Udienza ai Partecipanti all’Incontro promosso dalla Pontificia Commissione per l’America Latina sulle situazioni di dipendenza in America Latina

La SANTA SEDE
COMUNICATO STAMPA
Questa mattina, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Leone XIV ha ricevuto in Udienza i Partecipanti all’Incontro promosso dalla Pontificia Commissione per l’America Latina sulle situazioni di dipendenza in America Latina.
Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti nel corso dell’Incontro:
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
La pace sia con voi.
Buongiorno a tutti e benvenuti!
Saluto con affetto fraterno ognuno di voi. Ringrazio in modo particolare il Consiglio Episcopale latinoamericano e dei Caraibi (CELAM) e l’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) per aver promosso questo incontro, come pure la Pontificia Commissione per l’America Latina e la Pontificia Accademia per la Vita.
Saluto anche i fratelli dei centri, d’ispirazione religiosa, di accompagnamento, prevenzione, recupero e integrazione per giovani, giunti qui da Asia, Africa, Europa e America, che con la loro presenza ci ricordano che la sofferenza e la speranza non hanno confini.
Il tema che ci riunisce è la riflessione, a partire della fede, sul problema delle droghe e sull’impatto che hanno sui nostri giovani. Le dipendenze sono un fenomeno complesso che mette in evidenza il fallimento di un mondo disumanizzato. La sofferenza dei giovani ci chiede risposte integrali: prevenzione comunitaria, assistenza scientifica, giustizia dal volto umano e accompagnamento pastorale prossimo. Il nostro contributo deve essere orientato alla cura, alla presenza e alla ricostruzione del tessuto comunitario.
Sono lieto di constatare come, in questo incontro, convergano quattro ponti che rappresentato altrettante vie di collaborazione in questo ambito.
Il primo ponte è tra la Chiesa e gli organismi internazionali, poiché nessuno può affrontare da solo il problema delle droghe. Pertanto, merita una menzione particolare la collaborazione in atto tra l’Organizzazione degli Stati Americani e il Consiglio Episcopale latinoamericano e dei Caraibi che coordinano attività di formazione per organizzazioni comunitarie d’ispirazione religiosa e creano reti di accompagnamento, e che hanno persino permesso al CELAM di presentare il Manuale della Pastorale Latinoamericana di Accompagnamento e Prevenzione delle Dipendenze.
Il secondo ponte è tra la scienza e la fede. La Chiesa non interviene nella problematica delle droghe con la pretesa di competere con le neuroscienze, la psichiatria o la sanità pubblica, o di occuparne il posto; ma cerca di illuminarla, a partire dal Vangelo, con una comprensione integrale della persona umana.
Il terzo ponte è all’interno della Chiesa che peregrina nei diversi continenti. In questi giorni sono giunte fin qui persone provenienti dall’America, dall’Asia, dall’Africa e dall’Europa per condividere le loro sofferenze, le loro speranze e il loro entusiasmo pastorale.
Il quarto ponte è ecumenico. La Chiesa cattolica e le altre comunità ecclesiali, nella pratica dell’amore concreto per quanti soffrono, trovano, a partire dalla fede, un linguaggio comune molto eloquente per accompagnare e integrare i giovani nei loro bisogni e nei loro sogni.
Ma consentitemi di soffermarmi un istante su un’istituzione che attraversa il nostro lavoro in maniera trasversale: la famiglia. La famiglia, che il Concilio Vaticano II ha chiamato giustamente “chiesa domestica” (cfr. Lumen gentium, n. 11), è il luogo dove si coltiva la vita, la si custodisce e la si proietta. Non esiste prevenzione migliore contro le droghe di una buona famiglia.
Attualmente, siamo testimoni del dolore di molte famiglie distrutte, a causa del consumo di droghe, della violenza, del reclutamento criminale di un figlio, della povertà o della mancanza di opportunità che spingono ai margini del cammino. San Giovanni Paolo II ci ha chiesto di fare della Chiesa “la casa e la scuola della comunione” (Lettera Apostolica Novo millennio ineunte, n. 43). E Papa Francesco ci ha ricordato che Gesù vuole che “tocchiamo la miseria umana, che tocchiamo la carne sofferente degli altri” (Esortazione Apostolica Evangelii gaudium, n. 270). Qui è espresso il nucleo della missione che voi portate avanti: che la Chiesa sia una famiglia, includendo soprattutto le persone che soffrono.
Infine, vorrei esprimere un desiderio: che la Chiesa sia la famiglia di tutte le persone che sono rimaste ai margini del cammino. Come il samaritano, che si fece prossimo dell’uomo caduto, non passiamo oltre; costruiamo una Chiesa che si ferma, si avvicina, si commuove, unge le ferite, nutre e diventa casa.
Grazie per il vostro lavoro.
Che Dio vi benedica.
Offriamo la benedizione del Signore. La grazia di Dio accompagni sempre tutti voi, le vostre famiglie, la vostra attività. È un lavoro tanto importante che svolgete in diverse parti del mondo.
[Benedizione]
ADDRESS OF HIS HOLINESS POPE LEO XIV
TO THE PARTICIPANTS IN THE MEETING PROMOTED BY THE
PONTIFICAL COMMISSION FOR LATIN AMERICA
ON ADDICTION-RELATED SITUATIONS IN LATIN AMERICA
Consistory Hall
Wednesday, 27 August 2026
In the name of the Father, and of the Son, and of the Holy Spirit.
Peace be with you.
Good morning to you all, and welcome!
I extend a fraternal greeting to each and every one of you. I would like to express my particular gratitude to the Latin American and Caribbean Episcopal Council (CELAM) and the Organization of American States (OAS) for having facilitated this meeting, as well as to the Pontifical Commission for Latin America and the Pontifical Academy for Life.
I also greet our brothers and sisters from faith-based centres for support, preventive intervention, recovery and integration of young people, who have come from Asia, Africa, Europe and the Americas; their presence reminds us that suffering and hope know no borders.
The theme that brings us together is to reflect, from a faith-based perspective, on the problem of drugs and its impact on our young people. Addiction is a complex phenomenon that highlights the failure of a dehumanized world. The suffering of young people calls for comprehensive responses: community-based prevention, scientific care, justice with a human face, and close pastoral support. Our contribution must be directed towards care, presence and the rebuilding of the fabric of the community.
I am pleased to note how, at this meeting, four bridges converge, each representing a different pathway for collaboration in this field.
The first bridge is between the Church and international organizations, as no one can tackle the problem of drugs alone. For this reason, the ongoing collaboration between the Organization of American States and the Latin American and Caribbean Episcopal Council (CELAM) deserves special mention; they coordinate training for faith-based community organizations, build support networks, and have even enabled CELAM to present the Manual on Latin American Pastoral Care for the Support and Prevention of Addictions.
The second bridge is between science and faith. The Church does not intervene in the issue of drugs with the intention of competing with or taking the place of neuroscience, psychiatry or public health; rather, it seeks to shed light on the issue from the perspective of the Gospel, with a integral understanding of the human person.
The third bridge is within the Church as she makes her pilgrim journey across the various continents. Over the past few days, people from the Americas, Asia, Africa and Europe have come here to share their sorrows, hopes and pastoral enthusiasm.
The fourth bridge is ecumenical. The Catholic Church and other ecclesial communities, in practising concrete love for those who suffer, find a very eloquent common language rooted in faith to accompany and assist young people in their needs and dreams.
But allow me to pause for a moment on an institution that cuts across all our work: the family. The family, which the Second Vatican Council rightly called the “domestic church” (cf. Lumen gentium, 11), is the place where life is nurtured, cared for and planned. There is no better defence against drugs than a good family.
Today, we bear witness to the pain of many broken families, whether due to drug use, violence, the criminal recruitment of a child, poverty or the lack of opportunities that push people to the margins of society. Saint John Paul II asked us to make the Church “the home and the school of communion” (Apostolic Letter Novo millennio ineunte, 43). And Pope Francis reminded us that Jesus wants us to “touch human misery, to touch the suffering flesh of others” (Apostolic Exhortation Evangelii gaudium, 270). Herein lies the very heart of the mission you are carrying out: that the Church may be a family, especially embracing those who suffer.
Finally, I would like to express a wish to you: that the Church may be a family for all those who have been left by the wayside. Like the Good Samaritan, who became a neighbour to the fallen man, let us not pass by; let us build a Church that stops, draws close, is moved with compassion, binds wounds, nourishes and becomes a home.
Thank you for your work. God bless you.
I impart the Lord’s blessing to you. May God’s grace be with you all, your families and your work at all times. The work you do in different parts of the world is very important.
[Blessing]
DISCURSO DEL SANTO PADRE LEÓN XIV
A LOS PARTICIPANTES EN EL ENCUENTRO PROMOVIDO POR LA
PONTIFICIA COMISIÓN PARA AMÉRICA LATINA
SOBRE LAS SITUACIONES DE ADICCIÓN EN AMÉRICA LATINA
Sala del Consistorio
Jueves, 27 de agosto de 2026
En el nombre del Padre, y del Hijo, y del Espíritu Santo.
La paz esté con ustedes.
¡Buenos días a todos y bienvenidos!
Saludo con afecto fraterno a cada uno de ustedes. Agradezco de modo particular al Consejo Episcopal Latinoamericano y Caribeño (CELAM) y a la Organización de los Estados Americanos (OEA) por haber propiciado este encuentro, así como a la Pontificia Comisión para América Latina y la Pontificia Academia para la Vida.
Saludo también a los hermanos de los centros de acompañamiento, prevención, recuperación e integración para jóvenes basados en la fe, que llegan desde Asia, África, Europa y América, que con su presencia nos recuerdan que el sufrimiento y la esperanza no tienen fronteras.
El tema que nos convoca es reflexionar desde la fe sobre el problema de las drogas y el impacto en nuestros jóvenes. Las adicciones son un fenómeno complejo que pone de manifiesto el fracaso de un mundo deshumanizado. El sufrimiento de los jóvenes nos reclama respuestas integrales: prevención comunitaria, atención científica, justicia con rostro humano y acompañamiento pastoral cercano. Nuestra contribución tiene que ir dirigida al cuidado, la presencia y la reconstrucción del tejido comunitario.
Me complace constatar cómo, en este encuentro, convergen cuatro puentes que representan otras tantas vías de colaboración en este ámbito.
El primer puente es entre la Iglesia y los organismos internacionales, ya que nadie puede enfrentar solo el problema de las drogas. Por ello, merita una mención particular la colaboración en acto entre la Organización de los Estados Americanos y el Consejo Episcopal Latinoamericano y Caribeño que coordinan capacitaciones para organizaciones comunitarias basadas en la fe, tejen redes de acompañamiento y que incluso ha permitido al CELAM la presentación del Manual de la Pastoral Latinoamericana de Acompañamiento y Prevención de las Adicciones.
El segundo puente es entre la ciencia y la fe. La Iglesia no interviene en la problemática de las drogas con la pretensión de competir u ocupar el lugar de las neurociencias, la psiquiatría o la salud pública; sino que procura iluminarla desde el Evangelio con una comprensión integral de la persona humana.
El tercer puente es dentro de la Iglesia que peregrina en los distintos continentes. En estos días han llegado hasta aquí personas provenientes de América, Asia, África y Europa para compartir sus dolores, esperanzas y entusiasmos pastorales.
El cuarto puente es ecuménico. La Iglesia católica y las otras comunidades eclesiales, en la práctica del amor concreto por los que sufren, encuentran un lenguaje común muy elocuente desde la fe para acompañar e integrar a los jóvenes en sus necesidades y sueños.
Pero permítanme detenerme un instante en una institución que recorre nuestro trabajo de manera transversal: la familia. La familia, que el Concilio Vaticano II la llamó justamente “iglesia doméstica” (cf. Lumen gentium, 11), es el lugar donde se cultiva la vida, donde se la cuida y proyecta. No hay mejor prevención contra las drogas que una buena familia.
Actualmente, somos testigos del dolor de muchas familias rotas, ya sea por el consumo de drogas, la violencia, el reclutamiento criminal de un hijo, la pobreza o la falta de oportunidades que empujan al costado del camino. San Juan Pablo II nos pidió hacer de la Iglesia «la casa y la escuela de la comunión» (Carta ap. Novo millennio ineunte, 43). Y el Papa Francisco nos recordó que Jesús quiere que «toquemos la miseria humana, que toquemos la carne sufriente de los demás» (Exhort. ap. Evangelii gaudium, 270). Aquí queda expresado el núcleo de la misión que ustedes llevan adelante: que la Iglesia sea una familia, incluyendo especialmente a las personas que sufren.
Finalmente, quisiera expresarles un deseo: que la Iglesia sea la familia de todas las personas que se quedaron al margen del camino. Como el samaritano, que se hizo prójimo del hombre caído, no pasemos de largo; construyamos una Iglesia que se detiene, se acerca, se conmueve, unge las heridas, alimenta y se convierte en hogar.
Gracias por su trabajo. Que Dios los bendiga.
Les imparto la bendición del Señor. La gracia de Dios los acompañe siempre a todos ustedes, a sus familias y sus labores. Es un trabajo muy importante el que realizan en distintas partes del mundo.
[Bendición]
