Nasce in Italia la “Casa diffusa dei semi”: la rete che difende la biodiversità contro brevetti e nuove tecniche genomiche
La Rete per l’Agricoltura Naturale inaugura la “Casa diffusa dei semi”, un progetto dedicato alla tutela della biodiversità agricola e delle sementi libere da brevetti, mentre continua il dibattito europeo sulle nuove tecniche genomiche.
4 Agosto 2026
Sharon Persico

Si chiama “Casa diffusa dei semi” ed è il nuovo progetto promosso dalla Rete per l’Agricoltura Naturale (RAN), un’organizzazione nata nel 2021 con l’obiettivo di diffondere un modello agricolo ispirato ai principi dell’agricoltura naturale di Masanobu Fukuoka. L’iniziativa punta a costruire una rete nazionale di agricoltori, orticoltori e semplici coltivatori impegnati nella conservazione, nella riproduzione e nello scambio di sementi considerate libere da brevetti e da manipolazioni genetiche. Una risposta concreta, secondo i promotori, all’approvazione del nuovo regolamento europeo sulle Nuove Tecniche Genomiche (NGT), che ha profondamente modificato il quadro normativo relativo alle piante ottenute attraverso moderne tecniche di miglioramento genetico. La prima tappa operativa della “Casa diffusa dei semi” si svolgerà dal 7 al 9 agosto presso la Natural Farm Shizen di Pergola, in provincia di Pesaro e Urbino, nelle Marche, dove prenderà il via il laboratorio “Semi di Futuro”, dedicato alla selezione, alla raccolta e alla conservazione delle sementi orticole.
La nascita della “Casa diffusa dei semi” arriva poche settimane dopo il via libera definitivo del Parlamento europeo al regolamento sulle nuove tecniche genomiche, un provvedimento che rappresenta uno dei cambiamenti più significativi nella politica agricola comunitaria degli ultimi decenni.
Il regolamento non elimina ogni forma di controllo sulle nuove varietà vegetali, ma introduce una distinzione tra due categorie di piante ottenute mediante mutagenesi mirata e cisgenesi. Le varietà classificate come NGT-1, considerate comparabili a quelle ottenibili attraverso processi naturali o tradizionali di selezione, saranno sottoposte a procedure molto più snelle rispetto agli OGM disciplinati dalla normativa del 2001. Continueranno invece, a essere assoggettate alle regole previste per gli organismi geneticamente modificati le varietà appartenenti alla categoria NGT-2, per le quali rimangono obbligatorie autorizzazioni, valutazioni scientifiche del rischio, tracciabilità ed etichettatura. Secondo la Commissione europea, la riforma mira a favorire lo sviluppo di colture più resistenti alla siccità, ai cambiamenti climatici e alle fitopatie, riducendo contestualmente il ricorso ai pesticidi e aumentando la competitività dell’agricoltura europea.
È proprio questa semplificazione normativa ad aver suscitato le maggiori preoccupazioni tra numerose associazioni ambientaliste e organizzazioni contadine. La RAN ritiene infatti, che la progressiva equiparazione di molte piante ottenute mediante genome editing alle varietà convenzionali possa aprire la strada a una crescente concentrazione del controllo delle sementi nelle mani delle grandi multinazionali dell’agrochimica e delle biotecnologie. Secondo i promotori della “Casa diffusa dei semi”, il vero rischio non riguarda soltanto l’introduzione delle nuove tecnologie, ma soprattutto la possibilità che il patrimonio genetico agricolo venga progressivamente sottoposto a sistemi di proprietà intellettuale sempre più estesi, limitando nel tempo la libertà degli agricoltori di riprodurre autonomamente le proprie sementi.
L’associazione descrive la “Casa diffusa dei semi” come una comunità aperta di custodi della biodiversità coltivata, nella quale il valore principale non consiste nell’accumulare migliaia di bustine di semi in un deposito, bensì nel mantenere vive le conoscenze necessarie per selezionarli, riprodurli e tramandarli di generazione in generazione. Una filosofia che richiama direttamente il pensiero del botanico e agronomo giapponese Masanobu Fukuoka, teorico dell’agricoltura del “non fare”, basata sulla riduzione al minimo degli interventi umani sul suolo e sul rispetto dei processi naturali degli ecosistemi. Durante il laboratorio marchigiano interverranno Antonio Lo Fiego, direttore tecnico di Arcoiris Sementi Bio, insieme ai fondatori della RAN Kutluhan Özdemir ed Ezio Maisto, che illustreranno le tecniche di selezione e conservazione delle sementi nell’ambito dell’agricoltura naturale.
Sul fronte favorevole alla riforma si schierano le istituzioni europee, numerosi ricercatori e le principali organizzazioni agricole continentali, tra cui Copa-Cogeca, secondo cui il miglioramento genetico ottenuto attraverso il genome editing rappresenta uno strumento fondamentale per affrontare gli effetti sempre più evidenti della crisi climatica, migliorare la produttività agricola e ridurre l’impatto ambientale delle coltivazioni. Dall’altra parte si collocano reti internazionali come La Via Campesina, Corporate Europe Observatory e Navdanya International, l’organizzazione fondata dall’attivista indiana Vandana Shiva, che contestano la riforma sostenendo come le promesse di maggiore sostenibilità non siano ancora supportate da sufficienti evidenze scientifiche disponibili sul mercato e che il nuovo sistema possa favorire l’espansione dei brevetti sulle risorse genetiche vegetali.
La concentrazione del mercato mondiale delle sementi e degli agrofarmaci in un numero sempre più ristretto di grandi gruppi industriali rappresenta da anni uno degli argomenti più discussi nell’ambito del diritto internazionale dell’alimentazione. Diversi studiosi, tra cui il professor Simone Vezzani dell’Università di Perugia, hanno evidenziato come la crescente estensione della proprietà intellettuale agli organismi viventi rischi di incidere sulla cosiddetta sovranità alimentare degli Stati e delle comunità agricole, mentre il fenomeno del land grabbing continua a sottrarre vaste superfici coltivabili alle popolazioni locali in numerose aree del pianeta. Secondo i dati delle Nazioni Unite, nonostante la produzione agricola mondiale sia teoricamente sufficiente a nutrire l’intera popolazione globale, centinaia di milioni di persone continuano a soffrire di insicurezza alimentare, un paradosso che alimenta il dibattito sull’accesso alle risorse produttive e sul controllo delle sementi.
In Italia il movimento per la tutela della biodiversità agricola è attivo da molti anni. La Rete Semi Rurali, nata nel 2007, riunisce decine di associazioni, aziende agricole, enti di ricerca e organizzazioni impegnate nella conservazione delle varietà locali e nella promozione della selezione partecipativa. La “Casa diffusa dei semi” si inserisce in questo percorso, proponendo però un approccio fortemente orientato alla formazione pratica e alla creazione di una comunità diffusa di custodi del patrimonio genetico agricolo.
Il dibattito sulle nuove tecniche genomiche difficilmente si esaurirà con l’approvazione del regolamento europeo. Da una parte si affaccia la prospettiva di un’agricoltura capace di affrontare con strumenti innovativi le sfide poste dai cambiamenti climatici, dalla scarsità d’acqua e dall’aumento delle fitopatie; dall’altra cresce un movimento che rivendica il diritto degli agricoltori a mantenere il controllo sulle sementi e a preservare la biodiversità come patrimonio comune dell’umanità. La nascita della Casa diffusa dei semi è il simbolo di una visione alternativa del rapporto tra innovazione, natura e sovranità alimentare. Una sfida che accompagnerà inevitabilmente il futuro dell’agricoltura europea e che continuerà a dividere politica, comunità scientifica e mondo agricolo, chiamati a trovare un equilibrio tra progresso tecnologico, tutela della biodiversità e libertà di coltivare.

