Politica Internazionale

Asset russi congelati – L’Europa trasferisce altri 1,4 miliardi all’Ucraina e apre un nuovo fronte con Mosca

La Commissione europea autorizza una nuova tranche di proventi derivanti dagli asset russi congelati. Kiev riceverà 1,4 miliardi di euro, mentre il Cremlino denuncia un “furto” e prosegue la battaglia legale contro Euroclear.

9 Agosto 2026

Esmeralda Mameli

L’Unione Europea ha annunciato il trasferimento di una nuova tranche da 1,4 miliardi di euro ottenuta dai proventi generati dagli asset russi congelati, confermando la linea politica scelta da Bruxelles per sostenere Kiev. Gli asset russi congelati comprendono denaro, obbligazioni, titoli di Stato e riserve valutarie detenuti dalla Banca Centrale Russa e da altre istituzioni statali. Questi fondi restano di proprietà della Russia, ma non possono essere gestiti o spostati dalle autorità russe a causa delle sanzioni internazionali. Una decisione destinata ad alimentare lo scontro diplomatico con Mosca e ad aprire un capitolo sempre più delicato nei rapporti tra Occidente e Russia.

La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha ribadito che le risorse saranno destinate al sostegno dell’Ucraina, in particolare alle necessità finanziarie legate alla difesa e alla ricostruzione del Paese. La nuova tranche rappresenta il quinto trasferimento di profitti maturati sulle somme russe immobilizzate e porta il totale dei proventi utilizzati dall’Unione Europea a circa 8 miliardi di euro.

Bruxelles non ha confiscato direttamente altri 1,4 miliardi di euro appartenenti alla Russia, ma ha utilizzato gli interessi e gli utili finanziari prodotti dagli asset russi congelati. Il capitale originario resta infatti bloccato, mentre i rendimenti generati dalla sua gestione vengono destinati al sostegno dell’Ucraina secondo il quadro normativo europeo.

Al centro del meccanismo c’è il depositario finanziario belga Euroclear, dove si trova la quota principale delle riserve russe immobilizzate in Europa. Dopo l’avvio delle sanzioni occidentali successive all’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022, centinaia di miliardi di euro riconducibili alla Banca Centrale Russa sono rimasti congelati nei circuiti finanziari europei. La gestione di queste somme ha prodotto nel tempo significativi profitti finanziari, diventati oggi uno strumento strategico della risposta occidentale.

Per Bruxelles, l’utilizzo degli interessi rappresenta una soluzione giuridicamente sostenibile: non viene colpita la proprietà originaria delle riserve, ma vengono impiegati i guadagni prodotti da fondi che, a causa delle sanzioni, non possono essere movimentati liberamente. Una distinzione considerata fondamentale dalle istituzioni europee, consapevoli che una confisca integrale del capitale potrebbe creare un precedente senza precedenti nel sistema finanziario internazionale.

Il governo di Mosca considera qualsiasi utilizzo degli asset russi congelati e dei relativi profitti come un atto illegittimo, definendolo una forma di appropriazione indebita ai danni dello Stato russo. Le autorità russe sostengono che il congelamento e il trasferimento dei proventi violino i principi della tutela della proprietà sovrana e minaccino la fiducia nei mercati finanziari occidentali.

La Banca Centrale Russa ha promosso azioni legali contro alcuni soggetti coinvolti nella gestione degli asset immobilizzati, tra cui Euroclear. Un tribunale arbitrale di Mosca ha accolto una richiesta risarcitoria avanzata dalle autorità russe nei confronti del depositario finanziario, con una cifra indicata dai media russi in centinaia di miliardi di dollari, ma l’effettiva applicazione di tali decisioni resta complessa al di fuori della giurisdizione russa e dipende dai sistemi legali dei diversi Paesi coinvolti.

La questione degli asset russi congelati è diventata così uno dei terreni più sensibili della guerra economica parallela al conflitto militare. L’Unione Europea sostiene che la Russia debba contribuire ai costi della guerra avviata contro l’Ucraina, mentre Mosca avverte che queste misure potrebbero compromettere la credibilità dell’intero sistema finanziario occidentale, creando timori tra gli Stati che detengono riserve valutarie all’estero.

La scelta europea si colloca quindi, in un equilibrio estremamente fragile. Bruxelles cerca di garantire un sostegno concreto a Kiev, soprattutto in una fase in cui le esigenze finanziarie ucraine rimangono elevate, ma allo stesso tempo evita il passo più radicale della confisca del capitale russo. Una linea che riflette le divisioni esistenti anche tra gli alleati occidentali sulla gestione futura delle risorse immobilizzate.

Gli asset russi congelati costituiscono un confronto globale sul confine da delimitare tra sanzione e appropriazione, tra pressione politica e diritto internazionale. Una partita destinata a proseguire ancora a lungo e che potrebbe influenzare gli equilibri finanziari mondiali ben oltre la fine del conflitto.