Scoperto l’eritrulosio nello spazio interstellare: il primo zucchero cosmico rafforza l’ipotesi di un’origine extraterrestre della vita
La scoperta dell’eritrulosio nello spazio interstellare, pubblicata su Nature Astronomy, rafforza l’ipotesi che i mattoni fondamentali della vita possano essersi formati tra le stelle e aver raggiunto la Terra miliardi di anni fa.
Sharon Persico
26 Luglio 2026
Un team internazionale di ricercatori ha identificato, per la prima volta nella storia, una molecola di zucchero direttamente nel mezzo interstellare. Si tratta dell’eritrulosio, un monosaccaride composto da quattro atomi di carbonio appartenente alla famiglia degli zuccheri biologicamente rilevanti, individuato nella gigantesca nube molecolare G+0.693−0.027, situata nei pressi del centro della nostra Galassia. Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Astronomy, rappresenta una delle più importanti scoperte degli ultimi anni nel campo dell’astrobiologia, perché rafforza concretamente l’ipotesi secondo cui alcuni dei mattoni fondamentali della vita potrebbero essersi formati nello spazio molto prima della nascita della Terra, per poi essere trasportati sul nostro pianeta da comete, meteoriti e asteroidi durante le prime fasi dell’evoluzione del Sistema Solare.
La ricerca è stata coordinata da Izaskun Jiménez-Serra del Centro de Astrobiología (CAB-CSIC/INTA), in collaborazione con numerosi istituti internazionali, sfruttando le straordinarie capacità dei radiotelescopi Yebes da 40 metri e IRAM da 30 metri. Attraverso l’analisi delle caratteristiche firme spettrali emesse dalle molecole presenti nella nube interstellare, gli astronomi sono riusciti a distinguere con precisione l’eritrulosio, confermando la presenza di uno zucchero relativamente complesso in una regione dello spazio già nota per essere una vera e propria “fabbrica” naturale di molecole organiche. La nube G+0.693−0.027 è ricca di gas e polveri cosmiche e rappresenta uno degli ambienti più studiati dagli astrochimici proprio perché ospita numerosi composti carboniosi, molti dei quali considerati precursori della chimica prebiotica.
L’eritrulosio appartiene alla famiglia dei monosaccaridi, sostanze strettamente collegate alla chimica degli acidi nucleici, ovvero DNA e RNA, le molecole che custodiscono e trasmettono l’informazione genetica in tutti gli organismi viventi. Sebbene l’eritrulosio non costituisca direttamente l’impalcatura del DNA e dell’RNA – ruolo che spetta rispettivamente al desossiribosio e al ribosio – la sua presenza dimostra che lo spazio interstellare è capace di produrre spontaneamente zuccheri sempre più complessi, aprendo nuovi scenari sulla formazione delle molecole biologiche essenziali.
La scoperta ha sorpreso gli stessi ricercatori. Fino a oggi, infatti, l’ipotesi prevalente nell’astrochimica sosteneva che le molecole interstellari aumentassero gradualmente la loro complessità attraverso la progressiva aggiunta di singoli atomi di carbonio. L’eritrulosio, invece, composto da quattro atomi di carbonio, è risultato addirittura più abbondante rispetto a zuccheri più semplici costituiti da tre atomi, mettendo in discussione alcuni modelli teorici consolidati. Secondo gli autori dello studio, la molecola si formerebbe sulla superficie dei minuscoli granelli di polvere cosmica ricoperti di ghiacci interstellari, dove semplici composti come alcoli e aldeidi congelati possono reagire grazie all’azione della radiazione cosmica e delle particelle energetiche, dando origine a strutture chimiche via via più articolate.
Sulla Terra l’eritrulosio è una sostanza piuttosto comune. È presente naturalmente in alimenti come il mais e soprattutto nei lamponi, dai quali può essere estratto per essere impiegato nell’industria cosmetica, in particolare nella produzione di creme autoabbronzanti. Fino a oggi non era mai stato osservato oltre il nostro pianeta. La sua identificazione nello spazio interstellare costituisce quindi, una prima assoluta e offre un tassello fondamentale per comprendere come la chimica organica possa svilupparsi anche in ambienti estremamente lontani dalle condizioni tipiche della vita terrestre.
La teoria secondo cui gli ingredienti fondamentali della vita possano avere un’origine extraterrestre non è nuova. Da diversi decenni gli studiosi ritengono che la formazione spontanea degli zuccheri sulla Terra primordiale, oltre quattro miliardi di anni fa, fosse estremamente difficile a causa delle condizioni chimico-fisiche allora presenti sul pianeta. Negli ultimi anni, l’analisi di meteoriti carbonacee e di campioni riportati sulla Terra dalle missioni spaziali dedicate agli asteroidi aveva già evidenziato la presenza di ribosio, glucosio e di altre molecole organiche, suggerendo che almeno parte dei precursori della vita fosse arrivata dal cosmo. La scoperta dell’eritrulosio nella nube G+0.693−0.027 rappresenta però, la prima osservazione diretta di uno zucchero nel mezzo interstellare, dimostrando che queste molecole possono nascere ben prima della formazione di stelle e pianeti.
Secondo il modello proposto dagli autori, durante la nascita del Sistema Solare, tra circa 4,1 e 3,8 miliardi di anni fa, enormi quantità di ghiacci interstellari ricchi di molecole organiche furono incorporate nei piccoli corpi che popolavano il giovane sistema planetario. Comete, asteroidi e meteoriti avrebbero quindi, bombardato la Terra primordiale trasportando un prezioso patrimonio chimico che, una volta depositato sulla superficie del pianeta, avrebbe favorito l’avvio dei processi prebiotici culminati nella comparsa delle prime forme di vita.
La rilevazione dell’eritrulosio amplia le prospettive della moderna astrobiologia. Se zuccheri relativamente complessi possono formarsi spontaneamente nello spazio profondo, è plausibile che processi analoghi avvengano anche nelle nubi molecolari di altre galassie e nei dischi protoplanetari da cui nasceranno nuovi sistemi stellari. Ciò non significa che la vita sia necessariamente diffusa nell’Universo, ma suggerisce che i suoi ingredienti fondamentali possano essere molto più comuni di quanto immaginato fino a pochi anni fa. Ogni nuova molecola identificata nello spazio rappresenta infatti, un tassello in più nella ricostruzione della lunga catena di eventi che collega la chimica cosmica alla biologia, avvicinando la scienza alla risposta di una delle domande più antiche dell’umanità: come e dove ha avuto realmente origine la vita?

