Napoli, il mito di Ascarelli rivive in una mostra: centocinquant’anni di storia tra calcio, industria e passione politica
Antonio Russo
Napoli, 20 aprile 2026 – La città di Parthenope non è solo una città di mare e di canzoni, ma un mosaico di storie umane che ne hanno scolpito l’identità. Tra queste, quella della famiglia Ascarelli brilla di una luce particolare, capace di unire il pragmatismo dell’industria alla visione romantica dello sport. Per celebrare questo legame indissolubile, l’Associazione Memoriæ – Museo della Shoah ha dato vita alla mostra fotografica “Ascarelli: un nome e una storia lunga 150 anni”, curata da Nico Pirozzi. Un viaggio visivo che si arricchisce della presentazione del volume “Giorgio Ascarelli: il visionario che inventò (il) Napoli”, firmato dallo stesso Pirozzi.
L’esposizione, si terrà lunedì 20 aprile 2026 presso l’archivio Fondazione Banco di Napoli, è un tuffo nel cuore pulsante della città a cavallo tra Otto e Novecento. Attraverso scatti inediti, provenienti da archivi pubblici e collezioni private, emerge il ritratto di una dinastia che ha saputo guidare lo sviluppo economico e culturale partenopeo. Al centro del racconto c’è lui, Giorgio: non solo il fondatore dell’A.C. Napoli nel 1926, ma un uomo capace di sognare in grande in un’epoca di profondi cambiamenti.
I pannelli della mostra ripercorrono l’epopea calcistica, dai primi passi del club azzurro alla costruzione dello Stadio Vesuvio. Quell’impianto, finanziato interamente da Ascarelli e poi donato alla città dalla vedova Bice Diena dopo la prematura scomparsa del marito, resta l’unica casa che la squadra abbia mai posseduto per davvero. Ma c’è di più: i documenti dell’Archivio di Stato svelano un lato meno noto e più audace del “Presidentissimo”. Giorgio fu infatti un “sovversivo” sorvegliato speciale, un uomo che non ebbe paura di impegnarsi nella militanza socialista, sfidando le convenzioni del suo tempo.
L’articolo e la mostra non dimenticano l’impatto dell’azienda tessile di famiglia. Con un fatturato che all’epoca superava i 20 milioni di lire e circa 400 dipendenti, i Magazzini Ascarelli erano un modello di efficienza europea. Eppure, in quella fabbrica, il profitto non calpestava mai l’umanità. Decenni prima di Adriano Olivetti, gli Ascarelli avevano già capito che l’impresa deve essere al servizio dell’uomo, distinguendosi per un senso di giustizia sociale che offriva dignità e sogni anche all’infanzia più povera della città.
Geniale, generoso e ribelle: Giorgio Ascarelli ha lasciato a Napoli molto più di una maglia azzurra. Ha lasciato il ricordo di una città che, grazie alla visione di pochi, seppe riscattarsi dai pregiudizi del tempo per diventare una capitale del management, dell’industria e del grande calcio.
