Re Carlo è morto – La radio britannica annuncia per errore la morte del re
Per quasi mezz’ora Radio Caroline ha trasmesso un annuncio falso sulla morte di Carlo III, seguito dall’inno nazionale e da 16 minuti di silenzio. Ofcom ha accertato gravi violazioni.
12 Agosto 2026
Sergio Angrisano

Re Carlo è morto.
Per alcuni interminabili minuti, il 19 maggio 2026, questa frase è risuonata attraverso le frequenze di Radio Caroline, emittente britannica dell’Essex. Una notizia completamente falsa, ma presentata con tutti gli elementi capaci di conferirle un’apparenza drammaticamente ufficiale: messaggi preregistrati, interruzione della normale programmazione, inno nazionale e circa sedici minuti di silenzio. Una scena che avrebbe potuto accompagnare la morte del sovrano britannico, se non fosse che Carlo III era vivo. La vicenda, nata da un incredibile errore umano e tecnico, è stata ora esaminata da Ofcom, l’autorità britannica per le comunicazioni, che ha concluso l’indagine contestando all’emittente la violazione delle regole sull’accuratezza delle notizie e sulla tempestiva correzione degli errori.
Tutto accadde durante il Barry Marsh Show. La programmazione venne improvvisamente interrotta e furono mandati in onda tre messaggi registrati relativi alla morte di Re Carlo III. In uno degli annunci si comunicava la sospensione della normale programmazione “come segno di rispetto” per la morte del sovrano. Poi l’inno nazionale. Infine il silenzio. Per un ascoltatore ignaro, il quadro era quello di una comunicazione istituzionale di portata storica. E proprio questa apparente autenticità rende l’incidente particolarmente grave.
La realtà era completamente diversa. Carlo III non era morto e non c’era stata alcuna comunicazione ufficiale da Buckingham Palace. Secondo la ricostruzione fornita dall’emittente a Ofcom, l’origine dell’errore risale a un membro dello staff che, mentre operava sul computer dello studio, si imbatté nei file audio predisposti per l’eventuale morte del monarca. Quei materiali erano accompagnati da precise istruzioni e avrebbero dovuto essere utilizzati esclusivamente nel momento appropriato. La curiosità, però, avrebbe prevalso sulla prudenza: il dipendente fece partire i file, provocando l’interruzione della trasmissione regolare.
A rendere ancora più complessa la situazione c’era un altro elemento: il programma veniva trasmesso in streaming da remoto. Quando ci si rese conto dell’accaduto, il dipendente che aveva attivato i file interruppe la riproduzione e, secondo la ricostruzione riportata nell’inchiesta, lasciò gli studi preso dal panico. Nel frattempo, il personale dell’emittente cercava di comprendere cosa fosse successo e di ripristinare la programmazione prevista. Il risultato fu che la falsa notizia rimase in onda abbastanza a lungo da assumere una dimensione tutt’altro che trascurabile.
La correzione arrivò quasi mezz’ora dopo il primo annuncio. Il conduttore intervenne spiegando agli ascoltatori che erano state trasmesse per errore alcune informazioni, precisando di non averle sentite personalmente e definendole errate. La vicenda venne attribuita a un problema tecnico e arrivarono le scuse dell’emittente. Ma, secondo Ofcom, la rettifica non fu sufficientemente tempestiva rispetto alla gravità della notizia. L’autorità ha ricevuto due reclami e ha ritenuto che si trattasse di un errore “molto significativo” su una questione di particolare importanza pubblica.
Il Broadcasting Code britannico impone infatti, agli operatori di garantire accuratezza e imparzialità nella diffusione delle notizie e stabilisce che gli errori significativi debbano essere riconosciuti e corretti rapidamente. In questo caso, Ofcom ha contestato proprio il mancato rispetto di tali obblighi. Non era una notizia qualsiasi: l’annuncio della morte del sovrano avrebbe avuto inevitabilmente conseguenze enormi sul piano nazionale e internazionale.
Dopo l’incidente, Radio Caroline ha assicurato di aver preso la questione seriamente. Il membro dello staff responsabile dell’attivazione dei file è stato richiamato e si è scusato. L’emittente ha inoltre, modificato la gestione dei materiali preregistrati, rimuovendoli dal computer dello studio per impedire che potessero essere nuovamente attivati accidentalmente.
La storia di Re Carlo è morto resta così uno dei più clamorosi esempi di quanto possa essere sottile il confine tra informazione e disinformazione. Bastano un file sbagliato, un clic dettato dalla curiosità e una catena di controlli che non funziona perché una notizia inesistente assuma, per qualche minuto, tutti i contorni della realtà. L’inno nazionale e il silenzio hanno fatto il resto.
Il re, quella sera, era vivo. A essere travolta dal caos è stata invece una radio.
Nell’epoca della comunicazione istantanea, la verifica resta il primo e irrinunciabile dovere dell’informazione.

