Aborto in Massachusetts: la nuova legge affida al medico la decisione nelle fasi avanzate della gravidanza
Dopo la firma della governatrice Maura Healey, il Massachusetts elimina le precedenti condizioni specifiche per gli aborti oltre le 24 settimane. La nuova norma accende lo scontro tra sostenitori e oppositori.
16 Agosto 2026
Esmeralda Mameli
Il Massachusetts ha compiuto un passo destinato a riaccendere, negli Stati Uniti, uno dei confronti politici, etici e sociali più delicati degli ultimi anni. Il 10 agosto 2026 la governatrice democratica Maura Healey ha firmato la nuova legge sull’aborto in Massachusetts, modificando radicalmente le regole che disciplinano le interruzioni di gravidanza oltre le 24 settimane. Il provvedimento, denominato Prioritizing Patient Access to Care Act, elimina il precedente sistema di condizioni specifiche e stabilisce che, oltre quella soglia, l’aborto possa essere praticato da un medico sulla base del proprio “professional judgment”, cioè del proprio giudizio professionale. La legge entrerà formalmente in vigore dopo 90 giorni.
La modifica rappresenta un cambiamento significativo. Fino a oggi, il Massachusetts consentiva l’aborto nelle prime 24 settimane e prevedeva una serie di condizioni precise: l’intervento doveva essere ritenuto necessario per proteggere la vita, la salute fisica o mentale della donna, oppure essere collegato a una diagnosi, anomalia fetale letale o a una situazione nella quale il feto non avrebbe avuto ragionevoli possibilità di sopravvivere al di fuori dell’utero. La nuova normativa elimina questo quadro articolato e sostituisce le condizioni specifiche con una formula che affida la valutazione al medico.
Qui erge la frattura politica. Per i sostenitori, la vecchia normativa rischiava di trasformare la medicina in una corsa contro il linguaggio della legge, soprattutto quando una gravidanza entrava improvvisamente in una fase drammatica. La governatrice Healey ha raccontato, durante la firma del provvedimento, storie di donne e famiglie alle prese con diagnosi devastanti, sostenendo che nessuna paziente dovrebbe essere costretta a lasciare il Massachusetts per ottenere cure che i propri medici ritengono necessarie. Secondo la governatrice, la nuova legge serve proprio a consentire ai professionisti sanitari di affrontare situazioni complesse senza il timore che una formulazione legislativa troppo rigida impedisca loro di intervenire.
Tra i casi diventati simbolo della battaglia legislativa c’è quello di Kate Dineen, che nel 2021, alla 33ª settimana di gravidanza, apprese che il feto aveva subito un ictus in utero. Secondo il suo racconto, la diagnosi lasciava prevedere la possibilità di una morte precoce o di conseguenze gravissime. Alla domanda sulle possibilità terapeutiche, le venne spiegato che avrebbe potuto valutare l’interruzione della gravidanza, ma soltanto viaggiando fuori dal Massachusetts. La vicenda è stata utilizzata dai sostenitori della riforma per dimostrare come, in determinate circostanze, le restrizioni precedenti potessero impedire ai medici di offrire alla paziente tutte le opzioni considerate clinicamente appropriate.
Il fenomeno, secondo i dati del Dipartimento della Salute pubblica dello Stato, riguarda comunque una quota molto ridotta delle interruzioni di gravidanza. Nel 2024 in Massachusetts sono stati registrati 99 aborti effettuati a 24 settimane o oltre, contro gli 84 del 2023. Numeri esigui rispetto al totale, ma sufficienti a rendere evidente quanto il tema riguardi situazioni cliniche particolarmente complesse e ad alta intensità emotiva.
La nuova legge, tuttavia, non viene interpretata nello stesso modo da tutti. Gli oppositori denunciano l’eliminazione di quelle che considerano garanzie essenziali e sostengono che la nuova formulazione apra la strada a interruzioni di gravidanza anche in fasi estremamente avanzate. Alcune organizzazioni pro-life hanno parlato di una legge radicale, accusando il legislatore di aver eliminato praticamente ogni limite residuo.
Sul piano strettamente giornalistico, è però necessario distinguere tra il testo della legge e le interpretazioni politiche che ne derivano. La normativa non contiene letteralmente l’espressione “aborto fino alla nascita”. Stabilisce invece che, dopo le 24 settimane, la procedura possa essere eseguita sulla base del giudizio professionale del medico, eliminando le precedenti condizioni specifiche. È questa nuova ampiezza della discrezionalità medica a suscitare il timore degli oppositori e a rappresentare il principale obiettivo dei sostenitori.
Alcuni dei principali sistemi ospedalieri dello Stato, tra cui Mass General Brigham, Beth Israel Lahey Health, Tufts Medicine e UMass Memorial Health, hanno manifestato il proprio appoggio alla riforma, sostenendo che il precedente quadro normativo non rispondesse adeguatamente alle esigenze di tutte le pazienti. La questione centrale, secondo i sostenitori, è quindi stabilire se debba essere il legislatore a definire in anticipo tutte le circostanze possibili oppure se debba essere il medico, davanti a un caso concreto, a valutare la situazione insieme alla paziente.
La battaglia non è soltanto sanitaria, ma è diventata anche una questione elettorale. Healey ha dichiarato che l’aborto sarà “on the ballot”, cioè al centro della campagna elettorale di novembre. Il Massachusetts, già collocato tra gli Stati americani più favorevoli all’accesso all’interruzione di gravidanza, si presenta così come uno dei terreni più avanzati della risposta democratica alla sentenza Dobbs del 2022, con cui la Corte Suprema degli Stati Uniti ha cancellato il precedente quadro costituzionale federale di Roe v. Wade.
L’aborto in Massachusetts diventa dunque il confine tra legge e medicina e dove una parte decisiva della responsabilità viene trasferita dal legislatore al professionista sanitario. Per i sostenitori significa restituire flessibilità alla medicina e impedire che una donna, nel momento più drammatico della propria gravidanza, sia costretta a cercare assistenza altrove. Per gli oppositori significa invece, ridurre drasticamente i limiti posti dalla legge proprio nelle fasi in cui la gravidanza è più avanzata. Il confronto è appena iniziato e promette di andare ben oltre i confini del Massachusetts, perché pone una domanda destinata a dividere ancora a lungo l’America.
Quando una gravidanza evolve in una tragedia clinica, l’ultima parola è del legislatore o del medico?

