VACCINI NELLE CASE DI COMUNITÀ: SOLDI INUTILI PER UNA CAMPAGNA CHE RISCHIA DI FARE CONCORRENZA AI MEDICI DI FAMIGLIA
Prima si distribuiscono le dosi ai medici di famiglia, poi si annuncia una campagna per indirizzare i cittadini verso le Case di Comunità. Una scelta che rischia di trasformare risorse pubbliche in una spesa inutile.
1 Ottobre 2026
Quanto comunicato dal Direttore Generale dell’ASL Napoli 1 Centro, Gaetano Gubitosi, in sede di Comitato Aziendale, merita chiarimenti immediati.
Secondo quanto riferito, l’Azienda intenderebbe promuovere le vaccinazionI nelle Case di Comunità.
Che senso ha chiedere ai medici di medicina generale di programmare la campagna nei propri studi, richiedere le dosi sulla base dei propri assistiti e organizzare l’attività, per poi spendere altri soldi pubblici per indirizzare quegli stessi cittadini altrove?
E’ programmazione sanitaria o una duplicazione costosa?
Il rischio è creare una sovrapposizione incomprensibile: da una parte i medici di famiglia che hanno aderito alla campagna e predisposto l’attività; dall’altra l’ASL che investirebbe risorse per pubblicizzare un canale alternativo. Soldi pubblici per spostare pazienti da un punto vaccinale già organizzato a un altro.
Se questo è il modello delle Case di Comunità, qualcuno dovrebbe spiegare dove sia l’integrazione. Integrare significa coordinare le risorse esistenti, non duplicarle; valorizzare la medicina territoriale, non mettere strutture aziendali e studi dei medici di famiglia in competizione.
C’è poi un secondo problema: che fine faranno le dosi già richieste dai medici sulla base della popolazione da vaccinare nei propri studi, se la campagna dell’ASL dovesse dirottare parte degli assistiti verso le Case di Comunità?
Chi risponderà dell’eventuale mancato utilizzo delle dosi? Chi valuterà lo spreco di risorse?
Quanto costerà la campagna e con quali fondi sarà finanziata?
Prima di spendere denaro per comunicazione e promozione, sarebbe opportuno rendere pubblici obiettivi, costi e criteri dell’iniziativa, spiegando come essa si coordini con l’attività già programmata dai medici di medicina generale.
Il punto non è essere contrari alle vaccinazioni nelle Case di Comunità. Il punto è pretendere che integrino l’assistenza territoriale invece di duplicare attività già organizzate. Il medico di famiglia non può essere indispensabile quando bisogna raggiungere gli obiettivi vaccinali e diventare marginale quando occorre riempire di attività strutture ancora da consolidare.
La prevenzione ha bisogno di programmazione, coordinamento e rispetto delle risorse pubbliche, non di campagne costruite in concorrenza con i medici di famiglia.
Se l’ASL Napoli 1 Centro intende procedere, dovrebbe chiarire quanto spenderà, perché e quale impatto avrà sui MMG che hanno già richiesto le dosi e organizzato la vaccinazione nei propri studi.
Possiamo farlo?
Serve davvero, oppure stiamo finanziando una duplicazione inutile, rischiando di danneggiare chi la campagna vaccinale la sta già realizzando?
V.R.
