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Coccodrilli in carcere, il tribunale ferma il piano di Ben-Gvir: Israele sospende la barriera vivente nei penitenziari

Stop temporaneo al progetto dei fossati con coccodrilli attorno alle strutture penitenziarie: la decisione arriva dopo il ricorso delle associazioni per la tutela degli animali.

3 Agosto 2026

Esmeralda Mameli

Il progetto sembrava uscito da una sceneggiatura distopica, una di quelle immagini capaci di dividere l’opinione pubblica tra incredulità e preoccupazione: fossati pieni di coccodrilli attorno a una prigione per impedire fughe e rafforzare la sicurezza, ma in Israele quella che appariva come una provocazione è diventata una proposta concreta, sostenuta dal ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir e ora bloccata, almeno temporaneamente, dalla magistratura. Il tribunale distrettuale di Gerusalemme ha infatti, imposto uno stop al trasferimento dei rettili destinati a essere impiegati come sistema di protezione attorno al carcere di Kfar Yona, accogliendo il ricorso presentato da associazioni per la tutela degli animali.

La vicenda dei coccodrilli in carcere ha rapidamente superato i confini israeliani, trasformandosi in un caso internazionale che intreccia sicurezza, diritti degli animali e dibattito politico. Secondo quanto riportato da diversi media israeliani e internazionali, il piano prevedeva la realizzazione di fossati perimetrali con la presenza di coccodrilli del Nilo, una misura pensata come ulteriore ostacolo contro eventuali tentativi di evasione. L’idea era stata sostenuta da Ben-Gvir, esponente della destra radicale israeliana, che negli ultimi anni ha promosso una linea particolarmente dura nella gestione del sistema carcerario e dei detenuti considerati responsabili di reati legati alla sicurezza.

Prima dell’intervento dei giudici, le autorità avevano compiuto anche un passaggio amministrativo destinato a rendere possibile l’iniziativa: il coccodrillo del Nilo era stato riclassificato dalla normativa israeliana, passando da specie protetta a categoria compatibile con la gestione in cattività. Una modifica che avrebbe aperto la strada all’utilizzo dei rettili in strutture controllate, compresi eventuali impieghi nell’ambito della sicurezza penitenziaria.

La decisione del tribunale non rappresenta una cancellazione definitiva del progetto, ma una sospensione cautelare in attesa di ulteriori valutazioni. Al centro del procedimento vi sono le contestazioni delle organizzazioni animaliste, secondo cui l’utilizzo di coccodrilli come strumenti di deterrenza rappresenterebbe una violazione dei principi di tutela degli animali e un uso improprio della fauna selvatica. I ricorrenti hanno evidenziato i rischi legati al benessere degli animali, alla gestione degli esemplari e alle possibili conseguenze di una trasformazione di creature viventi in elementi di sicurezza passiva.

Sul fronte opposto, i sostenitori della misura hanno difeso l’idea come una soluzione innovativa per aumentare la sicurezza delle strutture penitenziarie. La presenza dei rettili, secondo questa prospettiva, avrebbe avuto soprattutto un valore psicologico e deterrente, riducendo il rischio di tentativi di fuga senza necessariamente ricorrere a un aumento delle misure tradizionali di sorveglianza.

Il sistema penitenziario israeliano è da tempo al centro di tensioni e controversie, soprattutto per le condizioni dei detenuti palestinesi e per le politiche adottate nei confronti dei prigionieri accusati di terrorismo o coinvolti nel conflitto israelo-palestinese. Le iniziative promosse da Ben-Gvir hanno spesso suscitato reazioni contrastanti, con i sostenitori che le considerano necessarie per rafforzare la sicurezza nazionale e i critici che le giudicano misure eccessivamente punitive.

L’immagine dei coccodrilli nei fossati di una prigione ci induce a porci una domanda: quali sono i confini tra sicurezza e metodi estremi? In un’epoca in cui gli Stati cercano nuove strategie per fronteggiare minacce e vulnerabilità, il caso israeliano apre una riflessione sul rapporto tra tecnologia, natura e controllo sociale.

La decisione del tribunale di Gerusalemme ha fermato il progetto prima della sua realizzazione, ma non ha chiuso il dibattito. La battaglia legale proseguirà e con essa continuerà il confronto tra chi invoca strumenti sempre più rigidi per garantire la sicurezza e chi richiama il rispetto dei limiti etici e giuridici. Per ora, i coccodrilli restano lontani dalle carceri israeliane, ma la loro possibile presenza ha già lasciato un segno profondo nel dibattito pubblico internazionale.