezzo di storia della cultura barocca.
Curata da Luigi Abetti, Giuseppe Porzio e Ignacio Rodulfo Hazen, la ricerca parte da un tesoro documentario: l’inventario dei beni del prelato. Emerge così una biblioteca eccezionale di oltre 1.200 volumi.
Non si tratta solo di testi sacri. Tra le pagine studiate da d’Avalos – frate domenicano e Patriarca d’Antiochia – si trovavano i trattati di Galileo Galilei e Keplero. Un dato che rivela un profilo intellettuale rarissimo per l’epoca: un uomo di Chiesa capace di conciliare la teologia con le “nuove scienze”, spaziando dalla botanica alla medicina fino all’astronomia.
Il libro non esplora solo la mente di d’Avalos, ma anche il suo impatto fisico sulla città di Napoli. Attraverso il patronato sulla chiesa e il convento di San Tommaso d’Aquino, il volume analizza il gusto artistico di un ambiente colto che viveva anni di trasformazioni radicali.
Siamo all’alba della modernità, in una Napoli che vedeva l’arrivo della rivoluzione di Caravaggio. Il d’Avalos si muoveva in questo scenario come un mecenate raffinato, sospeso tra la tradizione pittorica della Maniera e il nuovo, potente naturalismo che avrebbe cambiato la storia dell’arte mondiale.
Edito con una cura grafica da Artem, il libro conta 96 pagine arricchite da circa 52 illustrazioni a colori, che permettono di immergersi visivamente nell’atmosfera del Mezzogiorno spagnolo. Un’opera fondamentale per studiosi, collezionisti e appassionati della storia di Napoli.
