Cronaca estera

Missili KN-30 dalla Corea del Nord alla Russia – La nuova minaccia che guarda al Dnepr

L’intelligence ucraina riferisce di circa 50 missili nordcoreani KN-23, KN-24 e KN-30 già disponibili in Russia. Il nuovo Hwasong-11C può trasportare una testata molto più pesante dei precedenti sistemi, ma il suo impiego sul campo non è ancora confermato.

23 Agosto 2026

Sergio Angrisano

La Corea del Nord avrebbe trasferito alla Russia circa 50 missili balistici delle famiglie KN-23, KN-24 e KN-30, con quest’ultima tipologia destinata ad attirare l’attenzione per la capacità di trasportare una testata convenzionale fino a 2.500 chilogrammi. A confermare il trasferimento è stata l’intelligence militare ucraina, secondo quanto riportato il 30 agosto dall’Institute for the Study of War.

Il KN-30, indicato anche come Hwasong-11C, rappresenta un’evoluzione più pesante della famiglia Hwasong-11/KN-23 ed è stato progettato per trasportare un carico bellico superiore rispetto ai precedenti missili nordcoreani già impiegati dalla Russia.

La novità arriva mentre Mosca sta intensificando l’utilizzo dei missili forniti da Pyongyang. Tra la fine di luglio e agosto, le forze russe hanno nuovamente impiegato KN-23 e KN-24 contro obiettivi ucraini. L’ISW ha rilevato che Mosca potrebbe utilizzare questi ordigni anche per testarli sul campo e migliorarne progressivamente l’efficacia. Il 29-30 luglio un KN-23 nordcoreano è stato impiegato in un attacco contro l’Ucraina, mentre l’11 agosto il presidente Volodymyr Zelensky ha riferito di un altro KN-23 lanciato contro Zaporizhzhia.

Il passaggio ai KN-30 potrebbe rappresentare qualcosa di più della semplice aggiunta di nuovi missili all’arsenale russo. Secondo l’intelligence ucraina, Mosca ha iniziato a predisporre nella regione russa di Voronezh sei lanciatori destinati ai missili nordcoreani. La capacità complessiva potenziale viene indicata in 120 missili. Da quelle posizioni, secondo le valutazioni riportate dall’ISW, gli ordigni potrebbero raggiungere sette regioni ucraine: Sumy, Kharkiv, Chernihiv, Poltava, Kyiv, Dnipropetrovsk e Zaporizhzhia.

 

La regione di Voronezh permette di ampliare la pressione balistica russa verso una parte consistente dell’Ucraina centro-orientale. In questo scenario, infrastrutture logistiche, depositi, centri militari e nodi strategici potrebbero diventare obiettivi prioritari. Vi è anche l’ipotesi di un possibile impiego dei missili più pesanti contro infrastrutture particolarmente robuste, compresi i ponti sul Dnepr.  Non esiste al momento una conferma indipendente che i KN-30 siano stati consegnati alla Russia specificamente per distruggere i ponti sul Dnepr, né che Mosca abbia già deciso di utilizzarli per questa missione.

La posta in gioco è comunque enorme. I ponti sul Dnepr costituiscono una parte essenziale della rete di collegamento e rifornimento dell’Ucraina. Un attacco riuscito contro un’infrastruttura di questo tipo potrebbe avere conseguenze militari e logistiche rilevanti, rallentando il trasferimento di uomini, mezzi, carburante e munizioni. La distruzione di un ponte in cemento armato non dipende esclusivamente dalla massa della testata: precisione dell’impatto, struttura dell’opera, punto colpito, sistemi di protezione e capacità di ripristino sono tutti fattori determinanti.

Il vero elemento di allarme, quindi, non è soltanto il missile in sé, ma l’approfondimento della cooperazione militare tra Mosca e Pyongyang. La Corea del Nord non si limita più a essere descritta come fonte di munizioni e sistemi balistici. Secondo le informazioni ucraine, personale nordcoreano sarebbe coinvolto anche nella componente missilistica dislocata in Russia. Già all’inizio di agosto l’ISW aveva riferito di una possibile unità nordcoreana composta da circa 90 militari e associata a sei lanciatori nella regione di Voronezh.

Questa collaborazione produce vantaggi per entrambe le parti. La Russia ottiene nuove munizioni balistiche in un momento in cui conduce campagne di attacchi sempre più intense contro l’Ucraina; Pyongyang, al contrario, può acquisire esperienza operativa e informazioni preziose sull’impiego reale dei propri sistemi in un conflitto ad alta intensità. È un circuito militare che rischia di trasformare il teatro ucraino in un laboratorio per nuove capacità missilistiche nordcoreane.

E mentre Kyiv deve già fare i conti con una crescente pressione sui sistemi di difesa aerea, Mosca continua a costruire la propria capacità di attacco. L’intelligence ucraina ha riferito il 20 agosto che la Russia può produrre complessivamente più di 200 missili da crociera e balistici al mese, con Iskander-M, Kh-101 e Kalibr indicati tra le principali priorità produttive.

Per questo l’arrivo dei missili KN-30 consente alla Russia e alla Corea del Nord di rafforzare una cooperazione militare già profonda. Il rischio per l’Ucraina non consiste nella certezza che i ponti sul Dnepr saranno colpiti,  ma nella disponibilità di un nuovo sistema balistico pesante che potrebbe ampliare il ventaglio degli obiettivi raggiungibili. Il KN-30, dunque, è ancora una minaccia potenziale, ma il semplice fatto che possa essere entrato nell’arsenale russo modifica gli equilibri della guerra dei missili e apre una nuova, pericolosa pagina nel conflitto.



Sergio Angrisano

Direttore Editoriale - giornalista televisivo e scrittore