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GUIDE TURISTICHE, DUE ESAMI E UNA DOMANDA: COSA STA MISURANDO LO STATO?

Nel 2025 gli idonei allo scritto furono 230. Nel 2026 sono stati 7.844. In mezzo cambiano regole, formato della prova e criteri di valutazione. Le interviste a Ministero, associazioni, parlamentari e candidati fanno emergere le contraddizioni della nuova abilitazione nazionale.

di Antonio Russo

Napoli, 28 agosto 2026 — Duecentotrenta è il numero degli idonei allo scritto del primo esame nazionale per diventare guida turistica, nel 2025.I partecipanti furono circa 12 mila su 30 mila iscritti. Un anno dopo il quadro è completamente diverso.Nel 2026 gli iscritti presenti alla prova scritta sono 8.346.Gli idonei sono 7.844.Circa il 94 per cento.Due numeri così distanti non dimostrano, da soli, che uno dei due esami fosse sbagliato.Ma impongono una domanda:che cosa è cambiato nella selezione?

E soprattutto:quanto è stabile il criterio con cui lo Stato decide chi è preparato per esercitare una professione?

La nuova disciplina nasce con un obiettivo preciso: creare un’abilitazione nazionale per le guide turistiche, superando la frammentazione precedente e introducendo criteri comuni.

La riforma prevede un esame nazionale per il conseguimento dell’abilitazione all’esercizio della professione. Il Ministero del Turismo ha presentato il nuovo sistema come uno strumento per qualificare la professione e contrastare l’abusivismo.

Una volta superato l’esame, i candidati vengono iscritti nell’Elenco Nazionale delle Guide Turistiche, istituito presso il Ministero del Turismo. Il problema non è dunque stabilire se una selezione nazionale fosse necessaria.La questione è un’altra: come deve essere costruita una selezione nazionale per essere credibile?

Uno dei candidati che ha raccontato la propria esperienza a NNMagazine è riuscito a superare proprio l’esame del 2025.

La sua preparazione è partita da un problema concreto: capire come affrontare un programma estremamente vasto. Storia. Storia dell’arte.Archeologia. Geografia. Diritto Beni culturali.Centinaia di luoghi e musei. Secondo la sua testimonianza, non esisteva una bibliografia ufficiale né una banca dati sulla quale costruire lo studio.

Il candidato ha quindi messo insieme manuali, libri scolastici, siti istituzionali, materiali dei musei, guide turistiche e quiz. Ha lavorato alla preparazione fuori dall’orario di lavoro.La notte. Nei fine settimana. Anche durante quello che avrebbe dovuto essere il periodo delle ferie. La sua esperienza è importante per un motivo semplice: ha superato l’esame. Non parla quindi da candidato escluso che attribuisce necessariamente la bocciatura alla procedura. Parla da candidato che è riuscito a superarla. E proprio per questo la sua testimonianza pone una domanda sul sistema: quanto deve essere lasciato all’iniziativa personale nella preparazione di un esame nazionale?

La prova scritta del 2025 prevedeva 80 quesiti a risposta multipla da svolgere in 90 minuti.Il documento ufficiale della Commissione prevedeva:18 quesiti di storia dell’arte; 18 di geografia; 18 di storia; 18 di archeologia; 4 di diritto del turismo, accessibilità e inclusività dell’offerta turistica;4 sulla disciplina dei beni culturali e del paesaggio.

La Commissione spiegava che i quesiti dovevano verificare non soltanto la conoscenza delle materie, ma anche capacità di ragionamento e collegamento interdisciplinare. Il sistema di valutazione prevedeva 0,50 punti per la risposta corretta, 0 per la mancata risposta e -0,25 per la risposta errata, con una soglia di superamento fissata a 25/40.

Non si trattava quindi soltanto di studiare una materia. Bisognava costruire una conoscenza trasversale del patrimonio italiano.

Ma una cosa è chiedere una preparazione ampia. Un’altra è stabilire quanto sia concretamente preparabile quella quantità di materiale e con quali strumenti. È qui che l’assenza di una bibliografia ufficiale assume rilievo. Un candidato con più tempo può cercare decine di fonti.

Uno che lavora deve selezionare.

Uno che può permettersi un corso dispone di strumenti diversi da chi prepara l’esame autonomamente.

La selezione dovrebbe misurare la preparazione.

Non la disponibilità economica o il tempo libero.

Nel luglio 2025 Nnmagazine.net ha intervistato l’allora ministra del Turismo Daniela Santanchè.

La ministra difendeva la riforma e la prosecuzione della procedura, sottolineando l’importanza di non interrompere un percorso nel quale migliaia di candidati avevano già investito tempo e risorse.La posizione ministeriale rappresentava quindi un elemento essenziale del confronto.

Da una parte c’erano le contestazioni sulle modalità della selezione. Dall’altra il Governo difendeva l’esigenza di arrivare alla nuova abilitazione nazionale.

La ministra sottolineava inoltre l’importanza di dare finalmente una disciplina nazionale alla professione. Non fermare la riforma, dunque, ma portarla a compimento.

L’intervista è importante perché consente di riportare la posizione istituzionale dell’epoca, senza affidarla soltanto alle ricostruzioni giornalistiche.

Leggi l’intervista completa su NNMagazine⁠ : https://nnmagazine.net/2025/07/01/intervista-esclusiva-al-ministro-del-turismo-daniela-santanche-sospendere-le-prove-sarebbe-dannoso-per-i-30mila-candidati-che-hanno-investito-tempo-e-risorse/

Un’altra questione emerge dall’intervista ad Anna Bigai, presidente dell’Associazione Nazionale Guide Turistiche, realizzata nel maggio 2025.

Bigai contesta le criticità riguardano il modo in cui la professione viene regolamentata e selezionata.Uno dei punti riguarda la conoscenza delle lingue. Nel sistema viene richiesto un livello B2.

Bigai considera questo livello non sufficiente rispetto alle esigenze concrete della professione.

L’esempio utilizzato nell’intervista è quello della pizza.

Ma la questione, evidentemente, non riguarda la pizza. Riguarda la distanza tra conoscere una lingua e utilizzarla professionalmente.

Una guida deve poter descrivere un affresco. Spiegare un periodo storico. Illustrare un monumento.

Rispondere a una domanda imprevista. Utilizzare una terminologia specialistica. Riformulare un concetto.

Per questo il problema del B2 non può essere ridotto a una sigla.

La domanda è:

il requisito previsto misura davvero la capacità linguistica necessaria alla professione o protezione di una piccola cerchia ristretta? La laurea.

Bigai solleva inoltre la questione del titolo di studio. La sua posizione è che una laurea triennale potrebbe rappresentare una soglia più coerente con la preparazione richiesta.

Non perché una laurea renda automaticamente una persona una buona guida.

Ma perché, secondo questa impostazione, l’università può fornire metodo di ricerca, capacità critica e abitudine allo studio.

Il sistema non rende però la laurea un requisito indispensabile per l’accesso. Anche qui la domanda è:

se il titolo di studio non è il criterio decisivo, l’esame riesce davvero a sostituirlo misurando le competenze che servono?

Leggi l’intervista completa su NNMagazine⁠: https://nnmagazine.net/2025/05/27/intervista-esclusiva-ad-anna-bigai-tra-luci-e-ombre-del-bando-di-guide-turistiche-e-il-ricorso-al-tar-2025/

La testimonianza del candidato intervistato introduce però un’altra sfumatura.Ha scelto l’inglese.

Non disponeva di una certificazione linguistica specifica.

Aveva però studiato la lingua nel corso della propria formazione e si era preparato autonomamente anche sul linguaggio specialistico.

Ha superato la prova. La vicenda non dimostra che il B2 sia sufficiente. Dimostra però che certificazione e competenza non sono necessariamente la stessa cosa. Ed è proprio qui che una prova orale ben costruita dovrebbe fare la differenza.

Non chiedere soltanto quale certificato possieda il candidato.

Fargli dimostrare cosa sa fare con quella lingua.

Leggi l’intervista completa su Nnmagazine: https://nnmagazine.net/2026/05/30/un-partecipante-batte-il-bando-flop-delle-guide-turistiche-ho-studiato-la-notte-e-nei-weekend-senza-ferie/

Un altro elemento emerso nelle testimonianze riguarda le modalità delle prove linguistiche.

Il candidato intervistato ha riferito di aver riscontrato differenze nelle modalità adottate dalle commissioni.Non è un dettaglio secondario.In un esame nazionale, la domanda non dovrebbe essere soltanto se la commissione sia competente.

Dovrebbe essere se tutti i candidati affrontino condizioni il più possibile uniformi.Stesse regole. Stessi criteri. Stesso livello di difficoltà. Stesse possibilità di dimostrare la propria preparazione. La standardizzazione è proprio una delle ragioni per cui viene introdotto un esame nazionale.

Micol Caramello, presidente di Federagit Confesercenti, ha affrontato la questione in un’intervista realizzata nel luglio 2025. Anche in questo caso la posizione non è quella di chi vuole semplicemente cancellare la riforma. Il punto è il modo in cui la selezione viene costruita.Formazione. Lingue. Preparazione.Conoscenza del territorio. Chiarezza delle prove.

Caramello richiama l’importanza di una preparazione effettivamente coerente con la professione.Anche qui emerge quindi una distinzione fondamentale: avere un esame nazionale non significa automaticamente avere un esame nazionale

Leggi l’intervista completa su NNMagazine⁠: https://nnmagazine.net/2025/07/15/intervista-esclusiva-a-micol-caramello-presidente-di-federagit/

Nel 2025 la procedura è stata inoltre oggetto di contestazioni davanti alla giustizia amministrativa. La questione viene affrontata nell’intervista ad Anna Bigai.

Il Ministero, da parte sua, ha comunicato pubblicamente che l’efficacia esecutiva del bando non era stata sospesa dal TAR e che le attività preparatorie alle prove sarebbero proseguite.

Questo elemento è importante perché consente di distinguere le posizioni.Da una parte:le contestazioni e le richieste delle associazioni.Dall’altra:la posizione ufficiale dell’amministrazione. Un’inchiesta trasparente deve riportare entrambe.Fonte istituzionale: Ministero del Turismo – comunicazione sul bando e sul TAR⁠.

Un anno dopo il quadro cambia.

La prova scritta del 2026 presenta caratteristiche differenti rispetto a quella del 2025.

Il Ministero comunica una procedura semplificata e razionalizzata.

Il numero delle domande scende.

La prova viene organizzata con modalità digitali e vengono modificate anche le regole relative alle risposte errate.Il risultato è netto.

Nel 2026 gli idonei allo scritto sono 7.844 su 8.346 candidati presenti. Circa il 94 per cento.

Il dato ufficiale sull’affluenza è stato comunicato dal Ministero del Turismo, che ha indicato 8.346 partecipanti alla prova.

Il Ministero ha inoltre indicato il coinvolgimento di Formez PA nell’organizzazione della prova.

La differenza può essere riassunta in due numeri: 230 contro 7.844.

Il primo dato appartiene al 2025.

Il secondo al 2026.Non è un confronto perfetto. I due esami non sono identici. Ed è proprio questo il punto.Le regole sono cambiate.E quando cambiano le regole cambia anche il risultato.

Questo non significa automaticamente che il primo esame fosse troppo difficile e il secondo troppo facile. Non consente nemmeno, da solo, di stabilire quanto ogni singola modifica abbia inciso sul risultato.

Ma impone una domanda:quale dei due sistemi misura meglio la preparazione necessaria per esercitare la stessa professione?

Uno degli elementi da considerare è il sistema di attribuzione del punteggio.

Nel 2025 la Commissione aveva previsto una penalizzazione per le risposte errate.Il documento ufficiale stabiliva: + 0,50 per una risposta esatta;0 per una risposta non data; -0,25 per una risposta errata. Nel 2026 il sistema viene modificato.L’eliminazione della penalizzazione cambia concretamente la strategia del candidato.Nel 2025 rispondere a caso poteva comportare una perdita.Nel nuovo sistema questa conseguenza viene meno.

È quindi un elemento che deve essere considerato quando si confrontano i risultati dei due anni.

Ma non è sufficiente, da solo, a spiegare una differenza così ampia. Per comprendere pienamente il fenomeno occorrerebbe disporre di dati comparabili sulla difficoltà dei quesiti, sulla distribuzione dei punteggi e sull’intero percorso successivo allo scritto.

Il Ministero presenta il cambiamento del 2026 come una semplificazione e razionalizzazione della procedura.

La questione è delicata. Una prova può essere semplificata per renderla più aderente alle competenze realmente necessarie. Ma può anche diventare meno selettiva.

Le due cose non sono necessariamente equivalenti.

Per questo il dato del 94 per cento non dovrebbe essere utilizzato come prova automatica che il nuovo esame sia troppo facile.

Ma neppure ignorato. È un dato che richiede una spiegazione.

E soprattutto richiede un confronto con le prove successive.

Nel giugno 2026 si torna sulla vicenda intervistando la deputata Daniela Ruffino.La prospettiva cambia ancora.Non si parla più soltanto della difficoltà delle domande.Si parla della gestione complessiva della procedura.

Ruffino solleva criticità relative a tempi, organizzazione, preparazione dei candidati e funzionamento della procedura.

Il tema diventa quindi anche quello del rapporto tra pubblica amministrazione e persone che aspettano di poter esercitare una professione.Una selezione deve garantire qualità. Ma non può trasformare l’incertezza amministrativa in un ulteriore ostacolo.

Leggi l’intervista completa su NNMagazine⁠: https://nnmagazine.net/2026/06/23/caos-guide-turistiche-laffondo-di-ruffino-la-burocrazia-congela-il-diritto-al-lavoro/

La questione della preparazione ritorna anche nel 2026.

Una delle richieste emerse nel confronto politico è quella di una maggiore chiarezza degli strumenti a disposizione dei candidati. La questione si collega direttamente alla testimonianza raccolta nel 2025.

Se lo Stato decide di verificare una preparazione professionale, il candidato deve sapere con sufficiente anticipo che cosa deve preparare e secondo quali criteri sarà giudicato. Non significa necessariamente fornire tutte le domande dell’esame.

Significa rendere il percorso di preparazione il più possibile trasparente.

Un elemento che merita di essere precisato riguarda Formez PA.

Formez non va confuso con il soggetto che stabilisce autonomamente i contenuti professionali della riforma.

La documentazione istituzionale distingue il ruolo dell’amministrazione e quello di supporto alla gestione delle procedure.

Formez PA pubblicò già nel febbraio 2025 il riferimento al bando del Ministero del Turismo, precisando che si trattava di una procedura di abilitazione e non di un concorso per un numero predeterminato di posti.

Formez spiegava infatti che il numero indicato come “posti disponibili” non doveva essere considerato come un limite numerico: le abilitazioni sarebbero state rilasciate a quanti avessero superato le prove previste dal bando. Questo è un elemento importante per comprendere la natura della procedura.

Non si trattava di scegliere, per esempio, i primi cento candidati.

L’obiettivo era abilitare tutti coloro che avessero raggiunto i requisiti e superato le prove.

Nel 2026 l’inchiesta ha cercato anche il confronto con l’attuale ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi.

Le domande riguardavano i punti centrali emersi dalle interviste:

il confronto tra gli esami 2025 e 2026; criteri di valutazione; la preparazione richiesta;la lingua straniera; le criticità sollevate dalle associazioni di categoria;

le condizioni dei candidati; la differenza tra le percentuali di idoneità.L’intervista non è stata concessa.

Secondo quanto comunicato dall’addetta stampa, il problema era l’impossibilità di vedere il ministro.

Il fatto giornalisticamente rilevante è semplice: alla richiesta di intervista sul tema non è seguito un confronto diretto con il ministro competente.Questo non significa che il Ministero non abbia fornito informazioni.

Al contrario, l’amministrazione ha pubblicato atti, bandi, comunicazioni e documentazione sulla procedura.

Ma resta senza risposta diretta la domanda rivolta al ministro sul significato di un passaggio così radicale nei risultati. La vicenda non si è fermata al Ministero.

Nel 2026 la nostra redazione a nome di Antonio Russo ha sottoposto la questione anche alla Presidenza della Repubblica.

La risposta del Quirinale ha chiarito che il Presidente della Repubblica non ha competenza per intervenire direttamente sulla procedura. La segnalazione è stata tuttavia protocollata e trasmessa al Ministero del Turismo per quanto di competenza e per la risposta.

Il passaggio è importante per una ragione precisa.Non perché il Quirinale possa decidere sull’esame.Non può.

Ma perché la questione è arrivata formalmente all’amministrazione competente.

E quindi torna al punto di partenza: il Ministero del Turismo.

Nel frattempo la vicenda è entrata anche nel dibattito parlamentare.

Gli atti parlamentari hanno contribuito alla ricostruzione delle criticità sollevate sulla procedura e sulla prima prova.

Questo è un ulteriore elemento di trasparenza.

Le dichiarazioni dei candidati e delle associazioni vengono infatti affiancate dalle posizioni istituzionali e dal dibattito parlamentare.La questione non è quindi soltanto una controversia tra aspiranti guide e associazioni.

È diventata una questione relativa al funzionamento di una procedura pubblica nazionale.

A questo punto emergono due esigenze.Da una parte il Ministero punta a:professionalizzare la categoria;contrastare l’abusivismo; uniformare gli standard; creare un sistema nazionale; aumentare il numero delle guide abilitate.

Dall’altra associazioni, candidati e alcuni parlamentari chiedono: maggiore preparazione; criteri più prevedibili; maggiore attenzione alle competenze territoriali; un livello linguistico adeguato alla professione; strumenti di studio più chiari; procedure regolari; maggiore uniformità nella valutazione.Non sono necessariamente due posizioni inconciliabili.

Il vero problema è capire come tradurre entrambe in un unico sistema di valutazione credibile.

Il confronto tra i due scritti mostra una differenza enorme. Ma non consente ancora di stabilire quanto l’intero percorso di abilitazione sia effettivamente selettivo. Per arrivare a una valutazione completa servono almeno i dati ufficiali sulle prove successive:quanti candidati vengono ammessi all’orale;quanti si presentano;quanti superano l’orale; quanti superano la prova tecnico-pratica;quanti arrivano all’abilitazione finale; quanti vengono respinti agli esami orali; quanti vengono iscritti nell’Elenco Nazionale delle Guide Turistiche.

Sarebbe inoltre utile conoscere i dati comparabili sui punteggi, sulle soglie, sulle bocciature nelle singole prove e sulle eventuali differenze tra commissioni.

Senza queste informazioni, il 94 percento di idonei allo scritto del 2026 descrive soltanto una fase della selezione. Non dice ancora quante delle 7.844 persone arriveranno effettivamente all’abilitazione.

Ed è proprio questo il dato che permetterebbe di capire se la semplificazione annunciata dal Ministero abbia modificato soltanto la selettività dello scritto oppure quella dell’intero percorso.

Dopo due procedure, le domande fondamentali rimangono. Qual è il livello linguistico realmente necessario? È sufficiente un B2?

Quanto deve pesare il titolo universitario?

È corretto lasciare al candidato il compito di costruirsi autonomamente gran parte della bibliografia? Come devono essere uniformate le commissioni?

Quanto incidono le modalità di attribuzione del punteggio?

Perché il risultato della selezione cambia in modo così radicale da un anno all’altro?E soprattutto:

che cosa deve dimostrare una persona per essere considerata pronta a rappresentare il patrimonio culturale italiano davanti ai turisti?Non basta sapere.Una guida deve saper spiegare.Non basta parlare una lingua.Deve saperla utilizzare per trasmettere conoscenza.Non basta superare un quiz.Deve dimostrare di possedere una preparazione coerente con la responsabilità professionale che riceverà.

Il dato del 2025 non deve diventare uno slogan.Nemmeno quello del 2026.

Il punto dell’inchiesta è un altro.

230 contro 7.844.Due risultati prodotti da due procedure differenti. Nel primo caso una selezione estremamente restrittiva. Nel secondo una percentuale di idoneità superiore al 94 per cento. Nel mezzo, una riforma attesa da anni, un programma vastissimo, candidati che studiano di notte, associazioni che chiedono correzioni, una ministra che difende la riforma, parlamentari che sollevano criticità e un Ministero chiamato a gestire una procedura profondamente modificata. La riforma può essere necessaria.L’esame può essere necessario. La selezione può essere necessaria.

Ma una selezione pubblica è credibile soltanto quando il candidato sa che cosa gli viene chiesto, con quali criteri sarà giudicato e perché quel criterio è coerente con il lavoro che andrà a svolgere.È questa la questione lasciata aperta dai due esami.

Non se debbano passare in pochi o in molti.Ma se il sistema sia finalmente riuscito a trovare il modo giusto per riconoscere una guida turistica preparata.