Rubrica Alchimia del Benessere

Bicarbonato di sodio – Il piccolo composto che la scienza studia da quasi un secolo per la performance sportiva

Dalla ricerca degli anni Trenta agli studi sulla milza: come il bicarbonato di sodio è diventato uno degli aiuti ergogenici più discussi nella fisiologia dello sport.

8 Agosto 2026

Sharon Persico

Costa pochi centesimi, non appartiene alla categoria degli integratori più pubblicizzati e spesso viene relegato al ruolo di semplice rimedio domestico. Eppure, dietro quella polvere bianca apparentemente banale, si nasconde uno dei composti più studiati nella ricerca sulla performance sportiva. Il bicarbonato di sodio è stato analizzato per quasi un secolo dagli scienziati interessati ai meccanismi che regolano la fatica muscolare, il metabolismo energetico e la capacità del corpo umano di sostenere sforzi intensi.

La sua storia nello sport inizia nel Novecento, quando i ricercatori iniziarono a comprendere quanto l’equilibrio acido-base fosse determinante durante l’attività fisica. Oggi sappiamo che, quando i muscoli vengono sottoposti a esercizi molto intensi, aumenta la produzione di ioni idrogeno, molecole associate alla diminuzione del pH cellulare e alla progressiva perdita di capacità contrattile. In altre parole, uno dei fattori che contribuiscono alla sensazione di “bruciore” e all’esaurimento muscolare è proprio l’ambiente più acido che si crea all’interno delle fibre muscolari.

Ed è qui che entra in gioco il bicarbonato di sodio. Il suo ruolo non è quello di fornire energia direttamente, né quello di trasformare un atleta comune in un campione. La sua funzione è più precisa. Agisce come sistema tampone nel sangue, contribuendo a contrastare temporaneamente l’aumento dell’acidità prodotto durante gli sforzi ad alta intensità.

Questa caratteristica ha attirato l’attenzione della comunità scientifica internazionale, tanto che diverse revisioni e documenti istituzionali sulla nutrizione sportiva hanno inserito il bicarbonato tra gli aiuti ergogenici con un possibile effetto sulla prestazione in specifiche condizioni. Il termine “ergogenico” indica una strategia capace di migliorare, almeno potenzialmente, la capacità di lavoro fisico, ma non significa che una sostanza possa garantire automaticamente risultati superiori.

Il bicarbonato di sodio sembra essere maggiormente efficace negli sport caratterizzati da sforzi brevi e intensi, generalmente compresi tra alcune decine di secondi e pochi minuti, dove il sistema anaerobico lattacido ha un ruolo importante. Discipline come sprint prolungati, ciclismo su pista, nuoto veloce, sollevamento pesi con serie intense o sport con ripetute azioni esplosive possono essere gli ambiti nei quali il suo utilizzo è stato maggiormente studiato.

Al contrario, negli sport di endurance di lunga durata, dove prevale il metabolismo aerobico, gli effetti risultano molto meno evidenti. Questo dimostra un principio fondamentale della ricerca scientifica: non esiste una sostanza universale capace di migliorare ogni tipo di prestazione.

Gli studi più citati hanno generalmente utilizzato quantità calcolate in base al peso corporeo, spesso nell’intervallo compreso tra circa 0,2 e 0,3 grammi per chilogrammo assunti prima dell’attività fisica. Ovviamente, la risposta individuale può cambiare notevolmente. Alcune persone tollerano bene il bicarbonato, mentre altre possono manifestare disturbi gastrointestinali come gonfiore, nausea o crampi.

Proprio per questo motivo gli esperti sottolineano che il bicarbonato di sodio non deve essere considerato un prodotto da assumere senza criterio. Anche una sostanza semplice e disponibile senza prescrizione può influenzare delicati equilibri fisiologici dell’organismo.

Negli ultimi anni, la ricerca ha aperto un capitolo ancora più affascinante: il possibile coinvolgimento della milza nella risposta al bicarbonato durante l’esercizio fisico. Alcuni studi pubblicati nel 2018 hanno analizzato come l’aumento del pH sanguigno indotto dal bicarbonato possa influenzare alcuni meccanismi legati al rilascio di globuli rossi dalla milza.

La milza, infatti, non è soltanto un organo coinvolto nella funzione immunitaria e nella rimozione delle cellule sanguigne più vecchie. In alcune specie animali e anche nell’uomo può rappresentare una sorta di riserva temporanea di globuli rossi, aumentando potenzialmente la disponibilità di cellule capaci di trasportare ossigeno durante determinate condizioni di stress fisico.

Questi risultati hanno ampliato la comprensione degli effetti del bicarbonato di sodio, mostrando che la sua azione potrebbe non limitarsi esclusivamente alla gestione dell’acidità muscolare, ma coinvolgere una risposta fisiologica più ampia. Gli stessi ricercatori invitano alla prudenza: si tratta di un campo ancora in evoluzione e non significa che il bicarbonato possa produrre automaticamente un aumento della resistenza o della capacità atletica in ogni individuo.

Il vero valore di questa sostanza sta proprio nella sua storia scientifica: un composto semplice, conosciuto da generazioni, che continua a essere studiato attraverso strumenti moderni per comprendere meglio il funzionamento del corpo umano. Il bicarbonato di sodio rappresenta un esempio  di come la ricerca possa trasformare un elemento quotidiano in un oggetto di analisi avanzata.