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Pietrarsa, il ricordo dei martiri del 6 agosto 1863 – La memoria di una ferita industriale e sociale del Mezzogiorno

Il prof. Vincenzo Gulì alla commemorazione: “Non ricordiamo soltanto gli operai uccisi, ma anche la fine di un simbolo dell’economia produttiva del Sud”


6 Agosto 2026

Esmeralda Mameli

Pietrarsa – Ingresso Museo Nazionale Ferroviario

A Pietrarsa, luogo simbolo della storia industriale italiana, si è rinnovato il ricordo dei fatti del 6 agosto 1863, quando nello stabilimento borbonico di produzione ferroviaria si consumò uno degli episodi più controversi della storia sociale del Mezzogiorno postunitario. La redazione di NNMAGAZINE ha partecipato alla commemorazione insieme al prof. Vincenzo Gulì, da anni impegnato nella ricerca e nella divulgazione della memoria storica legata a Pietrarsa. Presenti all’ evento un nutrito gruppo di “patrioti” e Sergio Angrisano Coordinatore Nazionale di CMI Confederazione Meridionalisti identitari.

Pietrarsa – Prof. Vincenzo Gulì, storico, con il Dott. Sergio Angrisano Coordinatore Nazionale di CMI Confederazione Meridionalisti Identitari

Il 6 agosto 2026 siamo qui, 163 anni dopo quell’altro 6 agosto”, ha esordito Gulì davanti ai presenti, richiamando l’importanza di una memoria che, secondo il relatore, non deve limitarsi al ricordo delle vittime, ma deve interrogarsi anche sul destino dell’opificio.

Per Gulì Pietrarsa rappresenta due simboli: da una parte i lavoratori caduti durante gli scontri del 1863, dall’altra la perdita di un grande polo produttivo che nell’Ottocento aveva assunto un ruolo centrale nel panorama industriale europeo.

Pietrarsa ha due entità che sono morte – ha affermato – una sono i famosi martiri, l’altra è l’economia del Sud”. Un passaggio che racchiude il significato della sua lunga battaglia culturale: riportare al centro del dibattito pubblico la storia di un sito che fu tra le prime grandi realtà industriali italiane.

Dott. Sergio Angrisano con il vessillo del Regno delle Due Sicilie

Lo stabilimento di Pietrarsa nacque nel Regno delle Due Sicilie come opificio ferroviario e meccanico e rappresentò una delle strutture industriali più avanzate dell’epoca. Dopo l’Unità d’Italia il complesso attraversò una fase di trasformazioni e ridimensionamenti fino alla progressiva perdita del ruolo originario.

Nel corso del suo intervento, Gulì ha definito Pietrarsa “uno degli scheletri più grandi nell’armadio dell’Italia”, sostenendo che la vicenda non riguardi soltanto uno scontro tra operai e autorità, ma anche il tema della cancellazione della memoria storica e della perdita di una capacità produttiva del territorio.

Il prof. Gulì ha ricordato come, secondo le sue ricerche, il numero delle vittime dell’episodio potrebbe essere superiore rispetto alle ricostruzioni tradizionali. La storiografia ufficiale ha a lungo riportato un bilancio limitato dei morti, mentre altre interpretazioni, come quella sostenuta dallo stesso Gulì, ipotizzano un numero maggiore di vittime sulla base di ulteriori elementi documentali e testimonianze.

Lo storico non si fa soltanto con i documenti che lo Stato offre – ha dichiarato – ma con quelli che si riescono a trovare con grande fatica e con l’intelletto”.

Un altro tema centrale dell’intervento è stato il rapporto tra gli operai di Pietrarsa e la fede religiosa. Gulì ha ricordato la presenza della chiesa dell’Immacolata all’interno dello stabilimento e il forte legame spirituale della comunità operaia.

Secondo il relatore, proprio questa dimensione religiosa sarebbe alla base della definizione di “martiri” attribuita agli operai caduti, un termine che richiama il significato cristiano del sacrificio e della testimonianza della fede.

Erano persone profondamente religiose – ha spiegato – e all’interno di Pietrarsa c’era una chiesa. Gli operai avevano un forte senso di comunità”.

Il racconto si è poi soffermato sulle tradizioni degli operai, sulle celebrazioni dell’Immacolata Concezione e sulle iniziative di solidarietà verso i poveri della zona, elementi che testimoniano una realtà sociale organizzata intorno al lavoro, alla fede e alla condivisione.

La commemorazione si è conclusa con la lettura della “Supplica all’Immacolata” del Venerabile Don Placido Baccher e con la preghiera dell’Eterno Riposo dedicata ai caduti di Pietrarsa.

Il 6 agosto resta una data che continua a interrogare la coscienza storica del Paese. Pietrarsa non è soltanto un museo: è un luogo della memoria industriale italiana, uno spazio nel quale si intrecciano lavoro, sviluppo, conflitti sociali e identità territoriale.

La presenza della redazione di NNMAGAZINE alla commemorazione rappresenta l’impegno a raccontare luoghi e vicende che fanno parte della storia del territorio, dando voce alla ricerca, al confronto e alla conservazione della memoria collettiva.