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EDITORIALE DEL DIRETTORE – IRAN, IL “NUOVO VIETNAM” DEGLI STATI UNITI? Un conflitto che si allarga e resta senza sbocco

Dopo oltre un mese di conflitto, Teheran resiste, il fronte si allarga al Libano e cresce il timore di un’escalation globale

31 Marzo 2026

Direttore Editoriale Sergio Angrisano

E’ passato ormai più di un mese da quando il 28 febbraio gli Stati Uniti e Israele hanno iniziato a bombardare l’Iran. Eppure, nonostante i giorni passino, lo scenario rimane incerto e lontano da una risoluzione nel breve periodo. I bombardamenti continuano. Sono stati uccisi diversi leader del regime iraniano, si contano tante vittime anche tra i civili, però, il regime non è caduto così come gli aggressori speravano, anzi, nonostante tutto ha risposto agli attacchi ampliando il conflitto e colpendo diversi Paesi tra cui quelli del Golfo, Cipro e Azerbaijan.

Nel frattempo Israele ha cominciato ad attaccare il Libano aprendo un altro fronte con bombardamenti via terra, ufficialmente per colpire le milizie di Hezbollah alleate dell’Iran, in realtà, per le mire espressionistiche degli ebrei. Sembra ormai molto chiaro che quella che doveva essere una guerra rapida per far cadere il regime, si è trasformata in una lunga crisi con ripercussioni sull’economia mondiale- In pratica, un nuovo Vietnam per gli USA. Ad oggi, si parla da un lato della possibilità di un accordo (anche se attualmente ci sono ancora molte incognite in proposito), e dall’altro di un’ eventuale operazione da terra da parte degli Stati Uniti. La terza opzione sarebbe una finta offerta di pace per poi preparare un massiccio attacco di terra.

Intanto, Netanyahu vuole: “Ampliare zona cuscinetto” nel sud del Libano. Il premier ha dato l’ordine all’esercito con l’obiettivo di “rafforzare la sicurezza” di Israele lungo la frontiera.

Per la cronaca i raid sinora hanno causato più di 1’200 morti. L’ artiglieria israeliana impiegata sulla frontiera con il Libano sta vomitando tonnellate di bombe anche sulle popolazioni civili, tra le vittime molti bambini. È evidente che Israele odia i bambini, ovunque li trovi lì uccide. Il premier israeliano ha ordinato all’esercito di ampliare la zona di sicurezza nel sud del Libano, una mossa ufficialmente volta a garantire la sicurezza di Israele.

Sull’altro fronte il Pentagono prepara un intervento di terra in Iran, secondo quanto riferisce il Washington Post. Dall’Iran il presidente del parlamento fa sapere che “le forze armate sono in attesa di un’invasione di terra statunitense” pronti a respingerli.

Israele non si fa mancare nulla, anzi, non si smentisce mai. Lo stop a Pizzaballa, ha fatto finalmente parlare anche il fantasma UE: con una flebile condanna alla “Violazione della libertà religiosa“. Anche il governo italiano,con il ridicolo Tajani ha convocato l’ Ambasciatore ebreo in Italia. Anche la responsabile della diplomazia dell’Unione europea, Kaja Kallas, ha denunciato domenica una “violazione della libertà religiosa” dopo che al patriarca latino di Gerusalemme, Pierbattista Pizzaballa, è stato impedito dalla polizia israeliana di celebrare la messa delle Palme nella Basilica del Santo Sepolcro. Nel caos, come sempre accade, si fanno cose che normalmente non è possibile neppure pensare. Vergognosa la motivazione data dai vertici della polizia che in un comunicato ha rigettato le accuse di limitazione della libertà religiosa:

La decisione della polizia israeliana non costituisce una violazione della libertà religiosa e delle protezioni di lunga data che regolano i luoghi santi”, hanno dichiarato.

L’intervento era volto a tutelare la sicurezza del Patriarca stesso. Nei tanti millenni la libertà di culto è sempre stata garantita, ma Israele con l’azione di domenica ha violato anche una delle usanze più antiche della storia.

La libertà di culto a Gerusalemme dovrebbe essere pienamente garantita, senza eccezioni, per tutte le confessioni. Il carattere multireligioso di Gerusalemme deve essere protetto”, hanno aggiunto in un messaggio pubblicato sui social media.

I paesi dell’ area vicini all’ Iran si stanno muovendo per porre fine al conflitto,tra questi il Pakistan, da sempre mediatore tra Iran e Stati Uniti. Infatti, il Pakistan ha annunciato domenica di essere pronto a ospitare dei colloqui tra gli Stati Uniti e l’Iran. Non c’è ancora stata conferma né da Washington né da Teheran. Con una nota importante il portavoce del governo Pakistano ha fatto sapere che: “Il Pakistan è molto lieto che sia l’Iran che gli Stati Uniti abbiano espresso la loro fiducia nel Paese per facilitare i colloqui.

“Il Pakistan sarà onorato di ospitare e facilitare colloqui costruttivi tra le due parti nei prossimi giorni”, ha dichiarato il ministro degli Esteri Ishaq Dar in un discorso tenuto dopo l’incontro a Islamabad tra i ministri degli Esteri di Turchia, Egitto e Arabia Saudita.

Il loro prossimo incontro è previsto per lunedì. Intanto le spese di questa assurda aggressione la stiamo pagando tutti Noi: la guerra lampo annunciata dagli americani e mestamente fallita, nonostante l’applicazione di stampa e media al servizio degli USA e Israele, l’ Iran si appresta a trasferirsi in un nuovo patetico Vietnam per gli americani.

Questa la cronaca delle ultime ore:

Raid sul Libano:

superati i 1’200 morti. I raid israeliani sul Libano hanno ucciso 1’238 persone dall’inizio della guerra tra Israele e Hezbollah filo-iraniano il 2 marzo. Tra le vittime ci sono 124 bambini, ha annunciato domenica il ministero della Sanità libanese. Solo sabato e domenica sono state uccise 49 persone, secondo il ministero. Tra queste, dieci soccorritori e tre giornalisti. Più di un milione di persone sono state inoltre, sfollate a causa dei bombardamenti e degli ordini di evacuazione dell’esercito israeliano.

 

Netanyahu: “Ampliare zona di sicurezza nel sud del Libano”

Il primo ministro israeliano Netanyahu ha dichiarato domenica di aver ordinato all’esercito israeliano “di estendere la zona di sicurezza” nel sud del Libano, dove conduce operazioni contro Hezbollah filo-iraniano.

“In Libano, ho appena ordinato di estendere ulteriormente la zona di sicurezza esistente al fine di neutralizzare definitivamente la minaccia d’invasione e allontanare dal confine i lanci di missili anticarro”, ha affermato il premier in un video.

 

Soldati kuwaitiani feriti da attacco iraniano

Dieci soldati kuwaitiani sono rimasti feriti in un attacco missilistico iraniano contro un campo militare nel Paese del Golfo. Lo ha dichiarato domenica l’esercito kuwaitiano, senza specificare la località, come riporta il Guardian. Il campo ha subito danni materiali, ha affermato l’esercito in un post su X, aggiungendo che il Kuwait è stato confrontato con 14 missili balistici e 12 droni nelle ultime 24 ore.

 

Stop a Pizzaballa, Netanyahu: “Nessuna intenzione malevola”

Il divieto imposto dalla polizia israeliana al patriarca latino di Gerusalemme, cardinale Pierbattista Pizzaballa, di accedere alla chiesa del Santo Sepolcro per celebrare la messa della Domenica delle Palme era motivato da ragioni di “sicurezza” e non derivava da alcuna “intenzione malevola”, secondo il primo ministro israeliano Netanyahu. Lo stesso presidente israeliano Isaac Herzog ha scritto su X di aver telefonato a Pizzaballa, esprimendogli “profondo dolore per l’incidente”.

“Ho chiarito che l’incidente – riferisce Herzog – è scaturito da preoccupazioni per la sicurezza, dovute alla continua minaccia di attacchi missilistici da parte del regime terroristico iraniano contro la popolazione civile in Israele. Ho ribadito l’incrollabile impegno di Israele a favore della libertà di religione per tutte le fedi e a preservare lo status quo nei luoghi santi di Gerusalemme”.

 

Beirut, l’università americana opta per lezioni online

L’Università americana di Beirut (AUB) ha annunciato domenica che le lezioni si terranno online nei prossimi due giorni, dopo le minacce dei Guardiani della Rivoluzione iraniani di colpire le università americane in Medio Oriente.

“Abbiamo appreso questa mattina presto che erano state proferite minacce contro le università americane nella regione”, ha affermato il presidente della prestigiosa università, Fadlo Khouri, in un comunicato. “Per il momento non abbiamo prove di minacce dirette contro la nostra università, i suoi campus o il suo centro medico, ma per eccesso di prudenza funzioneremo interamente online lunedì e martedì”, ha aggiunto.

 

Budget militare accresciuto, il voto della Knesset

Il Parlamento israeliano (Knesset) deve votare nella notte tra domenica e lunedì il bilancio 2026, che prevede un aumento massiccio delle risorse destinate alla Difesa, mentre Israele è impegnato in una guerra su più fronti. Il bilancio della Difesa dovrebbe aumentare di quasi nove miliardi di euro, per un totale di 40 miliardi, vale a dire più del doppio rispetto al 2023, prima della guerra nella Striscia di Gaza scatenata dall’attacco del movimento islamista palestinese Hamas in Israele il 7 ottobre. Da allora, le spese per la difesa non hanno fatto che aumentare. L’impennata delle spese per la Difesa comporterà un taglio del 3% in tutti gli altri ministeri: Istruzione, Sanità, Servizi sociali… Ma parallelamente, il governo di Netanyahu, la cui sopravvivenza dipende dai suoi alleati ultraortodossi e vicini ai coloni, ha approvato un aumento significativo delle somme a loro esclusivamente destinate.

 

La replica (indiretta) della polizia israeliana dopo lo stop al Patriarca latino

I media israeliani dedicano spazio al divieto imposto oggi, domenica delle Palme, da Israele al cardinale Pierbattista Pizzaballa ricordando, scrive Haaretz, che il Patriarca latino

è un leader religioso cattolico molto noto che ha prestato servizio in Israele per molti anni e parla fluentemente l’ebraico; dall’inizio della guerra ha visitato Gaza diverse volte e all’inizio del conflitto si è persino offerto come ostaggio in cambio del rilascio di ostaggi israeliani tenuti prigionieri da Hamas”.

Dall’inizio della guerra tra Israele e Iran, scrive il quotidiano di opposizione israeliana, la polizia ha imposto rigorosamente la chiusura dei luoghi sacri nella Città Vecchia di Gerusalemme. Le preghiere musulmane sul Monte del Tempio sono state vietate e ai fedeli non è consentito l’accesso al Muro Occidentale e alla Chiesa del Santo Sepolcro. La polizia sostiene che l’Iran non esita a colpire i luoghi sacri; dall’inizio della guerra, diversi frammenti di missili sono caduti nella Città Vecchia e nei pressi della Chiesa del Santo Sepolcro. Le autorità impongono persino la chiusura delle attività commerciali non alimentari all’interno delle mura della Città Vecchia. Un alto funzionario di polizia ha spiegato questa politica affermando che, qualora un missile dovesse cadere all’interno della Città Vecchia, la possibilità per le squadre di soccorso di entrare e operare nei vicoli sarebbe molto limitata, aumentando così il pericolo.

 

Iran bombarda zona industriale a sud di Israele

Diversi media israeliani hanno diffuso domenica delle immagini presentate come quelle di una zona industriale nel sud di Israele, da cui si alza una densa nuvola di fumo nero, dopo che l’esercito ha segnalato il lancio di un missile iraniano in direzione del territorio dello Stato ebraico. Secondo queste emittenti televisive si tratterebbe della zona industriale di Ramat Hovav, a nord di Beersheva, la principale città del sud di Israele, situata nel deserto del Negev. Gli Usa sarebbero pronti a operazioni lunghe “settimane” nel caso in cui Donald Trump decidesse per un’invasione di terra dell’Iran. In ogni caso, non si tratterebbe comunque di un attacco su vasta scala. L’esercito statunitense attaccherebbe solo obiettivi specifici, con l’utilizzo delle forze speciali, per colpire le infrastrutture iraniane nel Golfo Persico e ottenere lo sblocco dello stretto di Hormuz.



Sergio Angrisano

Direttore Editoriale - giornalista televisivo e scrittore