Editoriale del Direttore

Risparmi UE, von der Leyen punta a 10.000 miliardi: il grande piano europeo prevede investimenti, economia e difesa

EDITORIALE

DIRETTORE SERGIO ANGRISANO

Bruxelles vuole mobilitare una parte dell’enorme risparmio privato europeo per finanziare imprese e settori strategici. Nessuna confisca prevista, ma la trasformazione del risparmio in capitale d’investimento apre una partita politica ed economica di enorme portata.

30 Agosto 2026

Diecimila miliardi di euro. È questa la cifra che rende immediatamente comprensibile la portata della partita aperta da Ursula von der Leyen sul futuro dei risparmi UE. Una massa finanziaria immensa, accumulata dalle famiglie europee e in larga parte custodita nei depositi bancari o investita fuori dall’Unione, che Bruxelles considera oggi una risorsa strategica non sufficientemente utilizzata. La presidente della Commissione europea lo ha ribadito intervenendo davanti agli imprenditori francesi, sostenendo che l’Europa dispone di enormi riserve di risparmio, ma deve riuscire a trasformarle maggiormente in investimenti destinati alla propria economia. Il dato dei circa 10.000 miliardi è coerente con le stime utilizzate dalle istituzioni europee nel dibattito sulla Savings and Investments Union, l’Unione europea del risparmio e degli investimenti.

La questione, tuttavia, richiede una distinzione fondamentale. Non esiste, nei provvedimenti ufficiali consultati, una decisione dell’Unione europea che preveda la confisca dei conti correnti dei cittadini. Parlare di esproprio come fatto già deciso sarebbe quindi inesatto. Quello che esiste è un progetto concreto per rendere più facile e conveniente indirizzare una parte del risparmio privato verso i mercati finanziari europei. È la Savings and Investments Union, strategia che punta a integrare maggiormente i mercati dei capitali e a permettere alle imprese europee di raccogliere più facilmente finanziamenti all’interno dell’Unione.

L’obiettivo di Bruxelles non è semplicemente custodire il denaro, ma mobilitarlo. La Commissione ritiene che il completamento dell’integrazione dei mercati finanziari possa consentire alle imprese europee di raccogliere fino a circa 470 miliardi di euro aggiuntivi ogni anno attraverso i mercati dei capitali. Non si tratta dunque dei 470 miliardi sottratti ai cittadini, ma di una stima del capitale aggiuntivo che potrebbe essere attivato grazie a un sistema finanziario europeo più integrato.

Il progetto nasce da una constatazione che la stessa von der Leyen ha più volte posto al centro della sua agenda: il vecchio modello di crescita europeo non è più sufficiente. Energia relativamente economica, accesso ai grandi mercati globali, vantaggi tecnologici e condizioni geopolitiche favorevoli hanno rappresentato per decenni alcuni dei pilastri della competitività europea. Oggi molti di questi presupposti sono profondamente cambiati. La crisi energetica, la crescente competizione internazionale, le tensioni commerciali con la Cina, la necessità di rafforzare l’autonomia strategica e il nuovo rapporto con gli Stati Uniti hanno imposto a Bruxelles una revisione del proprio modello economico.

Da qui nasce anche l’altra faccia della strategia europea: meno burocrazia e più capitale disponibile per le imprese. La Commissione ha fissato l’obiettivo di ridurre entro la fine del mandato l’onere amministrativo di almeno il 25% per tutte le imprese e del 35% per le piccole e medie imprese. Bruxelles stima che le misure di semplificazione possano portare a una riduzione dei costi amministrativi ricorrenti nell’ordine di 37,5 miliardi di euro.

È un tentativo evidente di correggere l’eccesso di capitale che rimane immobilizzato o prende la strada dei mercati esterni e un sistema produttivo europeo che lamenta costi, burocrazia e difficoltà nell’accesso ai finanziamenti. Il grande progetto di Bruxelles consiste quindi, nel creare un circuito nel quale il risparmio delle famiglie possa diventare più facilmente capitale per le imprese europee.

Sullo sfondo c’è un altro elemento che non può essere ignorato: la difesa. L’Europa sta aumentando rapidamente l’attenzione sulle proprie capacità militari e sulla necessità di sostenere una base industriale della difesa più autonoma. Il Parlamento europeo ha già richiamato la crescente importanza della base tecnologica e industriale europea della difesa e ha riportato le stime della Commissione relative a un fabbisogno aggiuntivo di investimenti nel settore nell’ordine di centinaia di miliardi di euro.

Questo non significa che i depositi bancari dei cittadini verranno automaticamente trasformati in finanziamenti militari. Sarebbe un’affermazione priva di fondamento. Significa però che la mobilitazione del capitale privato si inserisce in una strategia europea nella quale competitività, innovazione, autonomia strategica, infrastrutture, energia e difesa sono sempre più interconnesse.

La questione dei risparmi UE non è oggi quella di una confisca già deliberata. Bruxelles vuole modificare il modo in cui il gigantesco patrimonio finanziario delle famiglie europee viene utilizzato, spostando una parte del capitale dai depositi verso gli investimenti e cercando contemporaneamente di rendere le imprese più competitive attraverso una drastica riduzione degli oneri burocratici.

La quedtione politica, allora, non è soltanto se l’Europa possa permettersi di lasciare 10.000 miliardi di euro in gran parte inattivi, ma chi deciderà la direzione di quel capitale, quali incentivi verranno utilizzati per orientarlo e quali rischi saranno chiamati ad assumersi i cittadini. Perché trasformare il risparmio in investimento può significare crescita, innovazione e occupazione, ma anche entrare più profondamente nel terreno dei mercati finanziari, dove rendimento e rischio procedono inevitabilmente insieme.

La partita è appena cominciata. E quei 10.000 miliardi di euro non sono semplicemente una cifra nei documenti di Bruxelles, sono il patrimonio accumulato da milioni di famiglie europee. Proprio per questo, qualsiasi trasformazione della politica sul risparmio UE dovrà essere accompagnata da massima trasparenza, garanzie per i piccoli risparmiatori e un controllo democratico rigoroso. Perché mobilitare il risparmio è una scelta economica. Stabilire fino a dove spingersi nel mobilitarlo è, invece, una scelta profondamente politica.



Sergio Angrisano

Direttore Editoriale - giornalista televisivo e scrittore