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Fondazione Open – Dall’inchiesta al proscioglimento di Matteo Renzi, Boschi e Lotti

EDITORIALE DEL DIRETTORE SERGIO ANGRISANO

La vicenda della Fondazione Open, il ruolo del think tank nato per sostenere l’attività politica di Matteo Renzi, le accuse della Procura di Firenze e il proscioglimento definitivo degli imputati nel dicembre 2024.

6 Agosto 2026

Partiamo dall’inizio, per i meno attenti.

La Fondazione Open è stata un centro studi (think tank) italiano attivo dal 2012 al 2018, nato con l’obiettivo di sostenere le iniziative politiche e le campagne elettorali dell’allora segretario del Partito Democratico ed ex presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Negli anni, la fondazione è finita al centro di una lunga e complessa inchiesta giudiziaria che si è conclusa, nel dicembre 2024, con il proscioglimento di Matteo Renzi e degli altri imputati.

Matteo Renzi, Maria Elena Boschi e Luca Lotti hanno rappresentato il nucleo politico più vicino all’ex premier durante gli anni del cosiddetto “renzismo”. Hanno condiviso le principali fasi della leadership di Renzi nel Partito Democratico e nei governi da lui guidati, ricoprendo incarichi istituzionali di primo piano: Boschi come ministro per le Riforme costituzionali e i Rapporti con il Parlamento, Lotti come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e successivamente ministro dello Sport.

Con il passare degli anni, i loro percorsi politici si sono in parte riorganizzati. Renzi ha fondato Italia Viva nel 2019, seguito da Maria Elena Boschi, mentre Luca Lotti ha mantenuto una diversa collocazione all’interno dell’area politica di centrosinistra, pur conservando uno storico rapporto personale e politico con l’ex premier.

L’inchiesta sulla Fondazione Open ha riguardato, tra le altre contestazioni, il presunto finanziamento illecito ai partiti attraverso i fondi raccolti dalla fondazione tra il 2012 e il 2018, ritenuta dagli inquirenti uno strumento di sostegno all’attività politica riconducibile a Matteo Renzi. Nel corso delle indagini sono state sequestrate anche chat, messaggi e corrispondenza tra gli indagati; una parte di questo materiale è stata successivamente dichiarata inutilizzabile dal giudice.

L’epilogo giudiziario è arrivato nel dicembre 2024, quando il GUP di Firenze ha pronunciato una sentenza di non luogo a procedere nei confronti di Matteo Renzi, Maria Elena Boschi, Luca Lotti e degli altri imputati, disponendone il proscioglimento in relazione alle contestazioni formulate, con le diverse formule previste dall’ordinamento (“perché il fatto non sussiste”, “perché il fatto non costituisce reato” o altre riferite ai singoli capi d’imputazione).

L’intera vicenda è stata seguita nel corso degli anni da numerose testate nazionali, che hanno documentato sia lo sviluppo dell’inchiesta sia la successiva conclusione del procedimento con il proscioglimento degli imputati.

Il Fatto Quotidiano ha seguito l’avvio dell’indagine sulle somme destinate alla corrente politica, mentre il Corriere della Sera ha dettagliato le contestazioni economiche sui beni e servizi attribuiti a Renzi. Nel corso del procedimento, il giudice ha dichiarato inutilizzabili diverse chat e messaggi sequestrati tra i principali indagati. La Stampa ha documentato la chiusura del procedimento penale per finanziamento illecito. Il Messaggero ha riepilogato l’intera parabola giudiziaria dell’inchiesta Open.

Il caso della Fondazione Open rappresenta uno degli esempi più significativi del rapporto tra giustizia e politica nell’Italia degli ultimi anni. Un’inchiesta che ha acceso un ampio dibattito sui finanziamenti alle fondazioni politiche e sui confini tra attività culturale e sostegno partitico, ma anche, un procedimento conclusosi con il proscioglimento degli imputati, chiudendo sul piano giudiziario una vicenda che per anni ha alimentato il confronto pubblico e mediatico. Resta aperta la riflessione sul ruolo delle fondazioni nella vita politica italiana e sull’esigenza di regole sempre più chiare e trasparenti, affinché il giudizio dell’opinione pubblica possa fondarsi sui fatti accertati e non sulle sole ipotesi investigative.



Sergio Angrisano

Direttore Editoriale - giornalista televisivo e scrittore